Con la partigiana "Serena" a lezione di valori
Le donne del gruppo Ernesta Bittanti di Gardolo, sodalizio che dagli anni 80 pratica il progressismo attraverso l'arte dell'incontro e del coinvolgimento delle donne, propone il 10 settembre un appuntamento che non vuole guardare indietro ma si proietta in un presente dove l'egoismo tende a considerare libertà, rispetto e solidarietà come fastidio

Il fascismo? Una birichinata. I valori, tipo giustizia, equità, accoglienza, solidarietà, eccetera? Sono purtroppo considerate stupidate anacronistiche in un’epoca che schifa il “noi” (nel senso della collettività) nel nome di un “io” sempre più diffuso e sempre più arrogante. I partigiani, poi: roba vecchia, materia per i nostalgici. In un’epoca che promuove il nero a colore dominante, provare a rispolverare le tinte luminose della libertà e della speranza di un mondo appena un po' migliore è un atto di nuova Resistenza. La resistenza non solo al fascismo di ritorno, in doppiopetto, ma soprattutto all’egoismo, alla sopraffazione, al rifiuto di ogni diversità.
Chi ci prova, chi non s’adegua, va elogiato senza “se e senza ma”. Chi ci prova in un momento in cui rileggere la storia e tentare di cavarne qualche insegnamento è considerato perdita di tempo merita un applauso convinto. Ecco, alle donne del gruppo Ernesta Bittanti (la giornalista e scrittrice che fu moglie di Cesare Battisti) di Gardolo – sodalizio “dal basso” dalla storia lunga e intensa per come e per quanto ha “prodotto socialità” nel sobborgo – l’applauso si addice. È doveroso.
L’ultima proposta dell’associazione che dagli anni ottanta pratica la propria fede progressista privilegiando all’ideologia la pratica dei valori attraverso il coinvolgimento del contatto umano è un viaggio tra amore, famiglia e patria (quella sana, quella vera) sintetizzato nella figura di Ines “Serena” Pisoni. Serena fu la partigiana che amò il partigiano (Mario Pasi) ma prima ancora amò la libertà. La libertà che si deve alle donne per garantirsi uomini finalmente migliori. La libertà alla quale si dedicò combattendo il fascismo per poi diventare un riferimento nelle battaglie sindacali con una fede incrollabile nel sacrosanto diritto all’emancipazione femminile. Storia lunga e intensa quella di Ines “Serena” Pisoni. Storia esemplare così come lo sono le mille storie di donne meno “famose” ma egualmente impegnate a rendere meno arida la società.
Della storia – che non è solo la sua – che Ines Pisoni sintetizzò nel libro/diario “Mi chiamerò Serena” – le donne dell’associazione Bittanti vogliono giustamente proporre una riscoperta nell’incontro aperto che si svolgerà il 10 settembre alle 18 nella sala Giacomoni di Piazzale Groff a Gardolo. Un incontro dal titolo intrigante – “Aperitivo con le antenate” – che sarà condotto dagli interventi di Lorenzo Gardumi (Museo storico) e di Gino Pisoni (nipote della partigiana Ines). Sarà – par di capire – un passo nel passato (quello più nobile dell’Italia) per capire ed opporsi ad un presente che vira rapidamente verso l’ignobile di troppi valori dimenticati se non tragicamente negati. Pur in un contesto leggero qual è “Tut Gardol en festa” l’appuntamento merita attenzione e soprattutto partecipazione. Sarà anche un’occasione per meglio conoscere e meglio apprezzare il lavoro delle donne che fin dagli anni Ottanta anima la vita del sobborgo con appuntamenti “dalle donne, per le donne” all’insegna dello scambio e dell’incontro in un territorio dove prima di altri hanno lavorato e lavorano all’integrazione, alla conoscenza reciproca tra “indigeni” ed immigrati, alla cultura ma anche al divertimento e alla salute. Il tutto con un filo conduttore solido: un progressismo in cui i fatti (le iniziative tanto semplici quanto importanti) valgono sempre molto più delle parole.












