Contenuto sponsorizzato
Belluno
04 gennaio | 17:14

Gli algerini per rilanciare lo sci in Nevegal? 50 milioni di motivi per non puntare sull'unico investimento destinato a fallire

E' notizia di questi giorni che ci sarebbe un interessamento di una cordata algerina per la montagna bellunese. Il problema? Impianti sotto i 1.600 metri di altitudine sono giocoforza insostenibili e vi è il paradosso che questi investimenti arriverebbero dall'export di gas metano che è la principale ragione per cui in Nevegal non ha più senso fare quel tipo di investimenti. E allora non sarebbe fantastico che con quei soldi si pensasse a riconvertire il colle e il tipo di turismo che lo frequenta?

BELLUNO. Imprenditori algerini per il Nevegal in provincia di Belluno. Il piano? La solita solfa: milioni da spendere per una nuova funivia da Fadalto raggiunga il Nevegal, lato Col Visentin, un nuovo impianto sciistico e un albergo-ristorante in zona Faverghera. Il tutto per un progettino dal circa 50milioni di euro. La notizia è rimbalzata su vari quotidiani locali e da quel che si legge sarebbe ben accetta dai territori, una sorta di occasione per salvare il Nevegal.

 

Probabilmente, in realtà, il Nevegal (e con esso buona parte delle nostre montagne) si salverà se riuscirà a veder ridotto sempre di più l'impatto antropico sui propri pendii e boschi ma l'accanimento terapeutico su quote date per ''finite'' dalla scienza e dall'evidenza dei fatti è sport nazionale e quindi ben vengano pure gli algerini pur di costruire un altro impianto, una nuova funivia, portare persone in quota a fare quello che non si riesce più a fare nemmeno sopra i 2.500 metri, figurarsi sotto i 1.600.

 

Ma tant'è e anche se la notizia ha il sapore della boutade natalizia è interessante vedere come basti mostrare (o dire che verrà mostrato) il vil denaro che subito si accendono gli entusiasmi e gli appetiti. E tra un volo pindarico e l'altro anche noi abbiamo deciso di partecipare e di farlo, se possibile, con un minimo di visione prospettica. Lo facciamo con Michele Argenta, del collettivo Ci Sarà Un Bel Clima (che ha un blog su il Dolomiti) il quale lancia la provocazione: ''Questa potrebbe essere l'opportunità di usare i gas del fossile per adattare il territorio e progettare un futuro diverso per il Nevegal (che inesorabilmente si trova in una fascia di media montagna), invece di puntare sull'unico cavallo che siamo certi perderà: l'industria della neve a bassa quota''.

 

 

Ecco come la pensa Argenta.

 

''E' uscito oggi un articolo (Corriere delle Alpi e Gazzettino) sull'improvviso interesse, da parte di una cordata algerina, ad investire 50 milioni di euro nel rifacimento degli impianti del Nevegal. Questi giorni dei delegati algerini sembra siano stati sul colle per "sondare" il territorio per un eventuale nuovo albergo/ristorante e il rifacimento degli impianti. Territorio che hanno trovato senza neve e con qualche grado sopra lo zero, a inizio gennaio. 

 

Ad oggi non sappiamo se l'investimento sarà fatto e cosa sarà previsto ma possiamo fare alcune considerazioni a margine degli articoli:
- Il colle, i cui impianti si sviluppano tra i 1000 e i 1600m di altitudine, è ben sotto la linea di "sicurezza" per la neve, posta a circa 2000m. Qualsiasi investimento sotto i 2000m in impianti di risalita e innevamento nei prossimi anni sarà destinato a fallire. Una roulette russa contro il clima, con l'unica sicurezza di perdere.
- I soldi che dovrebbero essere investiti derivano dall'export del gas metano. Gas che, finché continuiamo a bruciarlo, renderà sempre meno possibile sciare sia in Nevegal sia a quote ben più alte (secondo il WMO anche a Cortina sarà difficile - se non impossibile - sciare dal 2036).
- A parte le varie speculazioni di interesse economico (leggendo l'articolo si può storcere parecchie volte il naso), mi chiedo come la mente di imprenditori e amministrazioni locali si possa obnubilare davanti a qualsiasi investimento proposto, senza valutarne la vera fattibilità e l'utilità sociale e territoriale. Voler rifare gli impianti di una stazione di media montagna significa non avere a cuore il futuro del territorio, ma essere desiderosi solo di investire e cementificare soldi provenienti dal fossile.

Questa potrebbe essere l'opportunità di usare i gas del fossile per adattare il territorio e progettare un futuro diverso per il Nevegal (che inesorabilmente si trova in una fascia di media montagna), invece di puntare sull'unico cavallo che siamo certi perderà: l'industria della neve a bassa quota

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Cronaca
| 28 giugno | 14:38
Le persone si incontrano alla sera, utilizzano i tavolini e poi se ne vanno lasciando tutti i rifiuti. Il rispetto del bene pubblico, [...]
Cronaca
| 28 giugno | 14:22
Un incidente tra una moto e un auto, con il ciclomotore che ha tamponato la vettura tra la corsia di marcia e quella d'emergenza, avvenuto tra i [...]
Cronaca
| 28 giugno | 13:41
Vista la situazione è stato chiesto l'intervento dell'elisoccorso con l'equipe medica d'emergenza. Sul posto i vigili del fuoco di Telve e Borgo [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato