Figura storica del Trentino condannata dal fascismo, Gerosa (Fdi) vota contro la sua riabilitazione: bufera su Clara Marchetto. Gli alleati del Patt: "Profonda indignazione"
Il Consiglio regionale ha riabilitato la figura di Clara Marchetto, figura storica del Trentino, prima donna eletta in consiglio regionale, ma è polemica sulle posizioni di Francesca Gerosa (FdI) che ha votato contro alcuni punti della mozione. Alleanza Democratica Autonomista: "È legittimo chiedersi la reale posizione dell’Assessora rispetto a un principio cardine della nostra Repubblica quale l’antifascismo". Il Patt: "Maldestro tentativo di revisionismo storico"

TRENTO. Il Consiglio regionale del Trentino Alto Adige ha riabilitato oggi, nella prima seduta plenaria dell'anno, la figura di Clara Marchetto - eletta consigliera regionale nel 1948 e che non poté entrare in Consiglio perché condannata 8 anni prima dal tribunale fascista - ma è scontro tra Alleanza Democratica Autonomista, Patt e Fratelli d'Italia, con quest'ultima che ha votato contro alcuni punti della mozione.
"I Consiglieri di Alleanza Democratica Autonomista denunciano con fermezza e indignazione - si legge in una nota diffusa - la scelta di Fratelli d’Italia di votare contro i punti di impegno uno e tre della mozione dedicata al ricordo e alla riabilitazione di Clara Marchetto: mirava semplicemente a riconoscere quell’ingiustizia e a restituirle la dignità istituzionale che le fu negata".
Sulla stessa lunghezza d'onda anche il Patt che esprime "profonda indignazione per le posizioni espresse da Francesca Gerosa" e che rimarca come "chi sminuisce Clara Marchetto offende la storia dell'autonomia Trentina".
A seguire i lavori d'Aula anche Più democrazia in Trentino. "E' stata antifascista, prima donna eletta in Consiglio regionale, estromessa e costretta all’esilio per la sua coerenza", ricorda Alex Marini, presidente dell'associazione e già consigliere provinciale del Movimento 5 stelle. "E' poco rispetto a quanto fu chiesto e promesso in passato. Ma è comunque un passo avanti. La memoria istituzionale conta. Dare visibilità alle donne che hanno costruito la nostra democrazia non è un gesto simbolico fine a sé stesso: è parte integrante del percorso verso una reale parità di genere e verso un’autonomia fondata sui diritti".
Ma facciamo un passo indietro, raccontando prima in estrema sintesi la storia di Clara Marchetto e poi quanto successo in Consiglio regionale.
Clara Marchetto, nata a Pieve Tesino nel 1911, dopo aver lavorato come maestra si trasferì a Genova con il marito Giusto Gubitta. Nel 1940 venne condannata all'ergastolo per spionaggio dal tribunale speciale fascista, venendo liberata dagli Alleati nel 1944. Rientrata in Trentino fu attivista dell'Asar, organizzazione antesignana del Patt, e fu eletta in consiglio regionale nel 1948, ma non poté assumere il mandato perché la condanna risultava ancora valida. Nel febbraio del 1949 viene nuovamente condotta in carcere, poiché nel '44 era stata rimessa in libertà non legalmente dagli Alleati. Dopo anni tra Austria, Tunisia e Francia - dove lavorò come traduttrice e insegnante - solo nel 1972 ottenne il condono della pena e morì dieci anni dopo in Francia.
Venendo alla seduta plenaria del Consiglio regionale, questo ha preso oggi in esame la mozione "Ricordo di Clara Marchetto" presentata su proposta dei membri del Collegio dei capigruppo per rendere pubblica la riabilitazione della figura di Clara Marchetto e di riconoscere pubblicamente l'ingiustizia da lei subita, il mancato ingresso in Consiglio regionale nel 1948. Inoltre, incaricava il presidente del Consiglio regionale di promuovere e pubblicare uno studio scientifico sulla figura e l'opera di Marchetto e di installare una targa commemorativa pubblica e accessibile nella sede della Regione.
La figura di Marchetto è stata quindi ricordata da un nutrito elenco di consiglieri con parole a supporto dell'atto politico ma Francesca Gerosa (FdI) - e qui lo scoppio della polveriera - ha puntualizzato come ci siano invece delle criticità su questa operazione, riabilitando una figura che la storia ritiene ancora complessa e controversa e chiedendo poi prudenza per un atto politico in questa direzione. "La nostra firma in calce alla mozione - ha dichiarato - è nel segno della collaborazione, ma non condivisibile in toto".
La mozione, per questo, è stata votata per punti separati e quindi approvata: le premesse hanno ottenuto 53 voti favorevoli, il punto numero uno ha ottenuto 53 voti favorevoli e 2 contrari, il punto numero due 54 favorevoli, il punto tre 53 voti favorevoli e 2 contrari.
ALLEANZA DEMOCRATICA AUTONOMISTA: "LEGITTIMO CHIEDERSI LA REALE POSIZIONE DI GEROSA RISPETTO ALL'ANTIFASCISMO"
E di qui l'attacco di Alleanza Democratica Autonomista che - dopo aver specificato come il punto uno impegnasse il Presidente del Consiglio regionale a ricordare ufficialmente, a nome dell’intera Assemblea, la figura di Clara Marchetto e a riconoscere l’ingiustizia subita, mentre il punto tre a a promuovere una ricerca scientifica sulla sua figura e a garantirne la diffusione pubblica - si rivolge direttamente a Fratelli d'Italia.
