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| 02 set 2022 | 06:01

Caro bollette, l'Ad di Dolomiti Energia: “Costretti a rescindere alcuni contratti a prezzo fisso, in due mesi aumenti del 400%"

Costo di gas ed energia alle stelle e produzione idroelettrica dimezzata a causa della siccità: da Dolomiti Energia arriva la rescissione di alcuni contratti a prezzi fissi stipulati in regime di libero mercato. L'Ad della compagnia Marco Merler a il Dolomiti: "Purtroppo è stata una scelta obbligata, i costi sono decuplicati". Ecco cosa sta succedendo

TRENTO. “Purtroppo è stata una scelta obbligata: abbiamo atteso a lungo, più a lungo di molti altri, sperando che si trattasse di una fase transitoria ma il contesto è andato completamente fuori scala. I costi sono decuplicati”. Sono queste le parole del presidente ed Amministratore delegato di Dolomiti Energia Marco Merler, mentre sono diversi i clienti anche che nell'ultimo periodo hanno ricevuto dalla compagnia di fornitura la comunicazione di recesso unilaterale dei contratti a prezzo fisso in essere. Una decisione, come detto, motivata proprio dall'impennata dei costi registrati in questa fase di pesante crisi energetica, e che riguarda in sostanza alcuni dei contratti 'fissi' stipulati in regime di libero mercato prima dei recenti vertiginosi aumenti. “Il prezzo fisso non prevede volumi di consumo prefissati – dice Merler – ed una situazione del genere oggi è purtroppo insostenibile. La rescissione è una possibilità prevista in tutti i contratti ma si tratta comunque di casistiche molto diversificate tra loro, che abbiamo cercato di limitare al minimo, in prevalenza a chi si ritrovava con prezzi molto 'vecchi'”. Una misura in qualche modo 'emergenziale' quindi, mentre la crisi energetica ha spinto i commercianti negli ultimi giorni ad esporre in vetrina gli aumenti in bolletta (Qui Articolo) e le previsioni per quanto riguarda l'autunno e l'inverno nel mercato energetico europeo, come noto, non sono certo rosee.

 

“Per poter dire con precisione cosa succederà nei prossimi mesi – continua l'Ad di Dolomiti Energia – ci vorrebbe la sfera di cristallo. Quello che possiamo dire è che attualmente si stanno verificando movimenti di prezzo incredibili: per quanto riguarda il costo del gas, come materia prima, il valore è aumentato circa del 400% in appena due mesi. Si tratta di oscillazioni che non si riescono a gestire in termini di mercato”. Alla base c'è anche il grande timore che la Russia di Putin possa chiudere totalmente i rubinetti portando, dice Merler: “Alla mancanza 'fisica' di gas, un timore che scatena in questo momento questi forti rincari sul mercato dell'energia”. Rincari che poi si riflettono inevitabilmente anche sul costo dell'energia prodotta da altre fonti, come le rinnovabili, anche se eolico, solare e idroelettrico non risentono direttamente del prezzo dei combustibili fossili. “Per quanto riguarda l'energia – spiega infatti Merler – il prezzo è unico a livello nazionale, indipendentemente dalla fonte di produzione. Ed a trascinare in alto il costo è proprio il gas, visto che nel nostro Paese in generale vale per quasi la metà della produzione energetica”. Va poi sottolineato che da gennaio 2022, dice l'Ad di Dolomiti Energia: “E' intervenuto il governo, imponendo ai produttori di restituire al Gse (Gestore dei servizi energetici) la differenza tra il prezzo di mercato attuale e la media 'storica' dei prezzi”.

 

Per questo i rincari in bolletta riguardano inevitabilmente anche chi, per esempio, ha sottoscritto contratti che assicurano una fornitura al 100%  di energia ricavata da fonti rinnovabili. Attualmente a livello europeo si sta discutendo ampiamente della possibilità di portare avanti, nel mercato energetico, una politica di 'decoupling', puntando quindi a slegare il prezzo del gas da quello dell'energia elettrica: “Potenzialmente potrebbe essere una mossa in grado di portare qualche tipo di mitigazione del rischio – precisa però Merler – ma in tutta onestà faccio fatica a capire come potrebbe funzionare questo meccanismo, visto che si verrebbero a determinare due diversi prezzi dell'energia, uno (quello dell'energia prodotta da fonti rinnovabili) di molto inferiore rispetto all'altro. Non dobbiamo poi dimenticare che a livello italiano, ed anche in Trentino, in diversi periodi dell'anno dobbiamo comunque ricorrere a fonti estere per l'approvvigionamento energetico”. Al quadro appena delineato bisogna infine aggiungere anche le conseguenze della grande siccità che negli ultimi mesi ha interessato il nostro Paese, svuotando di fatto i bacini idroelettrici. Con effetti estremamente significativi soprattutto in territori come il Trentino.

 

“Quest'anno – spiega infatti Merler – la produzione di energia idroelettrica è pari a circa la metà del normale, proprio perché veniamo da un periodo di grande siccità. Come Provincia, in condizioni normali, Trento è tendenzialmente autosufficiente su base annua o è addirittura in grado di produrre più energia di quanta ne consuma (anche se, va ricordato, il nostro territorio non è ovviamente isolato ed è connesso al sistema elettrico italiano ed europeo). Quest'anno invece siamo sotto”. La paura maggiore per i prossimi mesi è ovviamente il razionamento, ma l'impennata dei prezzi in questa fase, conclude Merler: “E' già una forma di auto-razionamento, visto che i vari attori sono obbligati a ridurre i consumi. Il risparmio quest'anno diventa infatti un obbligo non solo per il portafoglio e per l'ambiente, ma anche per riuscire a far fronte a questa emergenza. Il tema del razionamento vero e proprio è legato alla carenza fisica del prodotto, ed è evidente che se questa eventualità dovesse realizzarsi bisognerà decidere a chi, e come, garantire gli approvvigionamenti”

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