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Guerra Ucraina, la Russia trascina nella crisi l'Asia centrale ma guarda alla Cina per l'economia: ''Mosca è in un angolo perché avrebbe un ruolo subalterno a Pechino''

Matteo Zola, esperto di Europa centro-orientale e area post-sovietica: "La Cina sta costruendo la via della Seta perché vuole avere rapporti commerciali con l'Europa, il più grande mercato mondiale. E forse non conviene nemmeno uno scontro aperto con Washington: un conto è rappresentare un modello antagonista e un altro conto è diventare un modello ostile di sistema economico"

Di Luca Andreazza - 22 marzo 2022 - 19:48

TRENTO. "La frattura tra Occidente e Russia può compromettere i rapporti per generazioni però un ipotetico spostamento a oriente di Mosca non è un'operazione così banale". A dirlo Matteo Zolaesperto di Europa centro-orientale e area post-sovietica e giornalista per l'Osservatorio Balcani Caucaso. "E' evidente la prudenza della Cina e degli Stati asiatici nell'orbita dell'ex Unione Sovietica e un nuovo equilibrio non va escluso a priori ma certamente il mercato dell'Unione europea ha una portata ben diversa rispetto a quella parte di mondo".

 

L'occidente ha risposto all'aggressione militare della Russia con sanzioni durissime: il Rublo è crollato, c'è stata una corsa al contante e Putin sembra aver virato su una politica monetaria basta su alti tassi di interesse e controlli sui capitali. La Borsa di Mosca non ha più riaperto dai giorni successivi all'ingresso dell'esercito del Cremlino in Ucraina.

 

Questi scenari sono simili a un altro evento destabilizzante, quella volta esterno, che aveva portato la Russia alla crisi finanziaria e alla recessione economica nel 1998, allora dettata dalla crisi nei Paesi del Sud-Est asiatico e della Corea del Sud. A quell'epoca, però, Mosca poteva vantare il sostegno delle istituzioni internazionali e dei mercati finanziari. Un credito questa volta evaporato con la guerra a Kyiv.

 

La Russia rischia il default mentre la Banca mondiale ha rilasciato le sue previsioni sull'andamento dei flussi di rimesse nel 2022 con impatti anche nell'Asia centrale e Mosca che rischia di trascinare svariati partner nelle difficoltà: se prima del conflitto la prospettiva era di un aumento verso Kazakistan, Uzbekistan e Tagikistan a rispettivamente +7%, +3% e +2%, con il conflitto la previsione è di -17%, -21% e -22%.

 

A eccezione del Kirghizistan, nettamente filo-russo, e del silenzio del Turkmenistan, tutti gli altri Stati confermano la neutralità tra la paura di Mosca e l'esposizione crescente verso Pechino. E a livello internazionale il ruolo della Cina sembra ancora da scrivere.

 

"Subito dopo la dissoluzione dell'Unione sovietica - dice Zola - il Cremlino ha stretto una sinergia molto forte con la Germania e poi le partnership si sono allargate al resto dell'Unione europea nei decenni. Non dimentichiamo che Romano Prodi alla guida della Commissione europea si era schierato per una necessaria collaborazione con Mosca, un atteggiamento confermato da Angela Merkel ma Berlino ha responsabilità enormi dai tempi di Gerhard Schroeder con la costruzione del gasdotto Nord-Stream I a bypassare le altre Nazioni che orbitano in quella regione. Questa instabilità è frutto di una lunga stagione ambigua da parte di quasi tutte le forze politiche occidentali".

 

La tensione Occidente-Russia è naturalmente altissima e questo potrebbe indurre Mosca a spostare ancora di più l'asse verso Oriente e rafforzare gli accordi già firmati con Pechino. Con l'Europa, oggi fortemente legata al Cremlino per la fornitura di energia, gas e petrolio, che rimette in discussione tutti i modelli fin qui messi in pratica dalla Caduta del muro di Berlino.

 

"Un eventuale spostamento più forte verso Cina e India è da valutare nella realtà dei fatti. I due Paesi asiatici prima di tutto non hanno relazioni serene e quindi è un percorso da costruire. Poi la Russia è un nano economico e con Pechino, un gigante economico, reciterebbe un ruolo di subalternità molto forte che forse non conviene a Mosca fino in fondo. Inoltre - evidenzia l'esperto di Europa centro-orientale e area post-sovietica e giornalista per l'Osservatorio Balcani Caucaso - se il Cremlino dovesse continuare a restare così isolato nei rapporti commerciali e senza grosse alternative, la Cina sa fare molto bene i propri interessi e quindi strapperebbe prezzi decisamente convenienti e la Russia accuserebbe ulteriori perdite". 

 

Poi c'è da valutare la relazione Cina-Stati Uniti-Europa. "Il governo di Pechino - dice Zola - sta costruendo la via della Seta perché vuole avere rapporti commerciali con l'Europa, il più grande mercato mondiale. E forse non conviene nemmeno uno scontro aperto con Washington: un conto è rappresentare un modello antagonista e un altro conto è diventare un modello ostile di sistema economico. Insomma, la Russia rischia ancora di più un colpo micidiale con l'invasione in Ucraina". 

 

L'emergenza Covid e la guerra in Ucraina sembra aver compattato l'Unione europea, forse vicina a compiere un altro step verso un sistema più integrato e moderno. Ci sarà uno scatto d'orgoglio? "E' presto per dirlo, ci sono possibilità interessanti ma bisogna vedere se è solo una congiuntura o se una volta terminate le emergenze gli interessi nazionali ritorneranno a prevalere rispetto a quelli comunitari", conclude Zola. 

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