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Dalle chiavi gotiche all'origine del nome "Cles" alla realtà virtuale per far la guardia sul torrione, in Val di Non una mostra da 240 pezzi

Rimarrà aperta fino al 29 novembre la mostra "Le cinque chiavi gotiche e altre meraviglie" ospitata nelle stanze dello splendido Palazzo Assessorile di Cles. L'esposizione si snoda in aree tematiche che raccontano la storia, l'archeologia, l'arte e la cultura popolare del territorio con un'offerta che varia dai reperti archeologici, alle testimonianze di arte medievale, gotica, barocca, oggetti tradizionali e di artigianato locale

Pubblicato il - 16 luglio 2020 - 21:45

CLES. Rimarrà aperta fino al prossimo 29 novembre la mostra Le cinque chiavi gotiche e altre meravigliededicata a Cles, ai clesiani e a chiunque ami il "bello" in senso lato. L'esposizione, inaugurata lo scorso 13 giugno nello splendido Palazzo Assessorile, sarà quindi visitabile per un lungo lasso di tempo. Scelta, questa, presa anche per garantire a tutta la comunità e ai visitatori l'accesso al percorso nel rispetto dei protocolli di sicurezza.

 

 

La mostra, curata da Lucia Barison e fortemente voluta dall'amministrazione comunale, vuole riflettere sul concetto di valorizzazione del patrimonio culturale della borgata. Il percorso si snoda in aree tematiche che raccontano la storia, l'archeologia, l'arte e la cultura popolare del territorio con un'offerta che varia dai reperti archeologici, alle testimonianze di arte medievale, gotica, barocca, oggetti tradizionali e di artigianato locale. L'esposizione accompagna il visitatore in un vero e proprio viaggio, dall'epoca antica alla modernità, attraverso un'inestimabile eredità culturale e demoetnoantropologica. 

 

 

Il progetto vuole valorizzare e rigenerare la memoria storica del paese noneso e delle sue frazioni attraverso un percorso espositivo unico nel suo genere. Sono stati riuniti, infatti, più di 240 pezzi tra opere d'arte ed oggetti, selezionati da un team di co-curatori che, analizzando la storia del borgo nel corso dei secoli, hanno individuato e scelto reperti e documenti provenienti dai siti del territorio o esposti presso enti museali nazionali ed internazionali che, oggi, ne detengono la proprietà.

 

In particolare, la mostra prende il titolo (e le mosse) dal fascino evocativo di una serie di chiavi gotiche (databili tra la metà del XII e il XV secolo) rinvenute a Cles e visibili nella sezione archeologica del percorso che approfondisce, tra le varie tematiche, il significato simbolico di porte, serrature e chiavi. Ad aumentare il fascino evocativo di queste chiavi, il particolare significato del toponimo "Cles". Secondo un'ipotesi, infatti, Cles, dal latino clavis, starebbe a significare proprio "luogo chiave", quindi strategico, fondamentale.

 

 

Insomma, la mostra raccoglie e offre al pubblico 240 testimoni di un'eredità storico-culturale lunga secoli e ai più sconosciuta (e spesso ignorata o dimenticata). L’emersione del patrimonio culturale di Cles attraverso Le cinque chiavi gotiche ha permesso di schiudere una porta per intraprendere l’importante e fondamentale processo di trasmissione dell’identità e reputazione di una comunità, fondato sulla valorizzazione di caratteristiche distintive volte a riflettere lo spirito, la cultura e il carattere del territorio (processo di costruzione della marca o brand territoriale). La camera delle meraviglie o il gabinetto delle curiosità della comunità di Cles, racconta l’eredità culturale di una comunità attraverso l’innocenza degli oggetti, di varia natura, che sono stati selezionati nel rispetto di due requisiti fondamentali di provenienza e fruibilità. La maggior parte dei beni appartiene e proviene dalla comunità di Cles. Essi sono custoditi presso i siti del territorio come chiese o palazzi e possono essere, a mostra conclusa, visitati presso i loro luoghi di appartenenza. Per ragioni di completezza e rigore scientifico nell’indagine svolta al fine di costruire il tessuto narrativo del percorso, si è inoltre reso necessario chiedere agli enti museali della Provincia di Trento la necessaria e fondamentale collaborazione nell’ambito del prestito di quei beni confluiti, nel corso degli anni, nelle collezioni dei musei del territorio provinciale e regionale.

 

 

Il progetto ha ricevuto anche il fondamentale consenso e supporto da parte della Soprintendenza per i beni culturali della Provincia di Trento. "Come ente preposto alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio culturale - afferma il sindaco di Cles, Ruggero Mucchi - ha dato il via all'impegnativo processo di creazione del percorso espositivo attuando appieno, accanto all'amministrazione comunale, l'articolo 3 del Codice dei beni culturali e del paesaggio secondo cui 'Lo Stato, le regioni, le città metropolitane, le province e i comuni assicurano e sostengono la conservazione del patrimonio culturale e ne favoriscono la pubblica fruizione e valorizzazione'".

 

"L’eccezionalità della proposta - aggiunge l'assessore alla cultura, Vito Apuzzo - sta nell’aver riunito in un unico spazio, anch’esso di notevole interesse storico culturale, opere, documenti e oggetti solitamente conservati nei loro luoghi di origine o di 'ricovero storico' poco distanti dalla sede della mostra. Un’opportunità unica per godere di beni spesse volte, troppe, passati inosservati ma, soprattutto, conoscere il vincolo che li rende dipendenti gli uni dagli altri, il dato storico qui ed ora narrato. Ruolo fondamentale hanno giocato la parrocchia e l’arcidiocesi che, dimostrando una forte sensibilità verso il talvolta difficoltoso campo della valorizzazione, oltre che della tutela, dei beni hanno compreso, approvato e partecipato al prestito di opere in alcuni casi recuperate a tre metri di altezza come la pala dell’Assunta di Pietro Antonio Lorenzoni nella chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta".

 

 

Spazio anche alla realtà aumentata, creata per immergere il visitatore nell'evoluzione storica, artistica e architettonica del territorio attraverso i secoli. Il sogno di vivere il passato, in questa mostra, diventa quindi realtà grazie all'esperienza virtuale, fortemente voluta dalla curatrice Lucia Barison e realizzata da Stefano Benedetti e Gabrio Girardi. I visitatori verranno così proiettati nelle chiese del territorio e potranno assistere alla trasformazione del Palazzo Assessorile da rustica torre medievale a complesso architettonico rinascimentale, o ancora vivere l'esperienza di guardia dall'ultimo piano del torrione.

 

"Le cinque chiavi gotiche e altre meraviglie  - conclude la curatrice Lucia Barison che ringrazia il team di stretti collaboratori “della squadra delle Cinque chiavi gotiche” Marcello Nebl, Alessandro e Luca Bezzi, Gianluca Fondriest, Stefano Benedetti, Gabrio Girardi, Alberto Mosca, Laura Paternoster dell’Ufficio Cultura, e Mirko Odorizzi e il sindaco Ruggero Mucchi -  è una mostra pensata per raccontare e meravigliare chiunque sia predisposto al sentimento improvviso e gradevole di ammirazione spontanea e intensamente compiaciuta rivolta a oggetti o fatti esaltati dal fascino dell’eccezionale e dell’inatteso”.

 

 

"Il sentimento vivo e improvviso di ammirazione, di sorpresa, che si prova nel vedere, udire, conoscere cosa che sia o appaia nuova, straordinaria, strana o comunque inaspettata, viene invocato da ogni singolo bene esposto presso Palazzo Assessorile come, ad esempio, due delle rare opere pittoriche dipinte da Luigi Vanvitelli, architetto scenografo della Reggia di Caserta, artista poliedrico spesse volte indicato come il “Bernini del Settecento”. L’auspicio rivolto a tutti i visitatori, abitanti del luogo e non, è quello di proseguire il percorso in autonomia e approfondire quanto qui accennato, godere e del patrimonio e farlo proprio per tramandare, di padre in figlio, un’eredità unica al mondo, quella della cultura".

 

Otto gli eventi collaterali (con partecipazione su prenotazione fino al raggiungimento del numero massimo di persone) organizzati nell’ambito della mostra lungo il lungo periodo di apertura che verrà animato da tre esposizioni temporanee di beni di straordinaria importanza quali le portelle tardogotiche della chiesa di Santa Lucia di Caltron, il Codice Brandis e la ricostruzione 3D della testa di Saturno velato conservata presso il Castello del Buonconsiglio. I prossimi eventi in programma sono:

 

MASO SAN VITO: CHIESA E ALTARISTICA

Giovedì 30 luglio 2020 ore 20.30

Chiesa Conci – Località San Vito di Cles

Relatore: Claudio Strocchi

 

IL CODICE BRANDIS E LE VALLI DI NON E SOLE

Giovedì 10 settembre 2020 ore 20.30

Palazzo Assessorile – Cles

Relatori: Alessandro Baccin, Ulrike Kindl e Fiorenzo Degasperi

ESPOSIZIONE MANOSCRITTO: 12 AGOSTO – 12 OTTOBRE

 

LUIGI VANVITELLI NELLE TELE DI CLES

Giovedì 3 settembre 2020 ore 20.30

Palazzo Assessorile – Cles

Relatore: Giuseppe Sava

 

RICOSTRUZIONE 3D DELLA TESTA DI SATURNO VELATO

Giovedì 17 settembre 2020 ore 20.30

Palazzo Assessorile – Cles

Relatore: Alessandro Bezzi

ESPOSIZIONE MANOSCRITTO: 13 OTTOBRE – 29 NOVEMBRE

 

DIALOGO CON IL SOPRINTENDENTE: TUTELA E VALORIZZAZIONE DEL PATRIMONIO CULTURALE

Giovedì 5 novembre 2020 ore 20.30

Palazzo Assessorile – Cles

Relatore: Franco Marzatico – Soprintendente per i beni culturali Provincia di Trento

 

Per prenotare si può telefonare al numero 0463.662091 oppure scrivere una mail a culturaomune.cles.tn.it entro le ore 16.00 del giorno stesso dell’evento. Ciascun evento potrà comunque essere seguito in modalità Live sul profilo Instagram e Facebook del Comune di Cles. Per maggiori informazioni visitare il sito del comune (QUI).

 

 

 

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