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Assestamento di bilancio, i sindacati bocciano la Provincia: ''Una manovra senza aiuti e risposte a famiglie e lavoratori''

Dai sindacati anche lo sconcerto per il metodo con cui la Giunta intende modificare l’organizzazione delle Rsa, spostandone il coordinamento sanitario sull’Azienda sanitaria. “Non è sicuramente quella dell’emendamento la strada giusta per apportare queste modifiche, senza alcun confronto né coinvolgimento delle Apsp

Pubblicato il - 16 luglio 2020 - 18:08

TRENTO. “Famiglie e lavoratori restano senza risposta”, nessun passo in avanti sulla manovra di assestamento di bilancio. Per Cgil, Cisl e Uil del Trentino il testo votato dalla prima Commissione del Consiglio provinciale non contiene alcuna significativa modifica e non vengono accolte molte questioni poste dalle organizzazioni sindacali, dall’ampliamento degli ammortizzatori sociali alla revisione della voucherizzazione dell’assegno unico. Diverse delle priorità poste dai sindacati erano state portate all’attenzione dei consiglieri grazie ad alcuni emendamenti delle forze di minoranza, tutti puntualmente bocciati.

 

“Non possiamo che ribadire la nostra delusione per una manovra non all’altezza della drammatica crisi economica caduta sulle spalle delle famiglie trentine – fanno notare con amarezza i tre segretari generali Andrea Grosselli, Michele Bezzi e Walter Alotti -. E’ la terza manovra varata dalla Giunta Fugatti in pochi mesi che non contiene risorse adeguate per il lavoro. Con una spregiudicatezza incomprensibile l’Esecutivo ha usato le pochissime risorse aggiuntive non per dare risposte ai nuclei a rischio povertà e quindi rafforzare la domanda come chiede anche la Camera di Commercio”.

 

Durante la discussione era stato proposto, dei consiglieri di minoranza, il rifinanziamento del fondo di solidarietà con 15 milioni di euro. Anche in questo caso nulla di fatto. “Questo vuol dire che fino a quando il Governo non allungherà la durata della cassa integrazione Covid 19 oltre le 18 settimane previste e ormai in esaurimento, ci saranno moltissimi lavoratori del turismo e dei servizi senza nessuna forma di sostegno. Il Fondo poi non ha più un euro proprio in cassa oggi per gli ammortizzatori ordinari. I nostri appelli a seguire la strada imboccata dalla Provincia di Bolzano sono rimasti lettera morta”, fanno notare Grosselli, Bezzi e Alotti.

 

Disco rosso anche sul fronte delle risorse per l’indennità di vacanza contrattuale ai dipendenti del pubblico impiego. “Venti milioni di euro che servono a riconoscere quanto questi lavoratori hanno perso in questi anni di assenza di rinnovo del contratto”, spiegano i tre segretari. Per i sindacati grande assente dal dibattito anche il tema della casa. Nessun passo avanti sulla proposta di istituire un osservatorio per le politiche abitative. Purtroppo l’impegno assunto dall’Esecutivo ancora a dicembre scorso in Consiglio provinciale, è precipitato nel dimenticatoio e adesso si vota in senso opposto a quanto fatto sette mesi fa.

 

Infine resta lo sconcerto per il metodo con cui la Giunta intende modificare l’organizzazione delle Rsa, spostandone il coordinamento sanitario sull’Azienda sanitaria. “Non è sicuramente quella dell’emendamento la strada giusta per apportare queste modifiche, senza alcun confronto né coinvolgimento delle Apsp – sottolineano i tre segretari -. Entrando a gamba tesa il presidente Fugatti delegittima il ruolo di queste realtà. E resta il dubbio che queste modalità siano pensate ad arte per creare scompiglio distogliendo il dibattito pubblico dal vero nodo, cioè il fatto che non ci sia un solo euro in più né per i medici che operano nelle Rsa, né in generale per il welfare anziani rispetto alla situazione attuale. Non sono infatti sufficienti i 16 dirigenti medici previsti dalla Giunta provinciale al posto di quelli che operano attualmente per le Apsp per garantire un servizio sanitario di qualità agli ospiti delle Rsa al tempo del Covid. Servono maggiori investimenti da Parte della Provincia per ad oggi si tratta di un’operazione che non porta alcun vantaggio alle comunità perché non potenzia il servizio né a favore degli ospiti delle case di riposo, né a favore del territorio. Lo dimostra il fatto che l'operazione è a saldo zero per le casse di piazza Dante”.

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