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"La guerra di Tina" a Levico, lo sguardo di una donna sul primo conflitto mondiale

Questa sera a Levico Terme al teatro Caproni. Maria Vittoria Barrella l'attrice protagonista, regia di Maura Pettorruso

Pubblicato il - 19 novembre 2016 - 09:12

TRENTO. Maria Vittoria Barrella, classe 1991, è la giovane attrice che interpreta Tina nello spettacolo teatrale, promosso dall'Associazione Culturale Lavisana, dal titolo “La guerra di Tina” che andrà in scena a Levico Terme sabato 19 novembre alle 20.30 (Teatro Mons. Caproni) con il contributo dell'Assessorato alle pari opportunità del Comune di Levico Terme. La regia è di Maura Pettorruso. Luci di Emanuele Cavazzana.

 

Andato in scena per la prima volta lo scorso 9 settembre, presso l'Auditorium comunale di Lavis, Maria Vittoria narra la vicenda delle donne trentine internate, in Austria e in Italia, durante la Grande Guerra. La guerra di Tina è il monologo di una ragazza che racconta gli eventi che hanno portato all'arresto suo e della madre, episodi della sua prigionia nel campo di Katzenau, successivamente il ritorno alla vita in paese nel primo dopoguerra e gli albori del fascismo. I temi trattati sono la condizione femminile, ieri e oggi, il rapporto fra potere e popolazione, guerra e oppressione. Il materiale storico di riferimento sono le testimonianze di donne trentine arrestate ed internate nei campi di prigionia austriaci o italiani. E nel sottofondo, una storia d'amore.

 

Al centro del lavoro ci sono le donne. Le donne che subiscono. Le donne che perdono i loro cari chiamati a combattere. Ma anche le donne che sognano e le donne che sanno leggere i cambiamenti della società. Non manca, infatti, il collegamento con il nazifascismo; ideologia politica che nasce proprio nelle trincee della Prima Guerra Mondiale.

 

Chi è Tina? Un personaggio realmente esistito oppure è una figura che trae spunto da donne realmente esistite?

“Abbiamo concepito Tina per essere l'intero spettacolo e non un personaggio. I suoi riferimenti e ragionamenti si muovono attraverso i secoli e solo in apparenza appartengono ad una ragazza dell'epoca di cui trattiamo. E' una una bimba, ragazza, donna. E' in guerra, è prigioniera come lo sono io o lo sei tu. L'abbiamo costruita su testimonianze reali, ma inevitabilmente lette con la sensibilità moderna. Tina prevede il suo futuro raccontando il nostro passato. E' trentina, italiana, tedesca, ma comunque  donna,  sempre con il sangue rosso e l'istinto di sopravvivenza, di vitalità, di riscatto con  quella volontà di pace e giustizia che contraddistingue le migliori e i migliori fra noi”.

 

Com'è nato questo spettacolo?

“Un giorno  Andrea Casna  venne da me, dopo precedenti collaborazioni con l'Associazione culturale Lavisana, e mi chiese di creare qualcosa di teatrale sul tema delle donne trentine deportate durante la grande guerra. Ho pensato "Beh facile.. un po' di materiale d'archivio inedito, un po' di studio e musica e diamo una degna restituzione dei testi". Poi ho capito che  voleva e ci voleva di più: rimestare nei panni sporchi della Storia, studiarla per capire l'oggi e per capire noi,  entrarci dentro per inventare una piccola storia - quella di Tina - grattando il fondo del barile della Storia, quella con la "S" maiuscola per  inventarla e reinventarla”.

“E' nato così un progetto di studio interessante e stimolante che ha visto il gruppo di lavoro andare in visita anche sui luoghi della memoria. In poche parole dove gli uomini hanno combattuto veramente, come il Pasubio e la zona dei Forti di Lavarone e Luserna. Da questa ricerca Renato Barrella ha attinto il materiale per la scrittura del copione tentando di dar voce alle tante donne della prima guerra mondiale, cercando, credo ci sia riuscito, di raccontare anche la guerra quotidiana, più o meno metaforica, delle donne dei giorni nostri. Grazie alla regia di Maura Pettorruso abbiamo potuto dare  forma e nome a questo discorso, e così è venuta alla luce (di  Emanuele Cavazzana) la figlia di un concepimento pluri-assistito: Tina.”

 

Tina e la Grande Guerra, qual è il rapporto fra l'oggi e il passato?

Ti faccio prima un esempio: nello spettacolo parliamo, fra le varie cose, delle liste di sospetti irredentisti redatte prima dell'inizio della guerra. Molti di questi furono internati a seguito della dichiarazione di guerra da parte dell'Italia contro l'Austria. Quest'estate, mentre lo spettacolo era ancora in allestimento (ma il testo era finito da mesi) c'è stato il tentato colpo di stato in Turchia, e successivamente le epurazioni di Erdogan, che ovviamente seguivano liste già pronte prima della notte che ci ha tenuti col fiato sospeso. Ci siamo chiesti se quella parte del nostro spettacolo sarebbe stata letta come l'inserimento, magari forzato, di un fatto d'attualità, quando in realtà tutto il nostro ragionamento era avvenuto prima. Non siamo dei veggenti, ma crediamo di aver enucleato aspetti interessanti, e meno noti, del primo conflitto mondiale, grazie all'ottima ricerca di Andrea, e più in generale del rapporto fra potere e popolazione. Aspetti che purtroppo sono sempre attuali.”

“Poi lo spettacolo parla di una donna, che in quanto tale ragiona su se stessa. Il discorso di genere è uno dei vari focus del nostro spettacolo e anch'esso, nel bene e nel male, si fa sentire al giorno d'oggi.”

Anche il linguaggio che abbiamo utilizzato, sebbene sia condito con qualche arcaismo, è fondamentalmente contemporaneo. Tina non parla bene, anche se talvolta prova a “parlar'en'ponta”, ma parla col cuore, e prima di parlare pensa. Renato aveva accarezzato l'idea di un maggior rigore filologico nella stesura del testo, ma alla fine ha impiegato un registro linguistico più versatile e "spectator frinedly", più efficace ed immediato sopratutto nei momenti "comici" dello spettacolo.”

 

Cosa insegna la storia di Tina?

“Più che la storia di Tina, mi vien da dire che la Storia insegna soltanto se stessa. Quando noi ne traiamo insegnamenti facciamo come quei poeti che traevano presagi e messaggi dalla natura: è un processo selettivo insomma, soggettivo, parziale, talvolta forzato. Ma il passato è in evoluzione e certi processi attraversano i secoli, arrivano fino a noi, e sta a noi concluderli o portarli avanti. Di questi discorsi/processi ( guerra, giustizia sociale, parità fra i sessi) col nostro spettacolo noi proviamo a parlare, ma possiamo farlo efficacemente solo se riusciamo a divertire ed emozionare la spettatrice e lo spettatore. Rimane questo, quindi, il nostro scopo principale: fare qualcosa di bello.”

 

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