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Cammina con i ramponcini sul tetto del rifugio a quota 2.600, il gestore del Passo Principe: "Ora toccherà tamponare i (notevoli) danni causati"

Si prevedono nevicate per i prossimi giorni e a quota 2.601 si lavora per tamponare i (notevoli) danni causati da chi ha ben pensato di camminare con i ramponcini sul tetto del rifugio Passo Principe, nel Gruppo del Catinaccio

Di S.D.P. - 21 febbraio 2024 - 10:44

SAN GIOVANNI DI FASSA. Con i ramponcini 'a spasso' sul tetto del rifugio in fase di ristrutturazione. Sembra incredibile, ma la vicenda è realmente accaduta a quota 2.601, nel cuore del Gruppo del Catinaccio, dove qualcuno ha ben pensato di danneggiare il "tetto in costruzione" del rifugio Passo Principe camminandoci sopra con tanto di ramponcini ai piedi (rischiando peraltro di farsi male). 

Gesti che mostrano quanto poco rispetto alcuni abbiano non soltanto delle terre alte ma anche delle strutture che 'abitano' e presidiano la montagna, tanto che i gestori del rifugio alpino in questione hanno tenuto a condividere la vicenda con tutti, attraverso un post pubblicato nelle scorse ore sui social: "Se c'è gente con i ramponcini che entra nei rifugi aperti, vuoi che non ci sia il deficiente che va a camminare, con i ramponcini, sulla guaina impermeabile del tetto in costruzione?".

Per quanto possa sembrare assurdo ed ingiustificabile, è successo davvero: "Qualcuno lo ha fatto e ora ci sono notevoli danni da tamponare prima della nevicata di domani", concludono dalla struttura in quota, chiusa a inizio settembre (in anticipo) per provvedere ai lavori di ristrutturazione, tutt'ora in corso.

 

"Siamo di fronte alla demenza e alla mancanza di buonsenso - commenta il rifugista Sergio Rosi, intervistato da Il Dolomiti -. C'è chi viene qui e prende pezzi di legno per sedersi ma poi li abbandona in giro o davanti alla porta del rifugio col rischio che la porta non si apra più e ora anche chi sale addirittura sul tetto con i ramponcini". 

 

"Si tratta di un malcostume diffuso a valle che molti 'portano' anche in quota - conclude -. Il problema è che, se in città alcune cose sono quisquilie facilmente risolvibili, in montagna diventano questioni molto più complesse. Peccato che i più non se ne rendano conto". 

 

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