"Sapevamo che probabilmente non ce l'avrebbe fatta", trovano un camoscio "sofferente" e lo trasportano a valle in spalle: "Ci abbiamo sperato fino all'ultimo"
Hanno avvistato un camoscio in difficoltà e hanno deciso di provare a salvarlo: "Pur sapendo che influire sul corso naturale delle cose non è sempre giusto, era umanamente difficile lasciare lì quell'animale, agonizzante e sofferente. Così l'ho trasportato in spalle per 400 metri di dislivello e alcuni chilometri mentre Stefano mi aiutava con zaino, attrezzature e chiamate ai soccorsi"

VICENZA. È stato un atto di buon cuore e di amore per un altro essere vivente quello di Davide Casarotto, che, assieme all'amico Stefano Canton, ha soccorso un camoscio rinvenuto in gravi condizioni mentre si trovavano in quota per un'escursione.
Il fatto risale all'8 settembre, quando i due hanno avvistato l'animale in difficoltà mentre percorrevano il sentiero che sale da Oliero lungo la Valsugana e arriva a Malga Pozzete. Vedendolo sofferente a pochi passi da un dirupo, i due hanno deciso di provare a salvarlo.
I telefoni però non prendevano e allora Davide, lasciati zaino e attrezzatura all'amico (che li ha trasportati per lui), si è caricato il camoscio sulle spalle, trasportandolo per diversi chilometri (e percorrendo 400 metri di dislivello) fino ad un punto dove il cellulare, finalmente, aveva copertura.
"I miei nonni e le mie origini sono legate alla terra e all'allevamento di animali - racconta Casarotto a Il Dolomiti ricordando quanto successo -. Pur sapendo che influire sul corso naturale delle cose non è sempre giusto, era umanamente difficile lasciare lì quel camoscio, agonizzante e sofferente".
E prosegue: "L'ho trasportato per 400 metri di dislivello e alcuni chilometri mentre Stefano mi aiutava con zaino, attrezzature e chiamate ai soccorsi. Abbiamo pensato fin da subito che sarebbe stato difficile sopravvivesse ma ci abbiamo voluto provare, quantomeno non è morto all'addiaccio durante la notte".
L'animale è stato poi lasciato nei pressi di Malga Pozzete, dove si sono portati i volontari del Cras Difesa Natura 2000 di Vicenza, che hanno preso in cura il provero animale.
Come raccontato dagli stessi referenti del centro qualche giorno fa (QUI ARTICOLO), "il grave quadro clinico del camoscio avrebbe richiesto un'operazione invasiva e una degenza molto lunga e troppo stressante da affrontare per un selvatico". Purtroppo, quindi, si è optato per l'eutanasia.


















