''Impera una rappresentazione parziale delle Alpi, segnata dal turismo e invece ci sarà sempre più bisogno di abitarle le terre alte'', Marco Albino Ferrari e L'AltraMontagna
In mezza giornata sono già oltre 1.400 le persone che hanno messo ''Mi Piace'' alla pagina Facebook e 1800 a quella Instagram del nuovo prodotto che il Dolomiti metterà on air tra 7 giorni con Pietro Lacasella, Sofia Farina, Michele Argenta, Luigi Torreggiani e una rete di collaboratori scelti tra le migliori firme e i più attenti conoscitori del mondo delle terre alte. A dare forza a questa iniziativa editoriale un comitato scientifico composto da personalità legate al mondo della montagna, della ricerca scientifica, delle scienze umane, dell’impegno civile. Ecco chi è il primo di loro (li sveleremo giorno per giorno)

TRENTO. Il conto alla rovescia per L'AltraMontagna è cominciato oggi, a -7 dal via, e la risposta di voi lettori è già stata pazzesca: in mezza giornata sono già oltre 1.400 le persone che hanno messo ''Mi Piace'' alla pagina Facebook e oltre 1.800 i follower su Instagram. Vedere per credere cliccando qui per Facebook e qui per Instagram e se non l'avete già fatto anche per premere il tasto ''segui'' così da non perdervi il lancio e nessun contenuto di questo prodotto che sarà interamente dedicato al mondo della montagna con collaboratori sparsi in tutta Italia e un comitato scientifico alle spalle che aiuterà i ''magnifici 4'' che cureranno questa sezione (Pietro Lacasella che molti di voi già conoscono anche per gli scritti su il Dolomiti, gestore del blog AltoRilievo/VocidiMontagna ed ex curatore dello Scarpone del Cai, Sofia Farina, fisica dell'atmosfera, attivista e divulgatrice scientifica, appena tornata da Dubai per la Cop28, Michele Argenta, ingegnere energetico fa parte del collettivo Ci Sarà un Bel Clima e il dottore forestale e divulgatore Luigi Torreggiani) a sviluppare un'informazione sempre documentata e attenta con un approccio ovviamente sensibile alle tematiche ambientali ma con uno sguardo mai ideologico e ben agganciato alla scienza e ai dati.
I membri del comitato scientifico saranno una sorta di presidio culturale permanente. Un gruppo di personalità legate al mondo della montagna, della ricerca scientifica, delle scienze umane, dell’impegno civile che si riconosce in un manifesto di intenti sviluppato in nove macroobiettivi che il giorno del via vi presenteremo in forma integrale assieme ai nomi di tutti i membri del comitato stesso.
Oggi sveliamo il primo (ogni giorno pubblicheremo un'intervista a una di queste personalità così da farveli conoscere passo dopo passo) che è stato motore attivo di questa iniziativa. Mente, cuore e anima del progetto de L'AltraMontagna. Si chiama Marco Albino Ferrari, giornalista, divulgatore, scrittore autore del libro ''Assalto alle Alpi'' e già vincitore (due volte) del Premio Gambrinus Giuseppe Mazzotti, del Premio Leggimontagna, del Premio ANA Giornalista dell’Anno, del Premio Cortina, del Pelmo d’Oro alla Carriera. ed ex direttore editoriale e responsabile delle attività culturali del Cai.
Marco Albino, partiamo proprio dal tuo ultimo libro, Assalto alle Alpi. La programmazione territoriale alpina è segnata da una forza di inerzia basata su una formula argomentativa potentissima: si è sempre fatto così. Di conseguenza, si continuano a riproporre modelli economici nati in un’epoca per molti aspetti molto lontana e diversa. I nuovi scenari aperti dai cambiamenti climatici invitano a ricalibrare quei modelli economici sulle caratteristiche del presente. Eppure quella formula, ''si è sempre fatto così'', ingessa il cambiamento.
Quanto può influire il ruolo della narrazione, del racconto, nella divulgazione di pratiche più aderenti alle esigenze della contemporaneità?
E' molto importante. Nella rappresentazione dominante, le terre alte, quelle non baciate dal turismo e non comprese in qualche lista di eccellenza (Unesco, Bandiere Arancioni del TCI, Borghi più belli, ecc) vengono considerate alla stregua di una zavorra improduttiva, alla quale rispondere con compassionevoli aiuti a pioggia, che a volte si dimostrano più dannosi che utili. Il dibattito pubblico offre una rappresentazione molto parziale e stereotipata delle Alpi. Una postura ossessionata dal turismo, il “cosiddetto petrolio d’Italia”, vero motore economico che va sostenuto a discapito del resto. Ma ci sarà sempre più bisogno di abitare la montagna al di là del turismo, creando nuove economie, come, per esempio, quella della filiera del legno: 11,4 milioni di ettari (ovvero quasi il 40 per cento della superficie del territorio italiano, e il doppio da inizio Novecento) sono boschi, ma continuiamo a importare legname da opera per il 95 per cento con grandi impatti sulla CO2.
L’AltraMontagna è un progetto che porta anche la tua firma. Da cosa nasce l’esigenza di dare vita a uno spazio che vuole promuovere una narrazione rinnovata delle terre alte attraverso lo sguardo di chi le vive o le studia?
Dobbiamo provare a metterci dalla parte di chi vive nella “montagna profonda”, non in quella da cartolina già pubblicizzata. Proviamo ad affacciarci su questo mondo con occhi nuovi. Proviamo a invertire lo sguardo. Proviamo a metterci dalla parte dei soggetti che sono stati marginalizzati in questi decenni di “inverno demografico”. Ci apparirà un mondo sorprendente che nessuno racconta. Oggi è il contesto storico che cambia e ci invita a una nuova riflessione, che faremo insieme a un gruppo di lavoro composto da personalità di primo piano, alle quali se ne aggiungeranno altre. Abbiamo stilato un manifesto in nove punti che ci definisce: sarà la nostra guida per raccontare un’altra montagna, giorno per giorno, facendo anche un lavoro di fact checking sempre più necessario.












