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| 20 ago 2023 | 18:53

"Non abbiamo cestini e alcuni pur di non riportarsi a valle le bottiglie le abbandonano qui", i gestori del Boè: "In chi si approccia alla montagna serve più consapevolezza"

"Bisognerebbe fare scuola: insegnare a tutti, bambini compresi, il valore delle cose e di quanto, ad esempio, l'acqua sia preziosa o di quanto complessa possa essere la gestione dei rifiuti in montagna. Se in quota ci si andasse con più consapevolezza forse la gente inizierebbe a capire e smetterebbe di pensare che pagando si possa avere tutto"

CANAZEI. Dall'acqua al trasporto delle provviste in quota fino ad arrivare alla spazzatura. I rifugi sono strutture 'complesse', che affrontano difficoltà che diventano tali proprio perché si tratta di punti d'approdo che affondano radici in luoghi fragili e da salvaguardare. "Abbiamo scelto di non mettere cestini della spazzatura fuori dalla nostra struttura - premettono i gestori del Boè, intervistati da Il Dolomiti -. A 3.000 metri di altitudine funziona tutto in maniera diversa: i rifiuti, ad esempio, li dobbiamo portare a valle in elicottero". 

 

Quella della famiglia Vaia è una storia di rifugisti approdati al Boè ormai (oltre) 30 anni fa, che ha assistito, vivendoli sulla propria pelle, ai cambiamenti di clima, montagne e tipologia di escursionisti: "Siamo qui dal 1990 - spiegano Lodovico e le figlie Elisa e Valentina -. Un tempo qui 'giravano' grandi sacchetti lasciati all'esterno del rifugio, nei quali le persone gettavano i rifiuti: ora invece, non c'è nulla, se non i cestini nei bagni. Piccoli e utilizzati prettamente per la spazzatura nelle toilette". 

 

"Non è semplice spiegare a chi è abituato alle strutture a valle, dove si ha tutto, il perché di alcune scelte, peraltro necessarie. Di 'giustificazioni' legate all'assenza di bidoni, ne dobbiamo dare quasi sempre: c'è chi capisce, ma anche chi si lamenta", fanno notare. La gestione dei rifiuti in quota, non a caso, è un tema delicato: "Facciamo una raccolta differenziata molto accurata - spiegano i gestori del rifugio Boè di Canazei - e stiamo attenti ad ogni dettaglio, compresi gli sprechi. Quando si sceglie di portarsi da casa panini, bottiglie o confezioni usa e getta è bene che i rifiuti vengano poi riportati con sé nello zaino".

 

La spazzatura prodotta in rifugio, infatti, viene meticolosamente divisa e caricata in elicottero per essere portata a valle, con conseguenti (e non indifferenti) costi, "senza contare l'inquinamento che l'uso dei mezzi comporta. Di richieste strane ce ne arrivano ogni giorno - ammette la famiglia Vaia -. C'è chi pretende di lasciare i propri rifiuti da noi ma anche chi ci chiede dove sia il parcheggio delle auto, in un luogo completamente isolato a quota 3.000 metri".  Non manca, come raccontato a Il Dolomiti anche da altri rifugisti (QUI ARTICOLO) chi vorrebbe potersi fare lunghe docce calde, in barba alla carenza di risorse idriche e al cambiamento climatico. 

 

"In merito alla questione acqua non manca anche chi si scorda i rubinetti aperti, cosa che non andrebbe fatta nemmeno a valle, e che, a maggior ragione, in montagna non ci si potrebbe (o dorerebbe) mai permettere di fare: ad oggi stiamo sperando che piova quanto prima perché le risorse idriche stanno davvero cominciando a scarseggiare". Secondo i rifugisti a mancare, insieme ad un po' di accortezza da parte degli escursionisti, sarebbe anche "l'educazione. Bisognerebbe fare scuola: insegnare a tutti, bimbi compresi, il valore delle cose e di quanto, ad esempio, l'acqua sia preziosa. Se in quota ci si andasse con più consapevolezza alcuni problemi potrebbero essere tranquillamente evitati". 

 

Nonostante i cartelli apposti nel rifugio e le raccomandazioni dei gestori, alcuni escursionisti insistono nel pretendere alcuni servizi, "convinti che basti pagare per ricevere: in montagna però non funziona così - concludono dal Boè raccontando altre due 'cattive abitudini' di alcuni -. Abbiamo un posacenere in metallo con della sabbia all'interno posto all'esterno della struttura: alcuni lo usano per gettarci la spazzatura, fingendo di non averne compreso l'uso. Per non parlare dei 'montanari del weekend' che si portano le bottiglie di vino da casa e, dopo una notte in rifugio, le abbandonano qui vuote, quasi a voler lasciare per forza traccia del proprio passaggio". 

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