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Paolo Collini, i giovani e il Recovery Plan. Intervista all'ex rettore dell'Università: ''Ai giovani dico di non essere pessimisti. Cruciale il tema dell'ambiente''

Intervista all'economista che dal 2008 fa parte del comitato editoriale del Festival dell'Economia

Di Ilaria Bionda/ Agenzia di Stampa Giovanile - 05 giugno 2021 - 11:30

TRENTO. Ex rettore dell’Università degli Studi di Trento, l’economista Paolo Collini crede nel ritorno dello Stato nell’economia ma spera “con la saggezza di fare ciò che è bene fare, superando qualche dogma e cercando di non avere gli eccessi che si sono avuti in un passato anche non troppo lontano”. Collini ha studiato e lavorato all’Università Ca’ Foscari di Venezia e dal 2008 fa parte del comitato editoriale del Festival dell’Economia di Trento. In questa intervista spiega che l’università dovrebbe essere anche luogo di formazione alla cittadinanza attiva. “La formazione non deve riguardare solo gli aspetti tecnici ma anche quelli che contribuiscono a costruire personalità e valori: quello che l’università fa, deve farlo trasmettendo valori positivi, tra cui quello della sostenibilità ambientale.”

 

Il titolo di questa edizione del Festival dell’Economia è “Il ritorno dello Stato”. Secondo lei, di che tipo di Stato si tratta?

 

Si tratta di uno Stato che deve avere a cuore la salute dei cittadini, soprattutto dopo le conseguenze drammatiche della pandemia. Occuparsi della salute pubblica è uno dei tanti compiti dello Stato sin dalle sue origini, da prima che avesse l’ampio numero di compiti che ha oggi. Non tutti gli Stati sono però così; nel mondo non europeo ci sono tradizioni diverse. In uno Stato come il nostro, oltre alla salute, ci sono tanti elementi di welfare – l’assistenza agli anziani (anche economica, con le pensioni), l’educazione, la formazione, la difesa – che rappresentano le grandi funzioni dello Stato come lo concepiamo e che ritorna. In generale si stavano affermando teorie liberiste e tese a garantire la libera concorrenza sul mercato, per le quali lo Stato dovrebbe tenersi fuori il più possibile. In questo momento, però, tali regole sono derogate e sospese e vi sono numerosi aiuti statali per imprese come, ad esempio, le compagnie aeree, oggi completamente sussidiate. È in questo modo, quindi, che lo Stato ritorna nell’economia, ma spero che il tutto avverrà con la saggezza di fare ciò che è bene fare, superando qualche dogma e cercando di non scadere negli eccessi che ci sono stati in un passato anche non troppo lontano.

 

In questo periodo si parla molto di Recovery Plan. Che spazio dovrebbero avere le politiche rivolte ai giovani in questo piano di ripresa?

 

Il Recovery Plan si chiama ufficialmente “Next Generation EU” e guarda, dunque, alle generazioni future, interessando direttamente, e principalmente, i giovani. Mira a dare alle nostre economie e ai nostri sistemi una spinta, non solo in termini di aiuti – utili principalmente per il presente – ma anche in termini di capacità di produrre maggiore ricchezza in futuro e di produrla in modo più sostenibile. Uno dei grandi obiettivi del Recovery Plan è, difatti, proprio la sostenibilità ambientale. I giovani sono interessati perché è il loro futuro a essere in gioco, anche in termini economici poiché gli investimenti andranno restituiti: due terzi sono a debito e il restante terzo è a fondo perduto (dunque restituito dall’Unione Europea e di conseguenza, in parte, anche dall’Italia).  Saranno le nuove generazioni a vivere le società del futuro che dovranno essere più sostenibili dal punto di vista ambientale e garantire allo stesso tempo una crescita economica e un benessere analogo a quello ottenuto sfruttando le risorse non rinnovabili.

 

Lei ha appena terminato il mandato da rettore dell’Università di Trento, dunque è stato spesso in stretto contatto con gli studenti. In che modo ritiene possibile sensibilizzare i giovani sulle tematiche ambientali nel contesto universitario?

 

L’università in questo non è stata bravissima e mi prendo anche le mie responsabilità, dovrebbe pensare di essere un luogo di formazione e, in quanto tale, fornire valori alle persone. La formazione, infatti, non deve incentrarsi solo sugli aspetti tecnici ma anche su quelli che servono a sviluppare personalità e valori: quello che l’università fa, deve farlo trasmettendo valori positivi, tra i quali anche quello della sostenibilità ambientale. Quello che dico sempre ai ragazzi, spesso pessimisti sul futuro, è di riflettere sul fatto che sono la generazione che è stata meglio in assoluto. È necessario però pensare che c’è qualcosa dopo, anche i giovani devono imparare che bisogna guardare oltre. A essere fondamentali sono i comportamenti individuali: bisogna essere promotori di politiche e regole, ma prima di tutto è necessario pensare che la società è composta da tanti individui che vivono assieme e interagiscono in un modo che dipende proprio dai comportamenti individuali. Dobbiamo trasmettere i valori anche con l’esempio e per questo l’università ha implementato la raccolta differenziata e un piano di sostenibilità ambientale; potremmo sicuramente fare di più anche, e soprattutto, per far vedere che si può sempre fare di più.

 

Quale pensa sia il filo rosso che collega giovani, ambiente e economia?

Prima di tutto il tema dell’ambiente è un tema del futuro, è il futuro ad essere a rischio, il presente meno perché noi stiamo ancora relativamente bene, continuiamo a consumare le risorse non riproducibili. Nessuno più dei giovani è interessato a questo perché il futuro è soprattutto loro, dei ragazzi e delle ragazze che hanno davanti a sé un’aspettativa di vita molto lunga, grazie allo straordinario progresso della società. Noi tutti siamo interessati al futuro perché le nuove generazioni sono anche le nostre generazioni, guardare avanti è una responsabilità di tutti. L’economia è fondamentale perché è ciò che ha contribuito a creare il benessere straordinario in cui ci troviamo oggi, che comprende anche numerosi consumi non indispensabili. L’economia ha un ruolo: comprendere come portare verso uno sviluppo economico (nonostante i debiti e i fardelli del passato) che sopporti i costi di sostenibilità ambientale e che sia efficiente. Il nostro benessere, infatti, è tale poiché si basa su un sistema economico efficiente. Oggi questa efficienza deve rivolgersi primariamente alla sostenibilità ambientale, quindi il modello economico, gli incentivi e i meccanismi devono essere guardati non solo per preservare e garantire libertà economica e aumento ricchezza, ma anche per una crescita e un benessere economico che si accompagnano al benessere delle generazioni future.

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