Contenuto sponsorizzato

"Fantasio" pasoliniano con prologo chicca: domani Patres, un Telemaco che ti inchioda

Il premio  che a Villazzano è giunto all'edizione numero 22 sfiderà la creatività degli otto registi sull'interpretazione de "La mia patria". Ma le tappe di avvicinamento alle due serate evento intrigano non poco a partire dallo spettacolo di domani che porta la regia di Tavano in una storia di rapporti ad alto tasso di coinvoligimento

Pubblicato il - 02 dicembre 2021 - 13:24

TRENTO. Torna al Teatro di Villazzano il Festival internazionale di regia teatrale Fantasio per la sua ventiduesima edizione. Anche nel 2021 la versione del festival sarà ridotta e non in forma di residenza a causa delle difficili condizioni organizzative, ma il fulcro del festival rimane: 8 registi, un unico testo e 15 minuti per metterlo in scena. I registi finalisti, provenienti da tutta Italia, verranno accompagnati dai loro attori e dalle loro compagnie per affrontare le serate finali del 10 e 11 dicembre al Teatro di Villazzano.

 

 Il testo su cui i registi dovranno confrontarsi non è un testo teatrale, ma una poesia, "Alla mia nazione" di Pier Paolo Pasolini; con la libertà di poter raccontare la figura di Pasolini stesso, ma la richiesta la il brano sia inserito integralmente nella performance di 15 minuti. Un pretesto quasi, per parlare proprio di Pasolini, una delle figure più significative del ‘900 italiano.

I registi in gara quest’anno saranno Michele Brasilio (Compagnia Vulìe), Valentina Cognatti (Margot Theatre), Enrico Maria Carraro Moda (Compagnia I nani inani), Costanza Filaroni (Compagnia ThisIsNotTheatre), Gabriele Linari (Compagnia MaTeMù), Simone Precoma (Band & Theatre Company), Mila Vanzini (Compagnia Artisti a progetto), Valentina Virando (Compagnia Proprietà commutativa).

 

 A fare da contorno alle due serate finali una serie di appuntamenti legati al Festival e alla figura di Pasolini, a partire da domani, venerdì 3 dicembre alle 20.45 con lo spettacolo, inserito nella grande stagione del Teatro di Villazzano, dal titolo Patres del regista Saverio Tavano, vincitore del premio del pubblico nel 2017, edizione de “La Locandiera”.

 

 Domenica 5 dicembre alle 20.45 verrà proiettato il film di Pasolini dal titolo Accattone, soprannome di Vittorio Cataldi, ladro, teppista, magnaccia che vive una vita ai margini, senza destino e senza speranza. Una storia di resistenza e tentativi; il sottoproletariato secondo Pasolini. Martedì 7 dicembre sempre alle 20.45 seconda proiezione con il film Edipo re, una rilettura autobiografica, riflessiva e psicanalitica dell’omonima tragedia di Sofocle, un racconto eterno che mette in comunicazione antichità e modernità, in cui messa in scena e psicologia si fondono l’una con l’altra. Prima delle proiezione l’intervento di Trento Poetry Slam con Antropocenere. Dialogo con Pier Paolo Pasolini. L’ingresso ad entrambe le proiezioni è gratuito, la partecipazione a tutti gli eventi segue le attuali regole vigenti in termini di sicurezza.

 

 PATRES. Una vera chicca per suggestioni durature è lo spettacolo in scena domani sera. Un giovane Telemaco di Calabria attende da anni il ritorno di suo padre, paralizzato dall’attesa, davanti all’orizzonte che può solo immaginare dal buio della sua cecità, attende su una spiaggia bagnata dal Mar Tirreno, mette le mani avanti per vedere l’orizzonte, si rivolge verso il mare e aspetta che questo padre ritorni. È il mare che scandisce e accompagna la vita di questo figlio incapace di vedere come di andare, in attesa di un padre che invece non è in grado di restare/tornare a casa, in una terra a volte ostile. Un “Patres” che lega il figlio ad una corda perché altrimenti potrebbe perdersi, incapace di stargli accanto, non ritrova il coraggio della testimonianza e la forza della trasmissione. Telemaco dalla lunga attesa, non aspetta un Godot,  aspetta realmente qualcuno e l’attesa  è dinamica, come un’erranza, un rischio.

