Dall’antichità alla Resistenza: un viaggio nella storia delle donne tra le Alpi sui sentieri delle Madri Antiche
Il programma, organizzato dall'associazione Sherwood, prevede quattro fine settimana, dal 6 al 28 settembre, ciascuno dedicato a un periodo storico diverso – dall’età antica al Medioevo, dalla modernità alla contemporaneità – centrati sulla storia delle Alpi e sulla condizione femminile in montagna: "Se non conosciamo il passato non possiamo progettare il futuro"

MADRUZZO. Anche quest’anno l’Associazione Sherwood propone un settembre all’insegna della memoria e dell’impegno civile, con una rassegna dedicata alla storia delle donne tra le montagne trentine. L’iniziativa si inserisce nel progetto sulle Pari Opportunità, con l’obiettivo di contrastare le radici culturali del patriarcato e della violenza di genere.
Il programma prevede quattro fine settimana, dal 6 al 28 settembre, ciascuno dedicato a un periodo storico diverso – dall’età antica al Medioevo, dalla modernità alla contemporaneità – centrati sulla storia delle Alpi e sulla condizione femminile in montagna. Gli incontri si svolgeranno in sede Sherwood di Castel Madruzzo: a seguire, una cena e la proiezione di un film incentrato sulla condizione femminile nell’epoca trattata durante il pomeriggio.
La domenica sarà invece dedicata agli “arkeotrekking – Sui sentieri delle Madri Antiche”: escursioni semplici, in luoghi simbolici, in cui si sono svolte le vicende delle donne protagoniste delle conferenze del giorno precedente. La rassegna finale si chiuderà con un trekking al Lago di Costa Brunella, in Tesino, luogo che durante la Resistenza ospitò il comando partigiano e dove combatterono le donne trentine onorate della medaglia d’oro al valore.
“Se non conosciamo il nostro passato, non possiamo progettare il nostro futuro – spiega Michela Zucca, antropologa e curatrice della rassegna - l’identità è un fattore fondante della nostra forza. L’arco alpino ha sempre avuto come caratteristica una storia di emigrazione fondamentalmente maschile, lasciando le donne a gestire tutto da sole. Abbiamo una civiltà peculiare di donne che hanno conservato il territorio, sfruttato le risorse senza depauperarlo, e questa è una dimostrazione eccellente di cultura e di civiltà da cui adesso noi dobbiamo imparare visto quello che sta succedendo con i cambiamenti climatici”.
L’antropologa approfondisce quali sono le tematiche comuni con la contemporaneità che possano essere utili per il futuro: “Noi facciamo questa rassegna perché dalla cultura delle madri antiche, vogliamo riscoprire quelle particolarità che hanno permesso alle persone di vivere in ambienti a dir poco difficili, usando le risorse dell’ambiente ma mantenendolo in perfetto stato – e prosegue –. Questo è utile per scoprire le possibilità che ci permettano di fronteggiare anche il cambiamento climatico”.
Sono tante le donne che hanno segnato la storia delle nostre montagne; dalla preistoria, uno dei reperti più importanti a livello mondiale è la Venere del Gaban, una serie di statuine che rappresentano tutte una figura femminile stilizzata, che è simbolo millenario dell’adorazione alla grande madre.
Nel periodo medievale invece, l’esempio di Brigida di Bonapace, simbolo di ribellione, fu una donna che venne accusata di rivolta contro il vescovo e di essere una strega, riuscendo sempre a farla franca, e continuando a truffare i ricchi e avvelenando i mariti su commissione.
Per arrivare poi a Margherita Boninsegna, figura di primo piano del movimento degli Apostolici e unica donna e fedele seguace di fra Dolcino, un predicatore che seguì in tutto il suo peregrinare fino a raggiungere la Valsesia, nel Piemonte settentrionale, dove i nuovi apostoli si stanziarono e crebbero in numero in seguito all’arrivo di nuovi seguaci attratti dal desiderio di imitare in tutto i primi discepoli di Cristo.
“Questi sono solo alcuni degli esempi di storie di donne – prosegue l’antropologa - pensiamo a tutte le donne che hanno fatto non solo il Risorgimento ma anche la resistenza – e conclude - la nostra è una cultura di donne , chi faceva andare avanti l’economia, i rapporti e le famiglie erano proprio loro e non possiamo fare storia senza andare sul territorio, ripercorrendo quelle antiche strade osservando e vivendo in prima persona gli stessi posti vissuti da donne che hanno segnato la storia trentina”.












