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Salgono fatturato e valore di produzione in Trentino, impennata di imprese under 35, soprattutto al femminile e nell'artigianato. Depositi e crediti sotto la media nazionale

La recente crisi economica che ha interessato anche il Trentino, ha causato un considerevole aumento delle situazioni di crisi aziendale e fallimenti. Germania sempre il principale mercato. Il settore delle costruzioni sempre in difficoltà

Di Luca Andreazza - 10 luglio 2017 - 17:52

TRENTO. La congiuntura economica del Trentino nel 2016 è buona: il fatturato e il valore della produzione aumentano, così come è positivo il saldo tra iscrizioni e cancellazione delle imprese. Questo il quadro che emerge dai dati della Camera di commercio del capoluogo.

 

I risultati complessivi delle indagini trimestrali, condotte sul campione di imprese trentine, delinea un'evoluzione positiva: il fatturato è in aumento dell'1,6% rispetto al 2015, mentre il valore della produzione si contraddistingue per un +2,6%. Questa dinamica media annua ricalca sostanzialmente quanto mostrato dal tessuto provinciale nel biennio precedente 2014 e 2015, anche se la differenza più rilevante è che l'economia trae maggior stimolo dalla domanda interna, cioè locale e nazionale, mentre le esportazioni, pur rimanendo su valori elevati in termini assoluti, sono in leggera contrazione.

 

Nel 2016 il valore delle esportazioni trentine di merci è risultato pari a 3.386 milioni di euro, segnando una diminuzione dell’1,5% rispetto al 2015, periodo durante il quale le vendite all’estero avevano registrato una variazione tendenziale del 4,2%.

 

Nello stesso periodo, il valore delle importazioni di merci raggiunge i 2.156 milioni di euro con un incremento del 5,9% rispetto all’anno precedente. Il saldo della bilancia commerciale si attesta così sul valore di 1.230 milioni di euro in calo rispetto ai 1.402 milioni di euro del 2015. 

 

Il commercio al dettaglio (+10,3%) e quello all'ingrosso (+4,2%), il comparto estrattivo (+7,3%), i trasporti (+3,5%) e i servizi alle imprese e terziario avanzato (+1,3%) guidano la crescita relativamente al valore della produzione. In flessione le costruzioni (-4,8%), mentre il settore manifatturiero (+0,1%) mostra una sostanziale stabilità.

 

Simile l'andamento per quanto riguarda il fatturato, dove i settori del comparto estrattivo (+10,8%), del commercio al dettaglio (+6,7%) e all’ingrosso (+5,6%), dei trasporti (+4,8%) e dei servizi alle imprese e terziario avanzato (+3,1%) fanno la parte del leone. Negative invece le variazioni delle costruzioni (-2,8%) e del comparto manifatturiero (-1,9%).

 

Il mercato locale incide in misura rilevante per il comparto delle costruzioni assorbendo il 79,1% dell’ammontare complessivo del fatturato realizzato, contro il 20,7% del mercato nazionale. Anche il settore dei servizi alle imprese e del terziario avanzato presenta una forte rilevanza della clientela in provincia a quota 54,6%.

 

L’ambito locale è un'area privilegiata di attività anche per il commercio all’ingrosso che concentra il 68,2% delle proprie vendite sul mercato provinciale, il 28,4% su quello nazionale, mentre le esportazioni incidono per un 3,4%. Il mercato locale appare molto importante anche per un altro comparto che presenta comunque valori significativi anche nel mercato italiano. Si tratta del settore estrattivo, che registra una quota pari al 64,1% di vendite locali, mentre le vendite nazionale e quelle estere si fermano rispettivamente al 21,3% e al 14,6%.  

 

Al contrario le imprese manifatturiere si rivolgono maggiormente all'estero: il peso della componente nazionale è, infatti, molto rilevante (33,0% dei ricavi ottenuti), come molto consistente (42,4%) risulta la percentuale di vendite effettuate all’estero contro il 24,6% locale. Questo settore si conferma la componente del tessuto industriale trentino maggiormente legata al contesto internazionale.

 

Anche le imprese di trasporto si orientano oltre i confini nazionali risultano anche le imprese di trasporto che raccolgono il 36,9% dei propri ricavi sulle tratte internazionali e il 45,6% su quelle nazionali, mentre l’ambito provinciale incide per il 17,5%.

 

Per quanto riguarda le aree di interscambio, l’Unione europea (28 Paesi) assorbe, nel 2016, quasi il 66% delle esportazioni e l’82% delle importazioni. L’Unione europea rappresenta quindi la principale direttrice per l’interscambio di merci con l’estero. Al primo posto della graduatoria dei principali Paesi per valore di export rimane sempre la Germania che rappresenta per il territorio provinciale il mercato verso cui si sono dirette merci per un valore che supera i 568 milioni di euro, pari al 16,8% delle vendite effettuate sui mercati internazionali.

 

A grande distanza seguono gli Stati Uniti con circa 349 milioni di euro (pari al 10,3% delle esportazioni complessive), la Francia con 311 milioni di euro (pari al 9,2%) e il Regno Unito con 296 milioni di euro (pari all’ 8,8%).