 Patres parla dei padri e della loro collocazione in questo momento storico: orfani di padri maestri, padri politici, padri spirituali.
Goethe dice che l’eredità sta in un movimento di riconquista, vero erede è un orfano a cui nessuno garantirà nulla. E dunque ereditiamo il niente, ma non proveniamo dal niente, occorre quindi recuperare il nostro scarto col passato.


Ecco alcuni stralci di recensioni. "Dare via al dondolio della sedia, quasi un cullare antico, consolatorio, lasciare al figlio, tra le mani, quel gioco/simbolo, una nave colorata – e allontanarsi quindi piano, infilarsi la giacca, andarsene. “Bravi gli interpreti a mantenere questi piani complessi, d’incontro ugualmente assurdo e reale, tra sogno, mito e quotidianità padri che se ne vanno. E che vorrebbero forse anche essere modello, ancora giovani del fare flessioni, spiegando velocemente il mondo che muta, scherzando cameratescamente, incapaci di ascoltare, di stare quietamente, di costruire con pazienza profondi legami affettivi”

 

 "Lo spettacolo è di estrema asciuttezza, misura e liricità. Lontano da stilemi retorici consunti, i due attori costruiscono in modo efficace un quadro di solitudine, di vuoto e mancanza, che da individuale si tramuta in sociale, diventando specchio della crisi di valori e della rottura del patto fra generazioni di una società intera. Una messa in scena attenta e di grande sapienza teatrale, fatta di gesti e parole sempre “necessarie”’  Patres la metafora si fa chiave di volta per mediare denuncia e concetto, codice registico e struttura portante del cuore nevralgico dello spettacolo: un rapporto padre-figlio condizionato dalla disabilità".

 

"Lo spettacolo, è emotivamente coinvolgente, notevole anche nell’intreccio dei linguaggi espressivi: la parola dà spazio alla danza, e lo spettatore in età – ma non quello soltanto – riascolta con emozione una delle prime, ruffiane, ma intramontabili canzoni di Celentano, Storia d’amore. L’interesse del lavoro sta anche nel fatto che il tema del rapporto generazionale è affrontato, questa volta, esclusivamente dal punto di vista del figlio”

 

  "La scelta della giuria va a Patres, di cui viene lodata la gestione puntuale e variegata della tensione drammatica interna all’intero spettacolo, il quale unisce alle intense suggestioni registiche un’interpretazione vivida e plastica da parte dei due attori. Pur con le basi fortemente poggiate sull’attualità della terra calabrese, sempre presente grazie all’uso di un dialetto viscerale e terrigno, lo spettacolo innalza lo sguardo sull’universale umano. La relazione tra il figlio cieco e il padre marinaio diventa anche, per allegoria, quella tra l’umanità e il proprio Dio o quella tra lo stanziale e il viaggiatore.

La scelta di recuperare la lingua dei padri pare un ulteriore tentativo di ristabilire un rapporto con le origini che troppo spesso finisce per affondare nel mare della memoria perduta. Il dialetto lametino, dolce e musicale quello del giovane Telemaco, a volte aspro ed urlato, difficile alla comprensione, quello del Patres, diventa così parola drammaturgica che comunica ben oltre il semplice significato dei termini".

 

 “Lo spettacolo Patres mette a nudo la difficoltà di comunicazione tra padre e figlio, per quasi un’ora Dario Natale e Gianluca Vetromilo hanno sviluppato un argomento di grande attualità attraverso scene commoventi e coinvolgenti che hanno impressionato il pubblico”.

Contenuto sponsorizzato
Ultima edizione
Edizione del 27 gennaio 2022
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Cronaca
28 gennaio - 16:50
Sono stati trovati 1.586 positivi a fronte di 11.365 tamponi. E' stato registrato 1 decesso nelle ultime 24 ore. Cala il numero delle classi in [...]
Ricerca e università
28 gennaio - 15:43
Entro il 2050 si potrebbe non sciare più su neve naturale a Cortina e Torino, così come in altre delle 21 località che ospitano i Giochi [...]
Cronaca
28 gennaio - 16:16
L'allerta è scattata all'area di servizio Paganella Ovest lungo l'Autostrada del Brennero. Tempestivo l'arrivo della macchina dei soccorsi per [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato