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Storica sentenza a Trento sulle coppie omosessuali, a entrambi i papà riconosciuto lo status di genitore, non solo a quello biologico. "Siamo emozionati"

Seguiti dall'avvocato Alexander Schuster, hanno ottenuto il pieno riconoscimento. Il giudice: "La genitorialità non è fondata esclusivamente sul legame biologico fra il genitore e il nato". 

Di Donatello Baldo - 28 febbraio 2017 - 16:43

TRENTO. La rivoluzione parte dal Trentino, perché la sentenza destinata a fare la storia sul tema del riconoscimento della paternità anche del genitore non biologico è passata qualche giorno fa dalla Corte d'Appello del Tribunale di Trento.

 

Infatti, a entrambi padri di una coppia di gemelli del capoluogo, che si è affidata all'avvocato Alexander Schuster, è stato riconosciuto il pieno status di genitore, non soltanto a quello che con i piccoli ha un legame biologico e genetico.

 

La Corte è arrivata a questa conclusione dopo aver riconosciuto come valido il certificato di nascita di un altro Stato attestante la doppia paternità di un bambino nato attraverso procreazione assistita. Ribaltando il concetto che vorrebbe assegnare la paternità solo al genitore biologico ha stabilito “che nel nostro ordinamento non vi è un modello di genitorialità esclusivamente fondato sul legame biologico fra il genitore e il nato”.

 

“All'opposto - secondo la sentenza - deve essere considerata l’importanza assunta a livello normativo dal concetto di responsabilità genitoriale che si manifesta nella consapevole decisione di allevare ed accudire il nato; la favorevole considerazione da parte dell’ordinamento al progetto di formazione di una famiglia caratterizzata dalla presenza di figli anche indipendentemente dal dato genetico, con la regolamentazione dell’istituto dell’adozione; la possibile assenza di relazione biologica con uno dei genitori (nella specie il padre) per i figli nati da tecniche di fecondazione eterologa consentite”.

Si tratta - spiega Articolo29, che ha ripreso e pubblicato l'ordinanza - di una pronuncia di assoluta rilevanza, in quanto per la prima volta un giudice di merito applica, in una coppia di due padri, i principi enunciati dalla Cassazione, con la sentenza n. 19599/2016, in tema di trascrizione dell’atto di nascita straniero recante l’indicazione di due genitori dello stesso sesso

 

Soddisfatti i genitori, che per ora vorrebbero rimanere anonimi . "Siamo felici, emozionati - spiega uno dei due padri - ma prima di rilasciare dichiarazioni vorrei parlarne con il mio compagno. Ora è al cinema con i piccoli". 

 

"Si tratta di un riconoscimento di genitorialità piena - spiega Schuster -  ovvero non nelle forme di un’adozione in casi particolari, sicché il secondo padre risulterà ora a tutti gli effetti nella seconda “casella” del certificato di nascita dei minori".

 

La coppia di padri si era rivolta circa otto anni fa allo studio legale Schuster per capire il quadro internazionale e la scelta cadde su un ordinamento molto garantista quale quello canadese. "Si tratta di una soddisfazione professionale molto importante. Dopo la nascita dei minori - spiega l'avvocato - pianificai d’intesa con la collega canadese il procedimento per il riconoscimento anche del secondo padre. Sei anni fa il risultato di oggi appariva inimmaginabile, ma la coppia si fidò di quel consiglio".

 

Lo studio ha atteso diversi anni prima di ritenere i tempi maturi, "ma ora la strategia pianificata allora ha finalmente portato i propri frutti. L’esito favorevole in Corte di appello di Trento mostra che oggi il diritto italiano non frappone ostacoli ad una genitorialità dello stesso genere anche sul fronte paterno".

 

"Ritengo significativo – prosegue il difensore dei ricorrenti – che la sentenza non faccia menzione dell’espressione ‘orientamento sessuale’. Vediamo in ciò un implicito accoglimento della tesi dello studio legale per la quale il vero problema – per così dire ‘culturale’ – non è la relazione omosessuale della coppia di genitori, quanto l’idea che vi è difficoltà a riconoscere ad un uomo, al di là del suo orientamento, una piena e adeguata capacità di cura e di amore nell’accudire dei figli. Questa sentenza va ben al di là di una semplice tutela delle coppie gay".

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