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Trento
02 giugno | 06:00

Da un ostello all’altro, l’accoglienza femminile in Trentino resta nell’emergenza: in 20 senza un posto letto, la promessa “zero donne in strada” si infrange nella realtà

Continue misure che sono servite fino ad oggi solamente a rincorrere un'emergenza senza riuscire a trovare una soluzione solida e strutturata. Nell'ultimo mese, dopo la chiusura della struttura in via della Saluga, la Provincia è corsa ai ripari trasferendo le donne in difficoltà  temporaneamente in ostelli e altre strutture ricettive con l'impegno del Servizio politiche sociali che le ha contattate una ad una appena si liberava un posto. Ad sono oltre 20 quelle in lista di attesa per un posto letto, un numero ben lontano dall'obiettivo "zero donne in strada"

TRENTO. Da una struttura all'altra, una notte hanno una stanza, quella dopo non lo sanno. In Trentino, per molte donne in condizioni di fragilità, l'accoglienza continua a essere un percorso precario fatto di soluzioni temporanee e continui spostamenti.

 

La Provincia non ha ancora trovato una soluzione e la promessa di 'zero donne in strada' va a sbattere contro la realtà che mostra un sistema che ancora non è riuscito a garantire risposte stabili e strutturate.

 

Nei mesi scorsi era stata decisa l'apertura permanente di Casa Paola e per l'inverno si era arrivati ad aprire le porte  della struttura in via della Saluga. Il 30 aprile, però, la chiusura dell'accoglienza invernale ha fatto tornare a galla il problema.

 

Di fronte al rischio concreto che venti donne si trovassero senza un tetto e costrette a dormire per strada, la Provincia è corsa ai ripari trasferendole temporaneamente in ostelli e altre strutture ricettive con l'impegno del Servizio politiche sociali che le ha contattate una ad una appena si liberava un posto in qualche struttura.

 

Un provvedimento, però, che sarebbe stato limitato al mese di maggio per evitare l'emergenza immediata, ma che non risolve il problema. A oggi, infatti, non è stato chiarito quali saranno le soluzioni dopo la scadenza dell'accoglienza temporanea, se è stata fatta una proroga, né se esista un piano strutturale per garantire continuità ai percorsi di queste donne.

 

Un continuo rincorrere l'emergenza per la quale la Provincia, almeno in questo momento, sembra non avere una soluzione. La politica “Zero donne in strada” è pressoché fallita e lo confermano i numeri di questi giorni allo sportello dell'accoglienza che mostrano (l'1 giugno)  tra le 20 e le 25 donne in attesa di un posto letto e le strutture, Casa Paola e Casa della Giovane, piene.

 

Il problema dell'accoglienza femminile non è nuovo ma va avanti da ormai quasi due anni. In passato erano state usate anche altre due strade: l’aumento dei posti letto ( in particolare con Casa Paola) e la modifica dei criteri di accesso. Misure che però si sono rivelate ancora una volta un tampone momentaneo. Dopo un primo calo delle richieste, infatti, la lista di chi attendeva un posto letto si era di nuovo gonfiata.

 

“Molte donne continuano a gravitare sui servizi di bassa soglia che si trovano a sopportare una grossa pressione” viene spiegato dalle associazioni che stanno seguendo quotidianamente il problema.

 

Ad inizio maggio di quest'anno la Pat aveva lanciato un nuovo percorso sperimentale di accoglienza per le donne richiedenti protezione internazionale che prevedeva anche un percorso con l’accertamento delle competenze lavorative con azioni di orientamento e accompagnamento all’inserimento occupazionale. Un'iniziativa lanciata con un breve comunicato di cui nessuno ha voluto parlare e di cui ad oggi non si hanno altre notizie.

 

Rimane da capire, in questo momento, quale sarà il futuro della struttura di via della Saluga  chiusa in modo graduale lo scorso mese. 

 

L'unica strada che si continua a percorrere è quella dell'emergenza proponendo risposte tampone e creando alla fine solo una fotografia impietosa di una politica che va avanti a colpi di slogan che ogni volta finiscono per sbattere sulla realtà: le liste d'attesa che crescono, le strutture sempre piene e le associazioni costrette a sopperire alle mancanze del pubblico e sempre più messe sotto pressione.

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