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| 06 gen 2024 | 18:46

''Osservare un ghiacciaio alpino a distanza di pochi anni permette di vedere in diretta gli sconvolgimenti del cambiamento climatico'', Giovanni Boccolo e L'AltraMontagna

Lunedì parte L'AltraMontagna, il nuovo prodotto de Il Dolomiti che a pochi giorni dal lancio conta già su migliaia di follower su Instagram Facebook. L'intervista a Giovanni Boccolo, componente del comitato scientifico: "C’è chi sostiene che quanto accade oggi non deve farci preoccupare in quanto parte di un “ciclo naturale”. A chi dice così, non posso non ricordare che sono stati gli stessi ghiacciai a mostrarci con cristallina chiarezza che la condizione odierna del sistema climatico planetario non ha nulla di naturale''

Osservare un ghiacciaio alpino a distanza di pochi anni permette di vedere in diretta gli sconvolgimenti del cambiamento
di Pietro Lacasella

TRENTO. ''Osservare un ghiacciaio alpino a distanza di pochi anni, permette di osservare con i propri occhi gli sconvolgimenti prodotti dal cambiamento climatico. Sono convinto che senza i ghiacciai la consapevolezza del cambiamento climatico sarebbe significativamente meno radicata nell’opinione pubblica''. Giovanni Baccolo si occupa di glaciologia al Paul Scherrer Institut di Villigen in Svizzera ed ha studiato i ghiacciai delle Alpi, dell’Antartide e della Groenlandia analizzando le carote di ghiaccio per ricostruire le condizioni climatiche del presente e del passato ma con uno sguardo ben proiettato a quel che verrà. Anche lui entra a far parte del comitato scientifico de L'AltraMontagna dando il suo inestimabile contributo sulle materie che meglio conosce e studia.

 

Boccolo si aggiunge, così, a Marco Albino Ferrari (Qui articolo), Mauro Varotto (Qui articolo), Irene Borgna (Qui articolo), Vanda Bonardo (Qui articolo) e Luigi Torreggiani (Qui articolo) tra le personalità legate al mondo della montagna, della ricerca scientifica, delle scienze umane, dell’impegno civile che aiuteranno L'Altra Montagna ad essere la più accurata possibile nel fare informazione (grazie anche a loro personali interventi nella sezione Blog). Queste figure (che continueremo a svelare nei prossimi giorni) si riconoscono in un manifesto di intenti sviluppato in nove macroobiettivi e che presenteremo in forma completa con il lancio de L'Altra Montagna fissato per lunedì 8 gennaio (Qui articolo).

 

Intanto vi invitiamo a iscrivervi su Facebook e su Instagram (e ringraziamo gli oltre 6.000 che già l'hanno fatto in meno di 6 giorni, dei numeri sbalorditivi). Ecco allora l'intervista di Giovanni Baccolo 

 

In un mondo attratto dai simboli, la fusione dei ghiacciai si sta facendo emblema della crisi climatica. Forse perché è uno degli effetti più evidenti del riscaldamento globale. L’emissione di gas climalteranti provocata dalle attività antropiche è riconosciuta dalla scienza come la principale causa di questo fenomeno di carattere epocale, nonostante questo in tanti continuano a parlare di cicli naturali. Come interpreti, da glaciologo, queste teorie alternative?

 

Sì, i ghiacciai sono forse il simbolo più efficace degli effetti che il cambiamento climatico sta producendo sugli ambienti naturali. Se la temperatura aumenta, la fusione del ghiaccio si fa più intensa. I ghiacciai rispondono quindi direttamente, senza filtri, alle variazioni climatiche e questo li rende estremamente vulnerabili. Osservare un ghiacciaio alpino a distanza di pochi anni, permette di osservare con i propri occhi gli sconvolgimenti prodotti dal cambiamento climatico. Sono convinto che senza i ghiacciai la consapevolezza del cambiamento climatico sarebbe significativamente meno radicata nell’opinione pubblica.

 

Tanti sostengano che vada tutto bene, sono i cosiddetti negazionisti dei cambiamenti climatici. Cosa ne pensi?

 

Certamente c’è chi sostiene che quanto accade oggi non deve farci preoccupare in quanto parte di un “ciclo naturale”. A chi dice così, non posso non ricordare che sono stati gli stessi ghiacciai a mostrarci con cristallina chiarezza che la condizione odierna del sistema climatico planetario non ha nulla di naturale. Lo studio delle carote di ghiaccio ci ha permesso di comprendere come funzionava il clima della Terra prima che la specie umana cominciasse a perturbarlo. La concentrazione di anidride carbonica in atmosfera, principale responsabile dell’attuale cambiamento climatico, negli ultimi 800.000 anni non ha mai superato le 300 parti per milione. Oggi siamo ampiamente superato le 400 parti per milione e la crescita non accenna a rallentare. Un tempo il clima era dominato dai cicli naturali, il clima dell’antropocene di naturale, ahimè, ha ben poco.

 

Hai sempre cercato di integrare il tuo lavoro di glaciologo con un grande impegno divulgativo. Perché senti questa esigenza?

 

Ho sempre saputo dentro me stesso che studiare, conoscere e comprendere gli ambienti naturali era ciò a cui avrei voluto dedicarmi. La natura è così bella nella sua multiforme complessità, che trovo affascinante riuscire a comprendere quali meccanismi ne regolano il funzionamento. Chi studia le Scienze della Terra sa che nascoste dietro ai più insignificanti angoli di un contesto naturale si celano storie incredibili, che attraversano prospettive spaziali e temporali molto lontane dalla nostra condizione effimera. Credo che chiunque abbia una minima consapevolezza di ciò, non possa non riconoscere l’inestimabile valore degli ambienti naturali. Conoscere significa rispettare e quindi tutelare. È questo il principale motivo che alimenta la mia passione per la divulgazione. Cerco di raccontare la bellezza della natura affinché diventi più facile riconoscerne il valore.

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