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La guerra delle ciliegie in Trentino, Melinda punta a spodestare Sant’Orsola investendo sulla tecnologia

Per molti anni la cerasicoltura è stata il fiore all’occhiello di ‘Sant’Orsola’ ma da qualche anno anche Melinda è entrata nel mercato e ora, anche grazie ad una nuova macchina per la lavorazione delle ciliegie, potrebbe superare l’azienda rivale

Di Tiziano Grottolo - 13 agosto 2018 - 06:01

TRENTO. L’organizzazione di produttori Sant’Orsola fu tra le prime ad importare in Trentino la cerasicoltura moderna, fatta con piante su portinnesti nanizzanti che consentono lo sviluppo non oltre i 3 metri. Negli anni ‘90, infatti, alcuni produttori locali della Valsugana si specializzarono nella coltivazione di ciliegie tardive. La raccolta di questa particolare varietà, chiamate ‘Kordia’ e ‘Regina’, generalmente incomincia a fine giugno e si conclude nella prima metà di agosto, quando le ‘ciliegie concorrenti’ provenienti dalle zone del modenese o della Calabria sono esaurite, avendo quindi il vantaggio di trovare un mercato libero dalla concorrenza. Ciò ha consentito all’associazione di crescere fino a diventare una delle cooperative di punta in questo settore.

 

All’inizio degli anni duemila Sant’Orsola introdusse una nuova tecnica che prevede la piantumazione di piante a basso fusto, questo ha permesso di raccogliere le ciliegie con più facilità e in un lasso di tempo minore. Inoltre questi alberi, che normalmente raggiungono i 2,5 - 3 metri di altezza, possono essere coperti con speciali teli che li mettono al riparo da piogge, grandine e infestazioni d’insetti.

 

Circa dieci anni fa, seguendo il modello praticato in Valsugana, la cerasicoltura venne introdotta con successo anche in Val di Non. Grazie alla sua posizione dominante sul mercato fu Sant'Orsola a diventare punto di riferimento dei coltivatori locali.

 

Con l’ingresso di Melinda in questo settore, avvenuto solo pochi anni fa, le cose sono cambiate rapidamente e la produzione della Val di Non è passata nelle mani di quest’ultima.

 

Nel 2016 Melinda inaugurò un suo centro di lavorazione ‘Cocea’ a Segno, 1500 metri quadrati di stabilimento dove si svolge la selezione e l’analisi dei frutti. Nello stesso anno Melinda investì 1 milione di euro in un nuovo modello di selezionatrice elettronica, macchina per la lavorazione che consente di selezionare le ciliegie in base a vari parametri come: calibro, colore, difetti interni ed esterni, morbidezza e così via. Questo ha permesso all’azienda nonesa di ridurre notevolmente i costi relativi alla selezione: normalmente le ciliegie sono raccolte a mano e per ogni raccoglitore servono tre selezionatori, con la macchina di Melinda i produttori non sono più costretti ad effettuare la cernita dei frutti sul posto o nei punti di raccolta, abbattendo in questo modo i relativi costi.

 

Come scrivevamo già tempo addietro nel 2016, con l’entrata in funzione della selezionatrice elettronica, il prezzo medio pagato ai produttori è stato di 4,30 euro al chilo al fronte dei 4 euro del 2015 quando la selezione avveniva attraverso il metodo tradizionale, mentre il risparmio sulla manodopera è stato di circa 60 centesimi al chilo.

 

Melinda ha recentemente affondato un altro colpo, è stato infatti siglato un accordo con la Op 'La Trentina' che prevede una collaborazione commerciale:  per i prossimi 3 anni commercializzerà tutta la produzione di ciliegie 'La Trentina' utilizzando il marchio 'Amici di Melinda'.  

 

Dal canto suo Sant’Orsola punta a realizzare una revisione radicale dell’assetto produttivo attraverso il progetto ‘Cittadella dei piccoli frutti’ che raggiungerà la cifra di 31 milioni di euro, costi in parte sostenuti anche dalla Provincia Autonoma di Trento che contribuirà con 7,5 milioni di euro. Oltre a questa iniziativa Sant’Orsola ha posto in essere un piano di espansione commerciale anche al di fuori del Trentino in particolare in Veneto, Calabria e Sicilia.

 

Non possiamo sapere chi la spunterà tra i due colossi, ma, come sostengono alcuni esperti del settore, se si fosse trovato un compromesso e se le due aziende avessero unito le loro forze, ne sarebbe nato un colosso del settore della cerasicoltura con grande beneficio per soci e aziende minori che collaborano con le due Op trentine.

 

 

 

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