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Per il Pil italiano calo senza precedenti (ma va meglio che altrove). Confesercenti: ''In Trentino servono interventi urgenti e politiche condivise''

Le stime dell'Istat dicono che a questo punto il calo dell'8% previsto dal Def per quest’anno sarebbe quasi un successo da raggiungere. Villotti: ''I dati trentini parlano già chiaro e le stime a livello nazionale non si discostano da quelle del nostro territorio''

Pubblicato il - 01 agosto 2020 - 16:02

TRENTO. C'è grande preoccupazione in Trentino per la caduta del Pil italiano nel secondo trimestre del 12,1% (e una variazione acquisita del prodotto interno lordo per tutto il 2020 che sarebbe pari a -14,3%). Un calo che si sta riscontrando anche in provincia di Trento e che mette in allarme Confesercenti: ''Chiediamo – spiega il presidente dell'associazione del Trentino, Renato Villotti – che la Giunta convochi un tavolo con le categorie per affrontare una situazione che necessita non solo di interventi urgenti, ma di piani e obiettivi strategici e di prospettiva. Ci sarà un’onda lunga della crisi che possiamo, e dobbiamo, prevedere e anticipare con interventi mirati e concreti''.

 

Un crollo, quello del Pil italiano, in linea con gli altri Paesi europei, ma che rischia di rivelarsi fatale per le ataviche difficoltà di crescita che stiamo vivendo da oltre 20 anni. E che potrebbe risentire della crisi internazionale se è vero che anche in Germania si è chiuso il trimestre peggiore di sempre dai tempi della guerra, con un calo del 10,1%. A livello italiano il calo del Pil francese che ha perso il 13,8% mentre molto peggio ha fatto la Spagna con un calo del 18,5%. Clamoroso il tonfo degli Stati Uniti il cui Pil crolla del 33%. In Europa il calo minore lo ha avuto la Lituania (-5,1%).

 

L'Italia, dunque, cade in recessione ma resta in piedi anche se quanto sta accadendo è un crollo peggiore delle aspettative, che pregiudica il raggiungimento del pur pesante -8% previsto dal Def per quest’anno, che a questo punto sarebbe un traguardo mantenere. Così l’Ufficio Economico Confesercenti commenta le stime Istat sul Pil del secondo trimestre. ''Evidentemente - spiega Confesercenti - il mese di giugno, nonostante alcuni indicatori anticipatori rilevassero il contrario, non è riuscito a riequilibrare la spinta negativa di aprile e maggio e la variazione acquisita finora nei primi sei mesi è del -14,3%. Sicuramente ci sarà un rimbalzo da qui a dicembre ma, visti i numeri, non bisogna dare niente per scontato.

 

I consumi delle famiglie, infatti, subiranno anch'essi una flessione che potrebbe sfiorare le due cifre, mettendo in ulteriore difficoltà commercio, turismo e mercato interno in generale. Anche i dati sull'inflazione confermano la frenata dei prezzi, con una variazione negativa per il terzo mese consecutivo, come conseguenza, principalmente, di cambiamenti dal lato dell’offerta ma in parte anche della caduta della domanda. “Non pensiamo che il Trentino sia esente dalle ricadute economiche negative che si stanno verificando in tutto il Paese – commenta il presidente della Confesercenti del Trentino, Renato Villotti - . I dati trentini parlano già chiaro e le stime a livello nazionale non si discostano da quelle del nostro territorio''.

 

Confesercenti ribadisce quindi che la politica debba fare un grande sforzo di trasparenza, velocità, efficacia. ''Conta - conclude - la capacità di creare le condizioni per una fase di sviluppo della nostra economia''.

 

I dati Istat sono impietosi: su base tendenziale, a giugno, si registra una diminuzione delle vendite del 2,2% in valore e del 3,5% in volume, determinata soprattutto dall'andamento dei beni non alimentari (-4,4% in valore e -4,8% in volume); le vendite dei beni alimentari registrano una lieve crescita solo in valore (+0,5%), mentre negativa risulta la dinamica in volume (-1,9%).

 

Per quanto riguarda i beni non alimentari, si registrano variazioni tendenziali piuttosto eterogenee tra i gruppi di prodotti. Gli aumenti maggiori riguardano le dotazioni per l’informatica, telecomunicazioni, telefonia (+15,1%) e mobili, articoli tessili e arredamento (+10,4%). Le flessioni più marcate si evidenziano, invece, per calzature, articoli in cuoio e da viaggio (-12,8%) e abbigliamento e pellicceria (-12,3%). 

 

Rispetto a giugno 2019, il valore delle vendite al dettaglio diminuisce dell’1,8% per la grande distribuzione e del 6,4% per le imprese operanti su piccole superfici. Le vendite al di fuori dei negozi calano del 5,9% mentre il commercio elettronico è in sostenuto aumento (+53,5%).

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