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Valanghe, rischio "marcato 3" in Trentino. Soccorso Alpino: "Serve maggiore attenzione e consapevolezza del pericolo"

Quali sono i fenomeni che possono provocare una valanga sulle nostre montagne? Essenzialmente sono di due tipi: il primo riguarda la brina di fondo che rende nulla la resistenza tra il terreno e il manto nevoso mentre il secondo è rappresentato dai depositi di neve portati dal vento.

Di G.Fin - 13 marzo 2017 - 13:31

TRENTO. Le belle giornate e la voglia di neve possono portare i frequentatori della montagna a sottovalutare le condizioni ambientali e cadere in tranelli. Ne sono l'esempio le valanghe avvenute nelle ultime settimane in Alto Adige ma anche in Trentino.

 

Il Soccorso Alpino Trentino ha lanciato l'allarme e chiesto di prestare la massima attenzione valutando “le condizioni ambientali e in particolare i segnali e indizi che il terreno fornisce”.

 

“Serve maggiore attenzione e consapevolezza del pericolo – ci spiega Andriano Alimonta, presidente del Soccorso Alpino Trentino – e capire anche che seguire i luoghi comuni sulla neve spesso è sbagliato. Quando c'è poca neve tutti pensano che il pericolo sia ridotto ma non è così. E' un luogo comune che non ha nulla di vero”. A rendere la situazione più delicata e, in certi casi, più pericolosa, è il vento che si è sviluppato negli ultimi giorni .

 

Ma quali sono i fenomeni che possono provocare una valanga sulle nostre montagne? Essenzialmente sono di due tipi: il primo riguarda la brina di fondo che rende nulla la resistenza tra il terreno e il manto nevoso mentre il secondo è rappresentato dai depositi di neve portati dal vento.

 

 

A spiegarci questi due fenomeni è il presidente del Soccorso alpino, Adriano Alimonta.

 

“Occorre immediatamente dire che le condizioni della neve sul nostro territorio sono ad oggi abbastanza critiche” precisa Alimonta. “Negli ultimi mesi – spiega – abbiamo avuto pochissime precipitazioni e nella prima metà di gennaio abbiamo avuto un freddo intenso. Questo ha provocato un'importante modifica del manto nevoso con la trasformazione dei cristalli di neve che, assieme alla brina di fondo che si è formata, ha reso l'appoggio sul terreno con resistenza quasi nulla”.

 

I rischi aumentano quando sopra questa tipologia di neve vanno a mettersi ulteriori pesi.

 

“L'arrivo di altra neve, oppure il passaggio di un animale o di un sciatore – continua Alimonta – appesantisce lo strato nevoso che non avendo resistenza con il terreno cede e dà vita ad una valanga”.

 

Il secondo fenomeno che può causare una valanga è invece quello dell'accumolo eolico, cioè il vento.

 

“Questo fenomeno – afferma Alimonta – lo si ha quando c'è il trasporto di neve da un lato del versante a quello opposto della montagna. Avviene quando nevica con il vento oppure in giornate, come quelle che stiamo vivendo ora, nelle quali esiste una perturbazione che si appoggia sul versante opposto delle Alpi causando venti forti che trasportano la neve caduta. Questo trasporto eolico va a cambiare i cristalli che vanno a depositarsi su uno strato di neve senza alcuna compattezza o coesione”. Da qui la creazione di lastre che vanno poi a creare le valanghe.

 

Sempre secondo il Soccorso Alpino Trentino, il grado di pericolo valanghe in svariate zone della nostra provincia è da ritenere oggi “ 3 marcato”.

 

Entrambi i fenomeno che possono provocare le valanghe sono presenti sul nostro territorio – conclude Alimonta – perché la condizione della neve è particolarmente gravosa paradossalmente più di quando ci sono stagioni di neve abbondante”. 

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