Dalla città Blu del Marocco ai quasi 3.000 metri delle Dolomiti, la storia di Halima ''rifugista'' col velo
Sono ormai 3 anni che Halima lavora nel rifugio Bella Vista in val Senales, dove ormai si sente a casa. Il velo che le cinge il viso, se all'inizio destava stupore, oggi attira la curiosità dei clienti che non perdono occasione per interagire con la giovane
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VAL SENALES. Viene dalla città blu del Marocco, Chefchaouen, e il velo che cinge il suo volto da tempo ormai non desta più stupore negli escursionisti che approdano al Bella Vista in val Senales, a 2845 metri di quota. Il suo nome è Halima El Achaichi e la sua storia a Il Dolomiti la racconta da un luogo che ormai da tre anni chiama "casa": il rifugio Bella Vista, nel quale non soltanto lavora come cameriera ai piani ma anche in cucina e nel servizio ai tavoli.
"Mi occupo principalmente della pulizia delle camere, ma appena finisco mi piace aiutare le mie colleghe - esordisce Halima - passo dalla preparazione dei cibi al servizio a tu per tu con i clienti: mi piace moltissimo interagire con loro", confessa raccontando gli innumerevoli aneddoti che hanno contraddistinto il suo vissuto sulle montagne altoatesine. "All'inizio quando sono arrivata ero un po' preoccupata - spiega - da una parte avevo paura di non fare un buon lavoro, dall'altra quello di poter essere giudicata".
Con grande sorpresa però, "dopo una settimana di pensieri", la giovane si è sentita parte integrante del team, anche "grazie al mio capo che è come un amico o un padre per me". Insieme al suo datore di lavoro, a rivelarsi straordinariamente accoglienti, anche i numerosi clienti del Bella Vista che non perdono occasione per chiedere a Halima da dove viene, per ringraziarla in marocchino o, ancora, per raccontarle gli straordinari viaggi fatti nel paese natio della ragazza.
Dalla meravigliosa Chefchaouen, dove El Achaichi torna ogni volta che ne ha la possibilità, la ragazza partiva tre anni fa alla volta dell'Italia con nello zaino le competenze acquisite al liceo insieme all'abilità nel cucire e nel lavorare la ceramica, nonché un'esperienza lavorativa maturata in un ristorante del luogo.

A portare Halima a quota (quasi) 3000 metri, il cognato della giovane, marito della sorella (quest'ultima, grande punto di riferimento per Halima), che da tempo lavora nella cucina del Bella Vista: "Mio cognato aveva chiesto ai titolari del rifugio se ci fosse lavoro anche per me. Mi hanno accolta fin da subito non soltanto come una dello staff, ma anche come una di famiglia", sottolinea.
Una famiglia dalla quale, stagione dopo stagione, alla giovane piace tornare perché "mi piace molto lavorare qui: le Dolomiti per me sono casa - confessa - non so cosa il futuro abbia in serbo per me ma, per ora, sono sicura di voler restare in Italia", conclude.












