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Coronavirus, imprenditori e sindacati si dividono sulla riapertura. Le sigle: “Ripresa graduale”. Benoni (Cna): “Si cambi passo o sarà catastrofe”

Associazioni degli imprenditori e sindacati dei lavoratori mostrano di avere una visione decisamente diversa dell'approccio alla fase 2. Se i primi infatti chiedono un riavvio tempestivo delle attività per evitare la catastrofe economica, sull'altro fronte l'invito è alla calma e alla gradualità

Pubblicato il - 21 aprile 2020 - 18:40

TRENTO. “Cornuti e mazziati è il detto che meglio rappresenta la situazione degli imprenditori in questo momento. Costretti alla chiusura, al 3 maggio molti saranno totalmente chiusi da 8 settimane, senza incassi e con spese fisse da pagare. Tante imprese, anche se chiuse, hanno continuato a pagare gli stipendi ai dipendenti, prima mettendoli in ferie e poi anticipando la cassa integrazione per evitare di mettere in difficoltà le famiglie dei propri collaboratori”.

 

È una dichiarazione amara quella rilasciata dal presidente di Cna del Trentino Andrea Benoni. La scelta del governo di mantenere in vigore le restrizioni per il contenimento dell'epidemia non sarebbe stata infatti accompagnata da misure efficaci di sostegno, costringendo gli imprenditori a chiudere o a indebitarsi.

 

Si cambi passo o sarà una catastrofe – continua – ancora una volta gli imprenditori si sono mossi con forte senso di responsabilità sociale ed ancora una volta sono stati presi in giro dallo Stato che ha solo annunciato ma finora non ha dato quasi nulla”.

 

Mentre all'orizzonte si accumulano nuvole scure di crisi economica, la preoccupazione di Cna è che ne possano risentire in primo luogo migliaia di imprese e di conseguenza di lavoratori. Per questo, nell'esigenza di un piano serio e preciso per recuperare un equilibrio produttivo, economico e finanziario, le misure fino ad ora adottate dall'esecutivo non hanno convinto Benoni.

 

Chi lavora ed intraprende – rincara – ha solo sentito grandi proclami di aiuto alle partite Iva e alle imprese, fino ad ora solo promesse e chiacchiere ma nessun fatto reale e concreto, anzi gli imprenditori, e nemmeno tutti, sono stati umiliati con 600 euro iniziati ad arrivare dopo un mese dalla chiusura e promesse che forse arriveranno altri 800 euro, ma non si sa se è vero, quando e con quale modalità”.

 

Le imprese e gli imprenditori hanno già affidamenti bancari per liquidità a breve e medio termine, mutui, leasing e altre forme di finanziamento per investimenti ed ora lo Stato dopo aver imposto la chiusura chiede alle imprese di indebitarsi per pagare loro la chiusura. Inoltre le banche faranno valutazioni ed istruttorie per concedere questi prestiti alla banche dello Stato. Quindi poche imprese riusciranno ad avere questi prestiti e quelle poche con tempi non certo celeri”, ha infine aggiunto riferendosi al tesoretto di 400 milioni stanziato dal governo.

 

Si deve ripartire, l'economia deve ripartire, la vita sociale deve ripartire – ha concluso – la politica abbia il coraggio di assumersi la propria responsabilità e di non essere ostaggio dei comitati scientifici. La soluzione c'è ed è ripartire subito senza se e senza ma, finanziamenti a fondo perduto rapidi, riduzione reale ed immediata della pressione fiscale del 50%, immettere liquidità nell'economia tramite investimenti pubblici e pagamenti degli arretrati. Se così non sarà, le conseguenze rischiamo diventino irreversibili con perdita della tenuta della coesione sociale”.

 

Se Benoni esprime la volontà degli imprenditori di ripartire al più presto, i sindacati si dimostrano essere di diverso avviso, auspicando un rientro più graduale e concordato in modalità e settori. La voce delle sigle sindacali, in questo caso, si indirizza alla Giunta, a cui si chiede di farsi carico delle responsabilità di scegliere ascoltando tutte le parti.

 

A preoccupare maggiormente i tre segretari, Andrea Grosselli (Cgil), Michele Bezzi (Cisl) e Walter Alotti (Uil), è innanzitutto la mancanza di chiarezza. “Ci spaventa che il presidente Fugatti si limiti a prendere atto che un riavvio delle attività e un incremento della mobilità porterà uno nuovo aumento dei contagi – commentano in una nota congiunta - non possiamo permettercelo, né possiamo accettare che la politica alzi le braccia. In questo momento serve compiere valutazioni razionali sulla base di tutti i dati epidemiologici e scientifici disponibili. Stiamo facendo la nostra parte nei tavoli di settore e siamo pronti ad andare avanti, ma anche l'informazione verso le parti sociali deve essere trasparente, tempestiva e completa”.

 

Al centro del dibattito, auspicano le sigle sindacali, ci devono essere dunque le modalità di riapertura, con particolare attenzione verso un riavvio che parta dai settori dove il rischio di contagio appare gestibile in maniera migliore. La partecipazione ai tavoli per la definizione di linee guida nei singoli settori, d'altronde, li preoccupa non poco, viste le pressioni esercitate per la riapertura rapida. “E' una fase delicata che non ammette accelerazioni dettate dalle pressioni per la riapertura. Ci sono ancora aspetti controversi che devono essere approfonditi anche rispetto ai principi generali per il riavvio delle attività economiche”.

 

L'Inail, a proposito, sta predisponendo un documento tecnico sul contagio da Sars-Cov-2 che fornirà i gradi di rischio per ogni settore di lavoro in rapporto con l'indice di suscettibilità di ogni singolo lavoratore.

 

Per la fine del lockdown, in conclusione, i sindacati chiedono che si rispettino due principi: la definizione di un quadro normativo valido a livello nazionale come chiesto anche dal presidente Fugatti e da altre regioni al governo Conte e la condivisione tra lo Stato e le Regioni di spazi di manovra per riaperture diversificate. “Per muoversi in coerenza con questi principi servono informazioni concrete e basate su dati scientifici – incalzano Grosselli, Bezzi e Alotti - i dati sui decessi e i nuovi malati nella quotidiana trasmissione del presidente Fugatti lascino il posto a dati scientifici come l’indice R0, l’indicatore che misura la trasmissibilità del virus. Dati di cui la Provincia dispone e che non rende noti, ma che sono invece importantissimi per programmare una ripartenza con rischi realmente contenuti  e per monitorare l’andamento dell’epidemia in Trentino”.

 

Tema, quest'ultimo, per cui i sindacati chiedono il confronto con i giornalisti: "Visto che ci avviamo verso una fase post emergenza riteniamo sia arrivato il tempo che la trasmissione televisiva quotidiana del presidente Fugatti lasci il posto a vere e proprie conferenze stampa con la possibilità di confronto con i giornalisti. Lo ha fatto anche la Protezione Civile nazionale, è l’occasione di farlo anche in Trentino"

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