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La cucina 100% vegetale arriva anche ad alta quota al rifugio Vajolet. "I primi anni c'era un odio ingiustificato per chi mangiava vegano. Oggi i tempi sono cambiati"

Dai ravioli di cavolfiore alla sacher. Nel menù del rifugio Vajolet, a 2.243 metri di quota, è possibile trovare tantissime opzioni per persone che seguono un'alimentazione 100% vegetale o che hanno allergie. La gestrice Karin Dallapiazza: "Quando si gira per rifugi è molto difficile trovare qualcosa senza carne o formaggio. Moltissime persone vengono da noi proprio perché sanno che nel nostro menù abbiamo anche piatti vegani"

Di Lucia Brunello - 26 agosto 2021 - 18:36

TRENTO. Non è un segreto il fatto che nel mondo sempre più persone stiano passando ad un'alimentazione 100% vegetale. Lo si capisce camminando tra le corsie del supermercato, dove è possibile trovare burger senza carne e biscotti senza latte e uova, o scorrendo con lo sguardo nei menù di tanti ristoranti. 

 

La volontà di scegliere questa alimentazione, chiamata vegana, nasconde sempre una riflessione più profonda. C'è chi decide di dire addio a carne, latticini e uova per motivi di salute, chi perché riconosce come l'industria che sta dietro alla produzione di questi alimenti sia altamente impattante da un punto di vista ambientale, chi invece perché è consapevole della terribile vita (se così si può chiamare) che gli animali sono costretti a vivere negli allevamenti intensivi.

 

La percezione è che si stia procedendo in una direzione ben precisa, ma quando un rifugio di montagna posto a 2.243 metri di quota decide di inserire nel suo menù due pagine con opzioni totalmente vegane, allora scompare ogni dubbio: qualcosa sta cambiando.

Stiamo parlando del rifugio Vajolet, incastonato nel cuore del gruppo del Catinaccio, in Val di Fassa. A gestire la struttura sono Karin Dallapiazza e il marito Fabio Bernard, una coppia che ha deciso di rendere il proprio rifugio il più possibile aperto a tutti, anche a chi segue un'alimentazione totalmente vegetale. E no, non offrendo solo dell'insalata scondita o una minestra.

 

Nel menù si leggono infatti tante prelibatezze, dal tris di canederli, agli spaghetti alla 'carbonara', passando per i ravioli di cavolfiori con pesto e panna. Ma non solo, troviamo anche anche strudel di mele, sacher e yogurt. Il tutto rigorosamente 100% vegan.

Ma facciamo un passo indietro. Inserire numerosi piatti vegani nel menù di un rifugio d'alta quota, che tradizionalmente vorrebbe come unici protagonisti carne e latticini, si presenta come un azzardo non da poco. Eppure, per Karin Dallapiazza non è stato così. "Nel 2015 abbiamo iniziato offrendo solo qualche semplice piatto vegano - spiega a ilDolomiti.it - il mio desiderio era quello di portare nel nostro menù delle opzioni che potessero soddisfare anche persone con un'alimentazione diversa. Quando si gira per rifugi, infatti, è molto difficile trovare qualcosa senza carne o formaggio".

 

Un desiderio, quello di Karin, che affonda le radici nella sua esperienza personale. "Sono stata male per tutta la vita. Avevo mal di testa, mal di stomaco, tachicardia. Non si capiva cosa potesse essere, nessuno aveva pensato che la cura potesse stare in un'alimentazione più salutare. Ora sono vegana e sto infinitamente meglio di prima".

 

"I primi tempi non è stato semplice - continua - ora le cose sono migliorate, ma i primi anni si percepiva proprio un odio ingiustificato verso chi mangia vegano. Sentivo alcune persone sedute ai tavoli, prendere in giro chi era seduto vicino e aveva ordinato un piatto totalmente vegetale, dicendo sottovoce frasi come 'Ma un bell'arrosto no?'".

 

"Sei anni dopo, posso dire che finalmente qualcosa è cambiato. Moltissime persone vengono da noi proprio perché sanno che nel nostro menù abbiamo anche piatti vegani. Il più ordinato? Direi gli gnocchi di polenta al ragù di soia, ma in molti ordinano anche i ravioli alle erbette. Quest'ultima settimana - continua - in tantissimi hanno preso i vegan burger, infatti adesso devo fare un nuovo ordine di mozzarella di riso".

Ma non solo, anche i dolci sono tutti vegani. Perché per cucinare una torta, non sono indispensabili uova e latte. "Abbiamo tanti dessert, sempre apprezzatissimi dagli escursionisti. Come opzioni offriamo le crepe con la marmellata, la crostata Linzer, la sacher, lo strudel di mele, lo yogurt con frutti di bosco o noci e sciroppo d'agave".

 

Ma l'offerta non si ferma qui. "Chi sceglie di pernottare nel rifugio, infatti, la mattina sarà certo di trovare qualcosa di adatto alla sua alimentazione", spiega Dallapiazza. "Pane, marmellata, yogurt di soia, muesli, succo d'arancia, e delle crostatine vegane".

 

E il rapporto con i cuochi in cucina non è andato ai 'ferri corti' come si potrebbe immaginare. "I tre cuochi che abbiamo avuto in questi ultimi anni sono stati bravissimi. Si sono sempre resi disponibili ad imparare. Uno di questi, che è stato con noi per una stagione, ora lavora in un ristorante, e ha portato con sé tante ricette vegane imparate qui in rifugio".

 

"Penso che tutti i rifugi dovrebbero offrire qualcosa di 100% vegetale e mi dispiace per chi non lo vuole fare. Quando vado in giro porto con me qualcosa da mangiare, perché so che non troverò tante alternative", continua.

 

"Spero che questa mentalità si diffonda sempre più, perché vuol dire rispettare di più le persone con alimentazioni diverse, ma anche chi presenta allergie o intolleranze. Senza dimenticare poi che questa scelta significa voler rispettare di più gli animali. Le macellerie sono sempre piene di carne, che spesso a fine giornata è ancora lì. L'animale per finire a pezzetti lì dentro prima ha vissuto male, e poi è morto soffrendo. Il tutto per nulla, probabilmente per finire nell'immondizia o, se gli va bene, sul piatto di qualcuno".

 

"È tutta la vita che volevo fare qualcosa per l’ambiente e per gli animali", conclude. "Prima non potevo visto che lavoravo come dipendente, adesso che con mio marito gestisco un rifugio, ho trovato doveroso fare questa scelta qui, sperando di lanciare un segnale positivo che possa essere preso come spunto per tante altre realtà".

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