 


Se si prende in considerazione la classe dimensionale, le imprese più piccole sono i soggetti economici più orientati ai mercati locali (77,9% del totale delle vendite). Le imprese più grandi invece presentano la maggiore vocazione internazionale (29,9%), ma con una significativa presenza anche locale (39,3%), dovuta alle imprese del commercio al dettaglio e dei servizi.

 

Il capitolo occupazione nel 2016 si caratterizza per un andamento complessivamente stagnante. Solo la parte centrale dell’anno mostra dei segnali di timida ripresa, ma limitatamente a determinati settori e classi dimensionali. 

 

Su base tendenziale, risultano particolarmente rilevanti i cali occupazionali nel comparto edile (-4,5%) e estrattivo (-4,0%). Negativo, ma in modo più contenuto, il commercio al dettaglio (-0,4%). In crescita, rispetto all’anno precedente, il numero degli addetti dei servizi alle imprese e terziario avanzato (+2,5%), del manifatturiero (+1,0%) e, seppur con valori più modesti, anche quello dei trasporti (+0,8%) e del commercio all’ingrosso (+0,3%).


Per classi dimensionali, le imprese più piccole hanno evidenziato le maggiori difficoltà registrando una variazione dell’occupazione negativa (-2,9%). Positiva la situazione delle imprese di maggiori dimensioni, soprattutto quelle con un numero di addetti superiore a 50 (+2,4%), mentre quelle con un numero di addetti compreso tra 11 e 50 vedono aumentare il numero dei loro occupati dell’1,2%.


 Le ore lavorate sono invece complessivamente in aumento su base annua del +1%, trainate in particolare dal secondo trimestre del 2016.


In Provincia il numero dei disoccupati nel 2016 è pari a 17 mila unità, in leggera diminuzione rispetto all’anno precedente (-0,1%), con un aumento degli uomini senza lavoro (4,3%) e un calo delle donne in cerca di occupazione (-4,7%).

 

Nel complesso i disoccupati sono per il 54% uomini e per il 46% donne. In lieve contrazione sono anche gli occupati che passano dai 233 mila del 2015 ai 231 mila dello scorso anno (-0,6%), con una sostanziale stabilità degli uomini (+0,2%) e una flessione delle donne (-1,5%).

 

Dal punto di vista dei settori, l’unico a mostrare una crescita occupazionale, è quello dei servizi. In particolare è il 'commercio e alberghi e ristoranti' a registrare l’incremento maggiore (+3,3%). Il settore delle costruzioni mostra, invece, ulteriori perdite nel numero degli occupati (-5,4%). Il tasso di occupazione resta sostanzialmente fermo al 66% (66,1% nel 2015), pari a circa nove punti percentuali in più rispetto a quanto osservato a livello nazionale (57,2%).

 

In lieve calo le forze lavoro, cioè le persone che lavorano o cercano un’occupazione, che passano dai 250 mila del 2015 ai 248 mila dell’ultimo anno (-0,5%)


Nessuna variazione, rispetto all’anno precedente, per il tasso di disoccupazione che si conferma al 6,8%.  I dati occupazionali della Provincia, in coincidenza con l’inizio della crisi economica del 2009, evidenziano un progressivo peggioramento.

 

Il tasso di disoccupazione registra un aumento di oltre tre punti percentuali negli ultimi sette anni passando dal 3,5% del 2009 al 6,8% del 2016. Si tratta di un dato comunque contenuto se confrontato con il valore medio  nazionale (11,7%).

 

Dall’andamento del mercato del lavoro emerge inoltre un’importante criticità legata ai disoccupati nella fascia di età tra i 15 e i 24 anni che è pari al 24,2% nel 2016. Si tratta di un dato in linea con quello europeo e notevolmente più contenuto di quello medio italiano e di molte altre realtà nazionali, ma rappresenta comunque un rilevante elemento di debolezza dal punto di vista sociale.

 

 

Il 2016 si chiude positivamente per il tessuto imprenditoriale trentino: il saldo tra iscrizioni e cancellazioni pari a +204 unità. Si conferma quindi quanto rilevato nel 2015, vale a dire l’interruzione del processo che, a causa della crisi economica e per otto anni consecutivi, ha eroso circa il 5% delle imprese presenti sul territorio provinciale.


Il sistema imprenditoriale a fine dicembre arriva a contare 51.749 aziende registrate e 63.681 localizzazioni. Il tasso di crescita delle imprese si attesta intorno a +0,4%, un valore inferiore al dato medio nazionale (+0,7%), ma migliore rispetto a quanto fatto registrare dal Nord Est (-0,1%).

 

Nel dettaglio il 2016 saluta la nascita di 3.011 imprese, il 5,2% in più rispetto a quelle nate nell’anno precedente. Le cessazioni invece sono 2.807, che si traduce in +14,7% rispetto a quanto rilevato nel 2015, anno nel quale le cessazioni toccano il minimo storico degli ultimi quindici anni.

