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Elezioni in Polonia, rieletto il conservatore-sovranista Duda, sfuma la prospettiva di una svolta democratica ed europeista

Affluenza quasi da record (68,12%) per le elezioni polacche dove a spuntarla è stato il sovranista Andrzej Duda. La tornata elettorale, che per l’europeista Rafał Trzaskowski avrebbe dovuto decidere le sorti del Paese, si è rivelata un testa a testa fra campagna e città, vecchie e nuove generazioni, sovranismo ed europeismo

Di Rebecca Franzin - 13 luglio 2020 - 21:11

VARSAVIA. Rafał Trzaskowski e Andrzej Duda, i candidati che si sono contesi al ballottaggio la presidenza della Polonia, rappresentano i due volti diversi del panorama politico nazionale e il loro testa a testa in queste ultime elezioni ha sottolineato le profonde divisioni presenti all’interno del Paese. L’affluenza al 68,12%, numeri quasi da record per la Polonia, si è tradotta in un duello all’ultimo voto.

 

Da una parte Trzaskowski, ex eurodeputato e sindaco di Varsavia, che con il suo partito di centrodestra liberale ed europeista “Piattaforma Civica” è riuscito a ottenere un buon risultato (48.79%) ma non abbastanza per impedire la rielezione dell’avversario. Dall’altra Duda, ex avvocato che si presenta da indipendente appoggiandosi al partito nazionalista Diritto e Giustizia (PiS), incoronato vincitore con il 51,21% dei voti. Con questo risultato il presidente uscente si è guadagnato la possibilità di governare il Paese per altri cinque anni durante i quali continuerà a portare avanti il suo programma politico, giudicato da molti osservatori come autoritario e liberticida.

 

Trzaskowski ha guadagnato la maggioranza nella Polonia occidentale, riscuotendo consensi nelle città e fra i più giovani. Duda invece, è stato sostenuto dalla fetta ultra-conservatrice e cattolica del Paese, nelle piccole città di campagna nell’est e dalla popolazione più anziana. In fase di scrutinio è stata sollevata la questione dei brogli. Secondo alcuni sarebbero state fatte sparire diverse schede elettorali provenienti dall’estero (dove il candidato Trzaskowski ha riscosso maggiore consenso rispetto a Duda). Resta da vedere se il partito sconfitto avvierà un’inchiesta per verificare la legittimità delle elezioni.

 

Duda ha concentrato la sua campagna elettorale sui valori della “famiglia tradizionale”, attaccando aspramente i gruppi LGBT+ e definendo il movimento per i diritti civili “un’ideologia peggiore del comunismo”. Il vincitore ha utilizzato un linguaggio molto aggressivo tanto che gli avversari lo hanno accusato di far leva sull’antisemitismo per guadagnare consensi.

 

La Chiesa polacca ha supportato apertamente Duda, elemento da non sottovalutare in un Paese religioso come la Polonia. Decisivo per la sua rielezione è stato anche il bonus di 500 zloty (poco più di 100 euro) distribuito ad ogni famiglia con a carico figli non maggiorenni prima delle elezioni. Contrario all’aborto, restio a raggiungere gli obiettivi sul clima per il 2050 e ostile nei confronti della magistratura, le sue riforme hanno limitato la libertà dei media, separazione dei poteri e reso impossibile ai giudici polacchi criticare le riforme del governo. Proprio per quest’ultima legge la Commissione Europea aveva avviato una procedura d’infrazione contro la Polonia. 

 

Con la vittoria di Duda, il governo di Mateusz Morawiecki (anche lui un esponente di Diritto e Giustizia) non dovrà temere il veto Presidenziale fino alle prossime Parlamentari, e le critiche dell’Unione verso le politiche poco democratiche della Polonia verranno fino ad allora ignorate. Rafał Trzaskowski, che aveva definito queste elezioni “una battaglia per il futuro del Paese”, dovrà invece attendere altri tre anni per provare ad imprimere una svolta nella politica polacca. Queste elezioni confermano le profonde divisioni che attraversano il Paese, spaccato quasi a metà fra europeisti e sovranisti. Se da un lato una parte della popolazione è pronta ad accettare una svolta autoritaria ci sono tanti altri polacchi che invocano maggiori libertà e più democrazia rendendo lo scenario futuro incerto e aperto a nuovi colpi di scena.

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