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| 06 lug 2021 | 18:51

Al Forte delle Benne si apre la stagione estiva. Elisa Corni: "Ripartiamo col botto"

Tra il forte delle Benne, il forte di Busa Grande, la Trincea di Grigno e infine la Torre Belvedere apre i battenti il "Piccolo Museo Diffuso Storico della Valsugana". Tra mostre, incontri e workshop gli ospiti potranno tornare a saziare la propria fame di cultura

Al Forte delle Benne si apre la stagione estiva
di Anna Giulia Mattivi

LEVICO. “Da questo fine settimana ripartiamo col botto”, esorta entusiasta Elisa Corni, project manager dell’Associazione culturale Forte delle Benne. L’associazione, attiva dal 2014, apre la stagione estiva con l'apertura del "Piccolo Museo Diffuso Storico della Valsuganacomposto da quattro siti: il forte delle Benne, il forte di Busa Grande, la Trincea di Grigno e infine la Torre Belvedere. Da questo fine settimana saranno proprio questi siti storici i protagonisti dei primi tre eventi all’insegna della storia e della cultura.

 

Il primo incontro si terrà al forte delle Benne, venerdì 9 luglio, dove verrà proposta una visita guidata alla mostra “Dietro il Fronte”, con lo storico Marco Abram. Lo studioso si è occupato di una ricerca riguardo i prigionieri di guerra di origine russa e serba presenti in Trentino durante la Prima Guerra Mondiale. Attraverso una serie di foto e documenti, sarà possibile esplorare la storia di questa silenziosa forza lavoro che contendeva ai civili le poche risorse disponibili. Una prima occasione da non perdere con una guida di eccezione.

 

Il secondo evento si svolgerà il giorno dopo, sabato 10 luglio. Si tratta dell’inaugurazione della mostra “Fortezze Bastiani” e a seguire si terrà il workshop “Fortezze nella notte”, guidato dal fotografo e autore Andrea Contrini. Tra le vestigia della Grande Guerra gli aspiranti fotografi potranno confrontarsi con il mondo della lunga esposizione e delle tecniche di light painting.

 

Infine domenica troverà spazio il progetto “Levico incontra gli autori”, con Susanna Tartaro. Una rassegna organizzata dalla Piccola Libreria e dalla Biblioteca Comunale di Levico che continuerà fino alla fine di agosto. La giornalista e scrittrice incontrerà il pubblico nella mattinata di domenica presso il Forte delle Benne, dove presenterà il suo libro “La non mamma”.

 

Tante altre attività saranno presto organizzate, come lo spettacolo “Testa di Legno”, organizzato dal collettivo Clochart per famiglie e bambini.

 

“Quest’anno abbiamo notato una tendenza di altro tipo – conclude Elisa -. L’anno scorso le persone avevano fame di attività, purtroppo adesso vediamo che invece sono più interessate a bersi un aperitivo in centro. Per questo stiamo cercando di rinnovarci attraverso i siti”.

 

Per maggiori informazioni e prenotazioni consultare il sito internet www.fortedellebenne.it.

 

 

Alcuni cenni storici:

 

Il forte Werk delle Benne è un’opera difensiva costruita dagli austriaci tra il 1882 e il 1889. Si trova sulla sommità dell’omonimo colle e, insieme al dirimpettaio Forte di Tenna, era stato pensato per sorvegliare e difendere la sottostante Alta Valsugana da una eventuale avanzata di nemici in direzione di Trento. La fortezza è, infatti, uno degli elementi dell’ampia e articolata cintura di fortificazioni, nota con il nome di Festung Trient, ideata per la difesa del Trentino e soprattutto del suo capoluogo nel caso di un conflitto tra l’Impero asburgico e il Regno d’Italia.

 

 

Il caposaldo d’artiglieria Busa Granda con la sua batteria di obici corazzati venne costruito nei pressi dell’omonima cima, come postazione sostitutiva al forte Colle delle Benne in località Compet, sopra Levico.

L’elaborazione del progetto e la vigilanza sull’esecuzione dei lavori vennero affidate al capitano Emil Huetter della direzione del Genio di Trento, che il 7 febbraio 1915 aveva già presentato su carta millimetrata i primi schizzi della nuova batteria corazzata di obici.

 

Poiché i progetti furono realizzati dallo stesso capitano, la realizzazione dell’intera opera richiese soltanto tre mesi e mezzo, tanto che all’inizio della guerra la batteria era già attrezzata e pronta al fuoco.     

 

 

La Trincea di Grigno invece è stata costruita in calcestruzzo, ed era la prima trincea italiana eretta nel territorio nemico. Appena l'Italia dichiarò la guerra, le truppe austriache arretrarono le loro posizioni e Grigno passò quindi subito all'Italia.

Furono così gli italiani a realizzare la nuova linea difensiva che gli austriaci non erano riusciti ad organizzare: più linee di fortificazioni campali di cui le più importanti poste sul Monte Lefre e sull'Altipiano dei Sette Comuni, con avamposti dotati di mitragliatrici per coprire le trincee situate in valle.

Una di queste era lo sbarramento di Grigno che era costituito da due fasce: una prima linea a cielo aperto (con rinforzo di legname e sacchi di sabbia) ed una seconda linea rappresentata dal "trincerone", che non fu mai "provato" durante il conflitto, ma fu conquistata dagli Austriaci in seguito alla Disfatta di Caporetto.

 

 

L’ultimo sito, la torre Belvedere è un falso storico del 1800 ad opera dell’allora podestà Emilio degli Avancini, di nobile famiglia levicense, proprietaria di tutta l’area dove oggi si trovano la Canonica e l’Oratorio. Non ha avuto pertanto un uso militare, ma semplicemente come una struttura residenziale dei ricchi proprietari.

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