 

Le imprese giovanili, cioè quelle condotte da persone con meno di 35 anni di età, a fine 2016 sono 4.953, vale a dire il 9,6% delle imprese registrate in provincia. Nel corso dell’anno appena concluso una nuova attività su tre è aperta da un giovane: 1.059 su 3.011, con un tasso di crescita del 2,8%.  

 

Il contributo di queste imprese è fondamentale per mantenere positivo il saldo tra iscrizioni e cessazioni: il saldo delle imprese under 35, infatti, è pari a 713 unità contro un valore complessivo di 204. I settori a maggiore concentrazione di imprese giovanili sono l’agricoltura e le attività connesse (20,1% del totale delle imprese guidate da giovani), il commercio (17,7%) e le costruzioni (15,0%).

 

All’interno dell’universo delle imprese degli under 35, risultano particolarmente diffuse quelle a conduzione femminile che rappresentano quasi il 25,3%. Interessante risulta essere anche l’incidenza dell’imprenditoria giovanile straniera (comunitaria ed extra Ue) che, con le sue 774 imprese registrate, rappresenta il 15,6% del totale dell’imprenditoria giovanile.

 

Un altro importante elemento che emerge dall’analisi di questa tipologia di aziende è rappresentato dal fatto che il 31,7% ha carattere artigiano. La presenza di un comparto giovane così rilevante rappresenta un importate segno di rinnovamento per il mondo dell'artigianato che per molti aspetti è uscita ridimensionata dalla recente crisi.


La recente crisi economica che ha interessato anche Il Trentino, ha causato un considerevole aumento delle situazioni di crisi aziendale che nei casi più gravi si sono tradotte in fallimenti. Nell’anno appena trascorso, le aperture di fallimenti (comprese le liquidazioni coatte amministrative delle società cooperative), sono, infatti, complessivamente 145, il valore più elevato registrato in provincia, almeno in anni recenti.

 

Le sentenze di fallimento hanno interessato 12 ditte individuali e 133 società. L’analisi territoriale evidenzia come il capoluogo risulti il Comune con il maggior numero di imprese fallite (41), seguito da Rovereto (16) e Arco (8). I Comuni di Pergine, Nomi e Mezzolombardo sono interessati da 4 fallimenti ciascuno, mentre tre hanno coinvolto i comuni di Ala e Riva del Garda.

 

Gli altri Comuni della provincia sono stati interessati dai restanti 62 fallimenti. Per quanto riguarda i settori, l’edilizia rappresenta il comparto maggiormente colpito da questo ingente numero di fallimenti.

 

Le imprese di costruzioni o gli impiantisti dichiarati falliti sono ben 46, alle quali si aggiungono 18 società immobiliari. Complessivamente, quindi, 64 aziende che rappresentano oltre il 44% del totale delle procedure considerate. Seguono il manifatturiero con 29 fallimenti e il commercio all’ingrosso e al dettaglio con 20. Tra i settori coinvolti figurano anche gli alberghi, bar e ristoranti (10 fallimenti), i trasporti (4), le attività professionali scientifiche e tecniche (5), i servizi di supporto alle imprese (5), i servizi di informazione e comunicazione (4) e gli altri settori (4).

 

Per quanto riguarda il capitolo dei crediti e del risparmio, in Trentino il rapporto delle sofferenze sugli impieghi registra, a partire dal 2009, un deciso peggioramento, ulteriormente proseguito nel corso degli ultimi anni, attestandosi nel 2016 all’11,4%.

 

Questo dato segnala che il mercato del credito sta ancora attraversando una fase di difficoltà e, per il secondo anno consecutivo, la situazione provinciale appare peggiore rispetto a quella media nazionale, dove le sofferenze risultano essere il 10,6% degli impieghi.

 

I depositi in essere presso le aziende di credito operanti in provincia di Trento ammontavano, al 31 dicembre 2016, a 15.179 milioni di euro, con un consistente incremento del +12,9% rispetto alla stessa data dell’anno precedente. In particolare sono aumentati i depositi sottoscritti dalle società finanziarie diverse da istituzioni finanziarie monetarie (+43,6%). Il 69,2% dei depositi proviene dalle famiglie, mentre un altro 20,1% dalle società non finanziarie.
 
Gli impieghi ammontano invece a 18.892 milioni di euro, con un lieve calo rispetto all’anno precedente (-0,4%). Il primato nel ricorso ai prestiti spetta alle società non finanziarie con il 59,1% del totale, seguono le famiglie con il 38,8%. Le prime evidenziano un lieve calo nel ricorso al credito rispetto al 2015   (-0,6%), mentre le seconde ne segnalano un lieve aumento (+0,4%).

 

La dinamica degli ultimi anni trova conferma anche nel 2016: l’aumento dei depositi e la riduzione dei crediti mette in evidenza come da parte delle banche ci sia oggi più prudenza nel concedere credito rispetto al passato. L’altra faccia delle medaglia è rappresentata dalla minor richiesta di credito da parte delle imprese dovuta probabilmente alla ridotta fiducia nelle prospettive di crescita dell’economia.  
 

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