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"Ghiacciaio della Marmolada? In 15 anni potrebbe scomparire". Il monitoraggio di Legambiente: "Nell'ultimo secolo è sopravvissuto solo un decimo del volume"

Sono stati presentati i risultati delle rilevazioni della quarta tappa di Carovana dei Ghiacciai 2022. Legambiente: "Il ghiacciaio? Una grandezza di circa un decimo rispetto a 100 anni fa. Non devono essere episodi di cronaca a ricordarci che siamo in piena emergenza"

Credit Legambiente
Di F.C. - 31 agosto 2022 - 15:53

TRENTO. Il ghiacciaio della Marmolada tra 15 anni potrebbe scomparire: nell'ultimo secolo ha perso più del 70% in superficie e oltre il 90% in volume. Questo significa una grandezza di circa un decimo rispetto a 100 anni fa. Parlano chiaro i risultati delle rilevazioni della quarta tappa di Carovana dei Ghiacciai 2022, in Veneto-Trentino, presentati in conferenza stampa al Museo di Geografia dell’Università di Padova. 
 

Dopo due anni è tornata sulla Marmolada la campagna di Legambiente con la partnership scientifica del Comitato Glaciologico Italiano (con partner sostenitori Sammontana e Frosta e partner tecnico Ephoto) che dal 17 agosto al 3 settembre si sta occupando del monitoraggio dello stato di salute dei ghiacciai alpini. A due mesi dalla tragedia che ha colpito la Regina delle Dolomiti si è cercato di fare un passo indietro per capire cosa stia accadendo. Gli esperti stessi stanno ancora studiando le cause.

"Il suo ritiro ha mostrato una progressiva accelerazione - dichiara Legambiente tanto che negli ultimi 40 anni la sola fronte centrale è arretrata di più di 600 metri provocandone una risalta in quota di circa 250 metri. Un futuro incerto per il gigante bianco che, stando alle previsioni degli esperti, nel giro di meno di 15 anni potrebbe scomparire del tutto".

 

Gli effetti della crisi climatica non risparmiano nemmeno il ghiacciaio più grande delle Dolomiti, dove lo scorso 3 luglio hanno perso la vita 11 persone, a causa del distacco di un enorme seracco dalla sua parte sommitale. "Tali cause sono da imputare alla forte inclinazione del pendio roccioso e alla progressiva apertura di un grande crepaccio che ha separato il corpo glaciale in due unità, alla presenza di discontinuità al fondo e sui lati, all’aumento anomalo delle temperature con conseguente aumento della fusione e incremento della circolazione d’acqua all’interno del ghiaccio", riporta l'associazione ambientalista.

"La Regina della Dolomiti sta perdendo il suo gigante di ghiaccio più in fretta delle altre vette - dichiara Vanda Bonardo, responsabile nazionale Alpi di Legambiente - con rotture di equilibri secolari e accelerazioni di fenomeni anche tragici. Ma non devono essere tristi episodi di cronaca a doverci ricordare che siamo in piena emergenza climatica. Occorre più consapevolezza di quel che sta accadendo e soprattutto un nuovo rapporto tra uomo-natura. Basta considerare la montagna come un luna-park e basta infrastrutturazione a tutti i costi, utile invece pensare a questa come uno straordinario spazio di sperimentazione della sostenibilità".

Il Ghiacciaio della Marmolada "è un fondamentale termometro dei cambiamenti climatici - commenta Aldino Bondesan, Comitato Glaciologico Italiano e Università di Padova - per la sua rapida risposta anche alle piccole variazioni di precipitazioni e temperatura. Fenomeni come il distaccamento dello scorso 3 luglio sono frequenti nei ghiacciai e fanno parte della loro normale dinamica. Ciò che desta maggior preoccupazione è la progressiva accelerazione del ritiro glaciale: se saranno confermati gli attuali andamenti anche nei prossimi anni, è molto probabile che il ghiacciaio della Marmolada scompaia prima del 2040".

 

Ai monitoraggi, realizzati dal Comitato Glaciologico Italiano in collaborazione con Legambiente, hanno partecipato: Aldino Bondesan, Francesco Ferrarese, Alberto Lanzavecchia, Mauro Varotto dell’Università di Padova; Gianandrea Lorenzoni, Meteomont Veneto – Carabinieri Forestale di Belluno; Mauro Valt, Arpa Veneto.

 

Durante la tappa anche un momento poetico e musicale con flash-mob danzante e approfondimenti a cura di Fabio Tullio e Giorgia Masiero; letture e poesie di Alessandra Trevisan, musica di Filippo Vignato e danze guidate da "DiBallarSiPotrebbeUnPoco".

 

Sono intervenuti nella conferenza stampa Luigi Lazzaro, presidente Legambiente Veneto; Carlo Barbante, direttore dell’Istituto Scienze Polari; Aldino Bondesan, Comitato Glaciologico Italiano e Università di Padova; Roberto Francese, Università di Parma e Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale; Mauro Varotto, Università di Padova. Ha moderato Vanda Bonardo, Responsabile nazionale Alpi Legambiente.

 

A richiamare l’attenzione delle istituzioni sulle origini della crisi climatica ed a chiedere che la transizione energetica torni al centro del dibattito politico ed in particolare della campagna elettorale è Luigi Lazzaro, presidente di Legambiente Veneto: "Con l’Osservatorio Città clima di Legambiente abbiamo registrato in Veneto ben 84 eventi estremi negli ultimi 13 anni. Urgente abbandonare le fonti fossili e spingere l’acceleratore per arrivare a emissioni di gas a effetto serra nette pari a zero nel 2040, in coerenza con l’Accordo di Parigi (COP 21). Al contempo occorre dotarsi di un piano di adattamento al clima per tutelare i territori e le comunità".

 

La quinta e ultima tappa si terrà in Friuli Venezia Giulia per la terza edizione di Carovana dei Ghiacciai, dal 1° al 3 settembre sul ghiacciaio del Montasio (Qui il programma). 

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