Accoglienza, donne spaventate e lasciate al freddo: "Si rincorre l'emergenza, manca una risposta strutturata. Cosa accadrà con la chiusura dei dormitori invernali?"
Quello che è successo a due ragazze non è un'eccezione. Ma un sintomo di una situazione che rischia di aggravarsi. Si tratta di due ragazze di circa 25 anni provenienti dal Nepal rimaste in strada e che sono state poi accolte dell'associazione Gruppo Albora. Ad oggi sono circa 70 i posti letto per l’accoglienza notturna femminile, non sono abbastanza e in questi mesi non si è trovata una soluzione per un'accoglienza più strutturata e stabile

TRENTO. Lasciate al freddo, al buio e spaventate. E' la drammatica situazione vissuta da due ragazze, entrambe provenienti dal Nepal, che nei giorni scorsi sono state trovate in strada dai volontari dell'associazione Albora che sono corsi immediatamente in loro aiuto.
Storie che parlano di fragilità e isolamento, persone che purtroppo si trovano senza una rete familiare, senza riferimenti, senza un luogo sicuro dove rifugiarsi. Si sono ritrovate a dormire all’aperto, esposte ai rischi della strada perché i posti letto nei dormitori della città per le donne sono ancora insufficienti. Le associazioni lo hanno denunciato più volte ma fino ad oggi, purtroppo, il problema non è stato risolto. Le strutture di accoglienza femminile sono perlopiù al completo.
Quello che è successo alle due ragazze, di circa 25 anni, non è un'eccezione. Ma un sintomo di una situazione che rischia di aggravarsi. Ad accoglierle, questa volta, è stata la prontezza dei volontari dell'associazione Albora che da tempo sta portando avanti il proprio impegno per le persone che si trovano in difficoltà.
Volontari che sempre più spesso sono costretti a rincorrere le emergenze chiedendo risposte strutturali e investimenti.
“Le due ragazze – spiegano in una lettera inviata al Consiglio provinciale di Trento - dopo aver presentato regolare domanda allo sportello specifico per le donne il 20 febbraio 2026, non sono state richiamate dalle strutture provinciali e sono rimaste senza una sistemazione per la notte. Intercettate in strada da alcuni cittadini di Trento, spaventate e fortemente infreddolite (una di loro stava male perché aveva preso troppo freddo), sono state accompagnate nella nostra sede, a Casa Grazia”.
Casa Grazia, viene spiegato nel documento inviato tramite Pec alla segreteria generale del Consiglio Provinciale, non è una struttura di accoglienza, ma la sede legale dell'associazione.
“Abbiamo deciso di aprire la nostra sede e adattarla a rifugio di fortuna – ha spiegato il presidente Luigi Torboli - solo per l’estrema urgenza e per il senso di responsabilità di non lasciare queste donne in strada, esponendole a gravissimi rischi di salute, maltrattamento e violenza. Questa accoglienza di emergenza è interamente sostenuta dai volontari con i propri stipendi privati”.
Un'accoglienza a cui dovrebbe rispondere la Provincia di Trento, ma che fino ad oggi, purtroppo, non è riuscita a mettere in campo una risposta strutturata nonostante, sottolinea Torboli “la protezione della donna debba essere una priorità assoluta e che mai una donna, dopo aver presentato formale domanda di aiuto, debba trovarsi abbandonata in strada”.
Sabato 21 febbraio l'associazione Gruppo Albora ha mandato una lettera al Consiglio provinciale per spiegare la situazione e per chiedere una presa di posizione e un intervento. Fino ad oggi, però, non è arrivata alcuna risposta. Della vicenda si è interessata anche la consigliera Lucia Coppola.
L'ACCOGLIENZA NOTTURNA FEMMINILE
La Provincia di Trento fino ad oggi non ha messo in campo una risposta strutturata per riuscire ad affrontare in maniera reale e concreta il problema dell'accoglienza per le donne senzatetto.
A fronte di un aumento delle richieste sono stati messi a disposizione nuovi posti. Ogni intervento in un primo momento ha consentito di svuotare le liste d'attesa, che dopo alcuni mesi però, sono tornate a crescere.
Ad oggi sono circa 70 i posti letto per l’accoglienza notturna femminile: 30 posti letto si trovano alla Casa tridentina della Giovane, altri 20 posti letto a Casa Paola (gestita dagli Amici dei senza tetto) e altri 20 posti letto si trovano al nuovo dormitorio di via Saluga messo in disponibilità da Caritas diocesana.
Quest'ultima struttura era stata pensata in via temporanea per riuscire a elaborare una risposta strutturata per affrontare l'accoglienza femminile non in maniera emergenziale. L'obiettivo, spiegano le associazioni impegnate nell’accoglienza, era quello di trovare una soluzione per non rincorrere il problema ma elaborare una presa in carico diversa.
Ad aprile la struttura di via Saluga dovrebbe chiudere (a meno che la Provincia non decida diversamente) e al momento non si sono trovate soluzioni alternative.
Quante altre donne, come le due nepalesi accolte dall'associazione Albora, dovranno dormire al gelo prima che l’emergenza smetta di essere chiamata così e diventi finalmente una priorità da affrontare in maniera diversa, più strutturata? A Trento quello che manca è una risposta stabile, chiara, strutturale. L'accoglienza delle donne non può dipendere dalla buona volontà di chi corre di notte a tappare le falle di un sistema che non si riesce a cambiare.












