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| 13 nov 2021 | 12:26

I sindacati: ''Grave e incomprensibile l’ostilità della Pat: lo stato di agitazione e il possibile sciopero dei comparti pubblici è esclusiva responsabilità di Fugatti''

Un'apertura alla trattativa per il rinnovo del contratto di lavoro del pubblico impiego considerata dalle parti sociali solo di facciata. Le 8 Federazioni sindacali Fp Cgil, Flc Cgil, Cisl Fp, Cisl Scuola, Uil Fpl Sanità, Fenalt, Nursing Up, Satos del Trentino hanno formalizzato nelle scorse ore al Commissario del Governo e agli enti dei comparti pubblici lo stato di agitazione

di Redazione

TRENTO. Proclamato lo stato di agitazione del personale di tutti i settori, sono state attivate le procedure per il tentativo di conciliazione previsto dalla legge. Le 8 Federazioni sindacali Fp Cgil, Flc Cgil, Cisl Fp, Cisl Scuola, Uil Fpl Sanità, Fenalt, Nursing Up, Satos del Trentino hanno formalizzato nelle scorse ore al Commissario del Governo e agli enti dei comparti pubblici – Autonomie Locali, Scuola, Sanità e Ricerca – questa decisione.

 

"E’ una strada obbligata - dicono I segretari Luigi Diaspro (Fp Cgil) e Cinzia Mazzacca (Flc Cgil), Giuseppe Pallanch (Cisl Fp) e Stefania Galli (Cisl Scuola), Giuseppe Varagone (Uil Sanità), Maurizio Valentinotti (Fenalt), Cesare Hoffer (Nursing Up) e Ennio Montefusco (Satos) - a causa del perdurare dell’assenza di risposte della giunta sui tanti temi che affliggono i comparti pubblici trentini, a partire dal blocco dei rinnovi contrattuali 2019/2021 scaduti il 31/12/2018. Malgrado le tante iniziative unitarie di questi anni per sollecitare lo stanziamento delle risorse necessarie si è arrivati all’ultima legge di stabilità utile con il mero consolidamento dell’indennità di vacanza contrattuale, uno schiaffo in faccia ai quasi 40 mila dipendenti pubblici trentini e rispettive famiglie".

 

Un'apertura alla trattativa per il rinnovo del contratto di lavoro del pubblico impiego considerata dalle parti sociali solo di facciata, un voltafaccia rispetto alle dichiarazioni all’indomani della grande manifestazione del 26 ottobre. "Stracciato il Protocollo di intesa del 2020 firmato dallo stesso Fugatti che prevede lo stanziamento di 67 milioni a regime per il 2019/2021, ignorati i distinti finanziamenti necessari per il personale docente delle istituzioni scolastiche provinciali, per le progressioni di carriera e per la revisione dell’ordinamento professionale, per le indennità di funzione nella sanità, per la proroga, almeno fino a giugno 2022, dei contratti sull'organico Covid nella scuola e almeno fino a dicembre 2022 nella sanità. Il Ddl di stabilità per il 2022 prevede esclusivamente risorse per il triennio 2022/2024: di fatto si concretizza il blocco triennale dei contratti pubblici trentini, un fatto politicamente e amministrativamente rilevante che rappresenterebbe un precedente inaccettabile per la nostra Autonomia speciale".

 

Da qui la decisione delle otto federazioni sindacali di proseguire le manifestazioni e le mobilitazioni. "Rammentiamo per l’ennesima volta la direzione opposta seguita dal governo nazionale - spiegano i sindacati - che ha radicalmente cambiato rotta sul pubblico impiego rispetto al passatostanziando risorse già negli anni 2019, 2020 e 2021 per un aumento medio del 4,07%, riconoscendo gli anni di precariato e gli scatti programmati nella scuola, stanziando risorse per i professionisti della sanità e ora, con la manovra 2022, incrementando finanziamenti per accessori, assunzioni e valorizzazione professionale. Come pure in Alto Adige il triennio 2019/21 è stato completamente finanziato e con l’attuale manovra ci sono già le risorse per il triennio 2022/2024. In questo quadro è oggettivamente impossibile non stigmatizzare una scelta politica ben precisa che tende a mortificare e dequalificare l’intero settore pubblico sul territorio a favore di altri settori di maggiore interesse e consenso elettoralistico".

 

Nelle assemblee di posto di lavoro e, per ultimo, nel corso della manifestazione provinciale unitaria del 26 ottobre in piazza Dante a Trento, spiegano le parti sociali, infermieri, Oss, tecnici, operai, amministrativi, funzionari, polizia locale, Forestali, vigili del fuoco, cantonieri, persone che hanno assicurato e assicurano i servizi sul territorio anche a costo di gravi sacrifici personali hanno espresso tutta la loro amarezza e delusione, e hanno dato ampio mandato al sindacato per contrastare con ogni mezzo queste scelte punitive.

 

"A chi parla di possibili mediazioni rispondiamo con la voce dei lavoratori: nessuna mediazione è possibile, il triennio 19/21 va finanziato e rinnovato come nel resto del Paese, i lavoratori pubblici del Trentino non sono secondi a nessuno", concludono Diaspro e Mazzacca, Pallanch e Galli, Varagone, Valentinotti, Hoffer e Montefusco.

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