"C'era una svolta". Pergine Festival ritrova l'equilibrio tra innovazione e popolarità
Domani torna la manifestazione più longeva del Trentino che quest'anno ha cambiato direzione artistica e filosofia abbandonando la dimensione di nicchia per costruire un programma dove la sperimentazione non considera il pubblico una variabile trascurabile. Domani Pagliai con il coro Genzianella e le voci senza corpo degli immigrati in un progetto in prima nazionale. Domenica danza di pace e l'anarchia scenica solo apparente di Paolo Rossi

PERGINE. Torna Pergine Festival, che nella notte dei tempi si chiamò Spettacolo Aperto e che in coerenza con quel nome programmatico contribuì non poco ad alzare lo sguardo dei trentini (non solo quello culturale) oltre la suggestiva barriera delle montagne. Giochicchiando con nomi e concetti verrebbe “C’era una svolta” il festival che debutta domani e che offrirà appuntamenti piuttosto intriganti per quindici giorni. Il passato (c’era) con il presente e con un’idea decisamente chiara e condivisibile di futuro (una svolta): ecco la traduzione del “nostro” nome suggerito alla manifestazione affidata da quest’anno al duo di Babilonia Teatri (Raimondi/Castellani).
Un affido che il direttivo del festival più longevo del Trentino non ha deciso a cuor leggero anche se certamente a cuor convinto. Di fronte ad un percorso che nelle ultime edizioni si era avvitato in un eccesso di sperimentazione e che sembrava considerare il pubblico una variabile perfino trascurabile si è optato per una strada mediana. Una strada che non disconosce il lavoro di ricerca nel comparto stimolante ma complesso e a volte infido delle arti performative ma allo stesso tempo prova a recuperare anche quella dimensione popolare delle proposte che nell’offerta era andata via via sbiadendosi. Quasi che un “cognome” famoso chiamato sul palco, sulle vie e negli altri luoghi di Pergine fosse un’onta.
Per un festival che entrò in scena nel 1976, quando il Trentino degli appuntamenti estivi era un deserto di socialità culturale, nel quale anche una dama in piazza era un atto rivoluzionario, l’equilibrio è un valore non cancellabile. Per decenni quell’equilibrio a Pergine si tradusse nel teatro, nella musica e nel cinema (c’è passato il mondo sotto l’elmo da spettacolo ormai dismesso grazie ai grandi esperti come gli indimenticati Gerosa e Pegoretti) dove la parola “nicchia” era sconosciuta. Questo non voleva certo dire immolare la qualità ai numeri del botteghino. Voleva dire, al contrario, inserire per gradi, con saggio dosaggio, proposte innovative indubbio interesse dentro una programmazione capace di fidelizzare il pubblico con appuntamenti forse più leggeri ma di sicuro non meno qualitativi.
Quando a Pergine si imboccò (prima con l’eccesso di lirica, poi con l’eccesso di sperimentazione) una strada più familiare alle direzioni artistiche che al pubblico e al sostrato dell’associazionismo del luogo il festival smise di essere un attrattivo contenitore culturale per assumere un’identità che ne snaturava storia e missione. Ebbene, non è che in questo 2023 di cambiamento Pergine torni pedissequamente all’antico.
L’innovazione e la ricerca restano e pure si rafforzano se solo pensiamo all’arte senza gabbia di Armando Punzo o alla schiera di “emergenti” tutti da scoprire inseriti in un cartellone multidisciplinare e logisticamente imprevedibile. Ma tornano anche i “nomi”: Rossi, Marcorè, la Dante, Pagliai, Brondi per impastare (questa l’azzeccata metafora ideata da Babilonia) un programma che si propone di essere davvero multigusto grazie a piatti che non vogliono essere né solo avanguardistica né solo classici ma semmai contaminati dall’uno e dall’altro modo di cucinare culture.
L’avvio di Pergine Festival, le giornate di domani e domenica, appaiono come una riuscita sintesi di questa filosofia che riporta in primo piano anche le collaborazioni tra artisti ospiti e realtà locale. Si inizierà alle 10.30 in Piazza Municipio con il progetto Concentrica. L’artista Gianni Franceschini inviterà tutte e tutti, grandi e meno grandi, sono chiamati a lasciare un segno sul pavimento della piazza centrale disegnando il grande occhio che è l’immagine guida del festival. In biblioteca Favole senza età, installazione sonora prodotta dal Teatro dei Venti, compagnia teatrale da sempre impegnata nel sociale che questa volta ha scelto di confrontarsi con un gruppo di anziani e anziane della Casa di Riposo S. Spirito di Pergine. Le voci degli anziani di Pergine saranno un ponte ideale con il pubblico per tutta la durata del festival.
L’irrituale è tutto, (dalle 19) all’ex ’Ex Rimessa Carrozze dove andrà invece in scena la prima nazionale di Concerto di Tiago Cadete. Concerto è uno dei progetti più complessi e articolati di questa edizione di Pergine Festival: una platea vuota fa da palcoscenico a un concerto di voci senza corpi. Sulla scena, al posto degli attori, trovano spazio solamente delle casse audio.
Alle 20.45 il pubblico è invitato a trasferirsi a Palazzo Hippoliti per incontrare uno dei giganti del teatro italiano, Ugo Pagliai, protagonista di un progetto speciale per Pergine Festival realizzato insieme ai Babilonia Teatri. Il grande attore italiano porta sul palco l’umanità, la leggerezza, la curiosità e la ricchezza di registri che fanno di lui un attore unico capace di rendere immediate e concrete anche le parole impossibili. Le parole sono quelle di un giovane drammaturgo, Matteo Caniglia, che con il testo Paesaggio estivo con allocco che ascolta, ha vinto il Premio Hystrio Scritture di scena 2022. A Pergine Festival il progetto di arricchisce della presenza del Coro Genzianella di Roncogno, con il quale la compagnia Babilonia Teatri ha lavorato negli scorsi mesi.
Domenica irromperà la danza contemporanea di Zone Poeme: la pace in movimento. La sera, al teatro, c’è uno “scorretissimo” che era tale probabilmente anche da bambino (una fortuna per lui e soprattutto per il suo pubblico). Paolo Rossi, con lo spettacolo di cui sopra, è uno stralunato felicemente patologico. Da sempre apparentemente “fuori scena” l’attore detta anche quando è sbilenco (sempre) i tempi di una prosa (immancabilmente anche musicale) perennemente allergica alla prevedibilità e al politicamente corretto.

Dal virus, all’economia, alla politica (è un’altra forma del virus più devastante che esista) al costume: Paolo Rossi un po’ ci è e un po’ ci fa tra assenza (apparente, delle regole del palco) e presenza (di una personalità non paragonabile ad altri comicattori). Improvvisazione come disciplina, un anarchico che rispetta tempi e modi della scena anche nel momento in cui la scena sembra non avere né tempi né modi.
Si diceva, all’inizio, dell’equilibrio tra ricerca, sperimentazione e popolare. Paolo Rossi a Pergine Festival è il vecchio o è il nuovo? Lana caprina: è solo uno che non ti dimentichi. Vorrà pur dire qualcosa.












