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Tratti, colori e parole: contro la violenza di genere un appello fatto ad arte

Al FoyEr di via Galilei la mostra di grafica che mobilita trenta illustratori, (ma nel bando c'erano ottanta proposte) a stimolare una riflessione collettiva ma anche un'azione culturale, sociale e politica per far prevalere il rispetto e l'accettazione di ogni diversità. La donna al centro, ma non solo la donna. Al visitatore viene chiesto di costruire un proprio percorso fra immagini e citazioni letterarie. A corollario incontri aperti e un allestimento con le cronache dei giornali

Di Carmine Ragozzino - 14 ottobre 2020 - 19:04

TRENTO. Arte interattiva? Semmai, arte che attiva. O che si spera possa attivare, mobilitando gli animi, stimolando le dovute reazioni. Entri, guardi, ti interroghi. Non sei obbligato a dare risposte, ma se vuoi puoi farlo. Se lo farai – c’è un libro di pensieri pronto a farsi scrivere - sarai “parte” viva - e, appunto, attiva – di un progetto nel quale l’arte è più che mai impegno, grido, invito a farsi usare come strumento di riflessione. E perché no, di azione.

 

  L’attualità – la drammatica attualità di “Fil Rouge” - parla la lingua del tratto e di colore. Parla la lingua della grafica. I disegni – nel loro esplicito e nel loro implicito – vanno, (vogliono andare) oltre la tecnica. Una tecnica da professionisti e da artisti in divenire che pure evidenzia idee, sentimenti e qualità di mano.

Epperò la mostra in questione è più di tutto un appello.

 

 L’appello degli artisti, (e di chi li ha selezionati grazie ad un bando provinciale sostenuto anche da Caritro), a non tirarsi indietro, a non collocarsi in disparte, di fronte alla dilagante violenza di genere. Violenza prevalente sulle donne. Violenza non solo contro le donne ma contro ogni presunto diverso dalla morale malata dell’anacronismo.

 

  Non si può, non si deve, cedere ad una disattenzione che ti fa colpevole: questo può dire, anche senza far comizio, un’esposizione artistica.

Tanti quadri: trenta, scelti tra ottanta arrivati nel bando: sono riproduzioni - in grande - di altrettante opere digitali. Trenta immagini e trenta sintesi di pensieri intensi. Pensieri ispirati da una quotidianità che fa orrore quando sanguina ma fa ancora più paura quando può alimentarsi di indifferenza, di allucinanti tentativi di giustificazione, di inerzia culturale, politica e sociale.

 L’arte sarà mai un’arma efficace contro la violenza? Non da sola, mai da sola – spiega con l’umiltà del realismo chi ha organizzato la mostra aperta fino alla fine del mese al FoyEr di via Galilei a Trento. L’arte però può “smuovere” l’interiorità distratta. L’arte “deve” smuovere se non vuol ridursi ad estetica ed esercizio autoreferenziale. L’arte può svegliare, o risvegliare, quando s’addormentano il sentire personale e quello collettivo. L’arte parte dalle reazioni singole, intime, per stimolare un confronto a più voci.

 

  Nella mostra al FoyEr - (l’ennesima di un calendario che in due anni ha offerto tante belle occasioni ad emersi ed emergenti dell’espressività multidisciplinare) – il confronto è l’essenza dell’evento. Si confrontano le opere di artisti italiani, (con tre presenze internazionali), e gli scritti posti volutamente senza coerenza sotto i quadri. Non sono le classiche didascalie, (né i titoli), che spiegano o intrigano quel che è esposto.

 

  Il visitatore della mostra è chiamato a stabilire se e come c’è o ci potrebbe essere, una relazione tra opera e frasi. Le frasi di Franca Rame, (terribile realismo) sullo stupro: il suo stupro. Le frasi del Belzebù di Parrault: “Il pavimento coperto dal sangue rappreso”. L’Inferno di Dante per l’inferno del nostro presente: “e ‘lmodo ancor m’offende”.  Le frasi e le figure, i tratti, le suggestioni della grafica: la simbiosi è dietro l’angolo se si lavora di sentimento.

 

 Emilia Bonomi gestisce il Foyer da quando il Teatro di Villazzano ha scelto di scommettere su uno spazio-appendice in centro città per promuoversi attraverso la promozione della cultura propria e altrui. È lei, curatrice della mostra “Fil Rouge”, che s’è inventata il dialogo tra illustrazioni, testi letterari e citazioni. “Ognuno – dice – può immaginarsi un nesso ragionando su quel che vede e quel che legge. Qui, davvero, abbiamo cercato di stimolare la massima libertà di relazione tra immagine e parola, sperando che le une e le altre si possano ancorare alle esperienze di chi visita la mostra”.

 Ecco appunto, le esperienze. Secondo gli organizzatori di “Fil Rouge” le esperienze del pubblico sono molto più del completamento della proposta. Nel libro a scrittura volontaria si spera di trovare tante piccole testimonianze di presa di coscienza del problema. Ma non si dubita che questo accadrà. Quel che accadrà certamente oltre alla mostra è una sequenza di appuntamenti aperti e di approfondimento. E ci sarà anche un allestimento finale, un monumento al rispetto, costruito con le pagine dei giornali che ogni giorno raccontano la violenza di genere. C’è chi pensa - da ben pensante di una diversità geografica che purtroppo non è diversità culturale - che il Trentino non offra abbastanza materiale? Si ricrederà. Purtroppo.

 

LA MOSTRA. Orario: da lunedì a venerdì dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 19. GLI EVENTI COLLEGATI. 23 ottobre, ore 18: Reading “La scimmia” di Maura Pettorruso; 28 ottobre ore 18: incontro "Conversando di violenza di genere” con Barbara Poggio, prorettrice alle Politiche di Equità e Diversità dell’Università di Trento ; 30 ottobre ore 18: finissage con gli illustratori “La violenza di genere raccontata per immagini”. “Fil Rouge”, progetto multimediale sostenuto dall’UMSE Sviluppo rete dei servizi-Pari opportunità e inclusione di Trento e dalla Fondazione Caritro.

 

 

 

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