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| 12 gennaio | 21:15

Valanghe e fuoripista, aumentano le tragedie e gli incidenti in montagna. L'esperto: "I social raccontano che tutti lo possono fare. Una salita e una discesa non valgono la vita"

Adriano Favre, Guida Alpina Valdostana, da 51 anni nel Soccorso Alpino, vive da sempre in montagna: "Si tratta certamente di una delle pratiche più gratificanti ma, allo stesso tempo, una delle più rischiose. E questo va detto chiaramente perché internet e i social, molto spesso, raccontano una realtà "distorta", facendo sembrare semplice ciò che, in realtà, è difficilissimo e, soprattutto, mostrando immagini e video che traggono in inganno. Per fare fuoripista servono preparazione e una profonda conoscenza del territorio"

CHAMPOLUC. La montagna è "casa sua", la frequenta da quando è nato, ci vive, ci lavora - in luoghi diversi a seconda della stagione -, è Guida Alpina e fa parte, da 51 anni, da quando ne aveva appena 19, anche del Soccorso Alpino.

 

In Valle d'Aosta, e non solo, Adriano Favre è una vera e propria istituzione. Conosce tutte le sfaccettature delle "terre alte": in estate gestisce il celebre rifugio "Quintino Sella" sul Monte Rosa, in inverno si sposta alla Baita Ristorante "Campo Base" di Champoluc, il luogo in cui è nato.

 

Nelle ultime settimane il "problema", perché tale si sta rivelando, delle valanghe provocate da chi sceglie di sciare "fuoripista" sta assumendo proporzioni "enormi". Alcuni "freerider" hanno perso la vita, altri riportato conseguenze fisiche significative che hanno richiesto il trasporto in ospedale e, fortunatamente, c'è anche chi se l'è cavata. Anzi, più che fortunatamente è meglio dire "miracolosamente" e deve ringraziare solamente la straordinaria professionalità dei soccorritori.

 

Sì, perché se la montagna è "già" di per sé un ambiente rischioso, praticare il fuoripista alza ulteriormente il livello di pericolosità.

 

"Si tratta certamente di una delle pratiche più gratificanti - esordisce Favre - ma, allo stesso tempo, una delle più rischiose. E questo va detto chiaramente perché internet e i social, molto spesso, raccontano una realtà "distorta", facendo sembrare semplice ciò che, in realtà, è difficilissimo e, soprattutto, mostrando immagini e video che traggono in inganno. In montagna, questo è risaputo, tempo e condizioni della neve mutano in fretta, figuriamoci, magari, se i contenuti si riferiscono ad uno o due giorni prima. Ci vogliono preparazione, esperienza, prudenza e, lo dico, sempre i professionisti esistono per aiutare. Quindi perché non affidarsi a chi conosce il territorio ed è esperto? E poi, lo diciamo sempre: bisogna saper rinunciare, una salita o una discesa non valgono la vita".

 

Ecco, appunto: è più rischioso salire o scendere sul "fuoripista"?

"La discesa, perché sollecita maggiormente il pendio e la neve. Ma, ripeto, non che salire sia privo d'insidie. Certo, se l'escursione viene affrontata da un gruppo di scialpinisti, allora è doveroso rispettare le distanze, per evitare di sottoporre ad un'eccessiva pressione il fondo. Sicuramente chi sale ha un grande vantaggio rispetto a chi decide di arrivare in cima in elicottero e con gli impianti: durante l'ascesa può studiare la neve, capire cosa ha sotto i piedi e, dunque, "regolarsi" per la discesa. E, ribadisco, sino allo sfinimento, con la maturità di saper fermarsi se vi sono dubbi o incertezze. E poi serve una preparazione ottimale, perché muoversi nella neve fresca non è certamente la stessa cosa che trovarsi su di una pista battuta e un terreno che è stato "controllato" da altri, In ogni caso, prima di effettuare una salita scialpinistica, è buona norma verificare lo stato di ciò che si ha sotto i piedi con la sonda".

 

Se non si è esperto valutare un manto nevoso è complicato. Quasi impossibile.

"Infatti. E, allora, perché non chiedere a chi il territorio lo conosce perché ci vive, che ha gli strumenti per analizzare e valutare le dinamiche ed è abilitato a farlo? Le sfaccettature sono tutte di fondamentale importanza e l'analisi di una massa nevosa è complessa. Bisogna tenere conto del vento, degli accumuli prodotti e di come è "mutata" la neve, delle "botte" di caldo che modificano la struttura dei cristalli. E poi chi affronta il fuoripista dovrebbe chiedersi: sto andando in un posto frequentato oppure no? Se non ci va nessuno, ci sarà un motivo".

 

Senza dimenticare l'attrezzatura.

"Noi lo diamo per scontato ma, purtroppo, non è così. Qualche giorno fa uno scialpinista è stato travolto da una valanga e non aveva l'Arva, un piccolo strumento che può salvarti la vita. L'elicottero arriva in pochi minuti, i soccorritori sono pronti e operativi ma, se non arriva un segnale, bisogna procedere alla "vecchia" maniera, con i cani e le sonde. E, in quelle condizioni, un minuto fa la differenza. Eccome se la fa. In montagna non s'improvvisa nulla, quando si è "fuoripista" ancora meno. Bisogna che tutti i "freerider" se lo mettano bene in testa".

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