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Belluno
24 maggio | 10:07

Dall’Alpago a Feltre, il turismo della Valbelluna ha bisogno di fare sistema. Dal Borgo: “Dobbiamo creare un’identità per non farci fagocitare”

Durante la presentazione di Conca Alpago eventi, il sindaco di Chies d’Alpago Gianluca Dal Borgo ha sottolineato la necessità di fare squadra per costruire un sistema turistico professionale in tutta la Valbelluna. Il Dolomiti lo ha perciò contattato per approfondire cosa si dovrebbe fare, e soprattutto come

ALPAGO. “Da soli si fa prima, insieme si va distanti: da un sistema artigianale di turismo dobbiamo passare a una fase nella quale il turismo è gestito da un consorzio di professionisti. Così puoi creare un volano diverso, perché il bello della vita è conoscere persone nuove, che arrivano da territori diversi, e mostrare loro la nostra ospitalità. Però bisogna crederci e partire non dalla conca dell’Alpago, ma dall’intera Valbelluna”.

 

La definisce un’idea, ma spera diventi un vero progetto e di bisogno, a livello turistico, ce n’è: Gianluca Dal Borgo, sindaco di Chies d’Alpago e vicepresidente con delega al turismo dell’Unione montana Alpago, non ha dubbi su cosa serve al basso territorio bellunese per crescere.

 

Durante la presentazione della decima edizione di Conca Alpago eventi (qui i dettagli), Dal Borgo ha infatti sottolineato la necessità di fare squadra. Il Dolomiti lo ha perciò contattato per approfondire cosa si dovrebbe fare, e soprattutto come. “La nostra iniziativa in Alpago - afferma - necessita di pianificazione e coordinamento, ma permette di costruire un sistema fatto di totem informativi, volantini, social, pensato per portare le persone a conoscere un territorio rimasto negli anni naturale. Dobbiamo infatti puntare al turismo lento come strumento di rilancio dei nostri paesi, che possono ritrovare in questa dimensione un mezzo di riscoperta senza perdere la loro identità”.

 

Cosa si è fatto in Alpago? “Abbiamo puntato su ricettività di qualità, ristoranti ad alto livello e accoglienza - risponde - per unire natura, cultura, sport e tradizione. In passato non abbiamo sviluppato un’impiantistica, complici i numerosi vincoli presenti, e per quarant’anni abbiamo in qualche modo camminato con una gamba sola. Oggi però andiamo verso una concezione moderna nella quale, probabilmente, aver preservato il territorio è un valore aggiunto: abbiamo molti punti di forza, come le montagne, l'Alta via n. 7, faremo un nuovo bivacco a Chies d’Alpago per valorizzarla e arriveranno fondi per la ciclabile dal Cansiglio al Carota e penso anche per il giro del Lago di Santa Croce, oltre a diversi musei e iniziative locali. Insomma, un’ampia gamma tra cui scegliere e da valorizzare”.

 

Come si traduce questo sulla Valbelluna? “Dobbiamo darle un’identità forte - afferma - tramite un Consorzio unico dall’Alpago a Feltre. Quella varietà di offerta di cui parlavo per l’Alpago si trova infatti in tutta la valle, che è un prodotto turistico fatto di laghi, montagna, cultura, sport, territorio, gastronomia. Quello che serve è fare massa critica: tra un po’ di anni, quando saremo pronti, ciò si potrebbe tradurre in un sistema gestito a livello professionale, sotto il marchio di area che è appunto la Valbelluna”.

 

Dal Borgo conferma quindi la visione di diversi operatori locali: mettere a terra le esperienze singole e farle vivere in sinergia con il territorio (qui un esempio). “Da qui - aggiunge - il turista può poi facilmente raggiungere le Dolomiti e le città d’arte del Veneto: possiamo cioè diventare un punto centrale che però non sia solo di passaggio, ma nel quale vivere un’esperienza di scoperta di un territorio in cui ce n’è davvero per tutti i gusti”.

 

Anche esperienze luxury come quelle sviluppate a Chies d’Alpago? “Abbiamo sette chalet immersi nell’ambiente - afferma - con sauna e bagno turco: è un prodotto turistico che funziona per una certa clientela e impiega diverse persone sul territorio. Il punto però è che se un piccolo comune riesce a fare ricettività di qualità, lo può fare anche la provincia: vuol dire offrire diversi tipi di esperienze, per diversi tipi di target, ma tutti accomunati dalla ricerca di tranquillità lontano dalle infrastrutture del turismo di massa”.

 

“Anche questa è l’altra montagna, ma necessita di un’organizzazione professionale. Il modello di collaborazione che abbiamo nella conca può essere esteso con il supporto di professionisti, cioè credendo in persone con competenze nel turismo, che è un sistema complesso. È un passo che va fatto: instaurare un processo di crescita culturale per lavorare insieme. Certo i personalismi rimangono, ma il vero lavoro è creare un’identità e arrivare abbastanza maturi e forti per non farci fagocitare” conclude.

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