"Non era un atto ideologico, era un atto di verità storica - si legge nella nota - eppure Fratelli d’Italia ha votato contro il riconoscimento di una donna colpita dalla repressione del regime fascista e contro un’iniziativa di memoria democratica".
Ad essere sottolineato da Alleanza Democratica Autonomista è come nell’ultima riunione dei Capigruppo fosse stato trovato un accordo per un voto favorevole unanime, compreso quello di Fratelli d’Italia: "Un’intesa chiara costruita per dare un segnale unitario dell’Aula, e in Aula quell’accordo è stato palesemente disatteso con un comportamento che mette in discussione la serietà e l’affidabilità degli impegni assunti".
Nonostante questo - proseguono - ci siamo trovati di fronte la consigliera Francesca Gerosa, Segretaria provinciale di Fratelli d’Italia e Assessora all’Istruzione della Provincia di Trento, che in Aula ha espresso la ferma contrarietà ai due punti del dispositivo". E poi l'affondo: "È legittimo chiedersi la reale posizione dell’Assessora rispetto a un principio cardine della nostra Repubblica quale l’antifascismo".
Premettendo che "solo la settimana scorsa Maurizio Fugatti si è definito a guida di una coalizione civica, popolare e autonomista", il gruppo consiliare afferma: " La domanda è inevitabile: sono questi i civici, popolari e autonomisti che governano il Trentino? Quelli che siedono in giunta con esponenti che ancora una volta si dimostrano riluttanti nel prendere le distanze dalle atrocità del fascismo?".
Infine, lo sguardo viene rivolto alla Svp e a essere specificato è come "non può passare sotto silenzio neppure la posizione della Svp che in Consiglio regionale condivide la maggioranza con Fratelli d’Italia".
"Di fronte a un voto che riguarda la memoria delle vittime della repressione fascista - conclude Alleanza Democratica Autonomista - non è accettabile alcuna ambiguità. Stare in maggioranza con chi vota contro atti di riconoscimento delle ingiustizie prodotte dal regime, in particolare in Sud Tirolo, significa assumersi una responsabilità politica chiara. Per Alleanza Democratica Autonomista non esistono zone grigie: la memoria democratica, la condanna senza ambiguità del fascismo e il rispetto della storia dell’Autonomia sono principi non negoziabili. Chi sceglie di voltarsi dall’altra parte su questi temi compie una scelta politica precisa. E davanti ai cittadini dovrà risponderne".
LA REAZIONE DEL PATT: "CHI SMINUISCE CLARA MARCHETTO OFFENDE LA STORIA DELL’AUTONOMIA TRENTINA"
Ad esprimere "profonda indignazione per le posizioni espresse da Gerosa" è stato anche, come anticipato, il Partito Autonomista Trentino Tirolese per voce del Segretario politico Simone Marchiori e della Capogruppo Maria Bosin.
"Le parole utilizzate per ridimensionare e relativizzare la figura di Marchetto rappresentano un fatto grave. Sminuire Clara Marchetto - si legge nella nota diffusa - significa sminuire una delle esponenti più autorevoli dell’autonomismo trentino, una donna che ha creduto e lottato per un modello di autonomia integrale, forte, radicata nella storia e nell’identità del nostro territorio".
Clara Marchetto, viene sottolineato, fu antifascista, perseguitata dal regime, colpita da una condanna del Tribunale speciale e successivamente ostacolata anche nell’Italia repubblicana e democratica: "È una figura che ha pagato sulla propria pelle l’impegno politico e civile. Per questo l’intitolazione della Sala di rappresentanza non è un atto simbolico qualsiasi: è un gesto di riparazione storica e di giustizia istituzionale. Al fine di arrivare ad un testo condiviso e conciliante si era perfino arrivati a rivedere l'intitolazione stessa ma le parole usate da Gerosa non possono passare inosservate".
Il Patt sottolinea poi come "tentare oggi di ridurne la portata politica, provando a contrapporla alla Democrazia Cristiana o ad altre stagioni della vita pubblica trentina, è un maldestro tentativo di revisionismo storico" e come Clara Marchetto non sia "una figura da piegare a letture di comodo o a polemiche di parte: è parte integrante della storia autonomista del Trentino".
A colpire, viene rimarcato, è come "queste posizioni provengano da un’esponente di Fratelli d’Italia".
"Non possiamo non rilevare - proseguono Marchiori e Bosin - come certi argomenti richiamino una visione culturale che ha in Ettore Tolomei un riferimento identitario: una concezione centralista e nazionalista che nulla ha a che vedere con l’autonomismo trentino e con la sua evoluzione democratica. Se questo è il retroterra culturale da cui nasce l’opposizione all’intitolazione, allora il nodo è politico e va detto con chiarezza".
Ad essere sottolineato è poi come "la mozione avrebbe dovuto essere approvata all’unanimità, nel rispetto di una figura che appartiene alla storia di tutti" e come "trasformarla in terreno di distinguo ideologico significa non aver compreso il valore profondo di quella proposta".
"Il Patt rivendica con orgoglio la figura di Clara Marchetto come patrimonio dell’autonomismo trentino - conclude il comunicato - e continuerà a battersi perché la Sala di rappresentanza della Regione porti il suo nome. Non per spirito di parte, ma per rispetto della verità storica, della dignità istituzionale e del cammino autonomista che ha reso il Trentino ciò che è oggi".












