Speculazione e ''finti alpeggi'', il Trentino recupera in 3 anni 730 mila euro: ''C'è qualche caso, legato soprattutto alle aziende extraprovinciali''
L'assessora Giulia Zanotelli: "Quelli messi in campo sono interventi mirati, che hanno portato a una maggiore qualità nella gestione del pascolo da parte delle aziende, benefici sulla concorrenza e una crescita dell’attenzione al benessere animale e alla gestione dei capi al pascolo"

TRENTO. Negli ultimi 3 anni sono stati "recuperati" 730 mila euro nelle operazioni di contrasto dei fenomeni speculativi da parte di aziende agricole, spesso fittizie, che puntano a incassare i "premi" per l'alpeggio senza però svolgere le attività e garantire il benessere degli animali. A riferirlo la Provincia di Trento nel resoconto dei controlli intrapresi dai forestali, dall'Agenzia provinciale per i pagamenti (Appag) e dai servizi veterinari dell'Azienda provinciale per i servizi sanitari.
"Quelli messi in campo sono interventi mirati, che hanno portato a una maggiore qualità nella gestione del pascolo da parte delle aziende, benefici sulla concorrenza e una crescita dell’attenzione al benessere animale e alla gestione dei capi al pascolo", commenta l'assessora Giulia Zanotelli con i dirigenti Giovanni Giovannini (Servizio foreste), Pietro Molfetta (Appag) e il direttore Roberto Tezzele (Unità operativa di igiene e sanità pubblica veterinaria di Apss).
"L’alpeggio - spiega Zanotelli - rappresenta in Trentino un’attività fortemente identitaria, che l’Amministrazione provinciale sostiene e tutela per agevolare lo sviluppo economico del settore zootecnico a beneficio della comunità. Il paesaggio curato dagli agricoltori è infatti un elemento di ricchezza, patrimonio di tutti".
E per questo motivo il corpo forestale del Trentino con Agenzia provinciale per i pagamenti (Appag) e servizi veterinari dell’Apss nell’ultimo triennio hanno intensificato e hanno esteso i controlli su pascoli e bestiame. L’obiettivo è stato quello di contrastare i fenomeni speculativi da parte di aziende agricole, spesso fittizie, che puntano a incassare i "premi" per l’alpeggio senza neppure svolgere l’attività e garantire il benessere degli animali.
L'assessora ha ricordato come la Provincia ha posto dei limiti temporali al pascolamento (che deve avvenire nel periodo compreso tra giugno e settembre) e ha ridotto i parametri di conversione degli asini (che necessitano di meno cure rispetto agli altri animali) in unità bovina adulta al fine di evitare forzature da parte di chi guarda ai pascoli come strumento per ottenere i pagamenti diretti previsti dalla Pac mediante il minimo impegno nell’attività di alpeggio.
La superficie dei pascoli in Trentino è di circa 90 mila ettari, di cui l’85% di proprietà pubblica. Sulle nostre montagne ci sono 484 malghe, che ospitano nel periodo dell’alpeggio un totale di 25.500 bovini e 42.000 ovicaprini. A conferma dell’importanza della gestione dei pascoli, l’attività tradizionale dell’alpeggio sul territorio provinciale è annualmente sostenuta, in forma diretta o indiretta, con fondi europei (Feasr e Feaga) e provinciali.
"Negli ultimi anni ci sono stati però fenomeni speculativi - prosegue Zanotelli - alla luce di condizioni normative favorevoli nell’applicazione dei pagamenti diretti della Pac (Politica agricola comune). Iniziative che hanno comportato conseguenze negative per gli allevatori locali e l’economia di montagna. C'è qualche caso, soprattutto legato alle aziende extra provinciali ma l'intenzione è quella di rafforzare queste azioni per salvaguardare il vero valore della zootecnia agricoltura e alpeggio di montagna, un valore del Trentino".
Da qui i controlli e le verifiche dei forestali e Appag. Nel triennio 2020-2022 è stata recuperata una somma di 730 mila euro tra riduzioni per circa 400mila euro (quindi mancati pagamenti) e sanzioni per oltre 330 mila euro (che vanno ulteriormente a ridurre o annullare i pagamenti richiesti).
L’abbinamento di contestazione amministrative e di atti d’indagine condotti dal Corpo forestale - quale organo di polizia giudiziaria - ha permesso di procedere alla contestazione di diverse irregolarità, con la conseguente sospensione o riduzione dei premi pagabili. Nel solo 2022 le somme "recuperate" hanno raggiunto i 311 mila euro.
L'Appag, organo deputato all’erogazione degli aiuti, conduce regolarmente i controlli per verificare la conformità della gestione ai criteri di ammissibilità e agli impegni assunti con la domanda di aiuto, secondo quanto previsto dalla regolamentazione comunitaria. "L’obiettivo della collaborazione con i forestali è stato quello di potenziare i controlli per verificare la presenza degli animali al pascolo e il corretto pascolamento delle superfici sulle aziende ritenute a maggior rischio", continua Zanotelli. "Il messaggio è che la Provincia di Trento ha a cuore la vera zootecnia e il territorio è contrario a qualunque forma di speculazione".
La Provincia ricorda che negli anni ha cercato di contrastare questi fenomeni intraprendendo diverse azioni amministrative e operative. Nel corso di questa legislatura è stato portato a compimento il progetto relativo allo “Schedario provinciale dei pascoli”, per completare e supportare le iniziative intraprese per favorire la corretta gestione delle malghe e degli alpeggi avviate con l’approvazione - avvenuta nel 2015 - del disciplinare tecnico-economico e delle linee guida per l’affidamento delle malghe di proprietà pubblica. In collaborazione con l’Ente italiano di normazione (Uni) è stata inoltre definita e pubblicata la Prassi di riferimento denominata "Malghe e pascoli - Linee guida per la gestione delle malghe e dei pascoli d’alpeggio". Sono state approvate diverse norme attuative di dettaglio finalizzate alla corretta gestione del pascolo ed intensificate le attività di controllo.
Sono stati poi rafforzati i controlli sulle greggi ovicaprine in arrivo sul territorio provinciale, nell’ambito della delibera di settore del 2022 che disciplina la monticazione e demonticazione del bestiame. "Si è ritenuto importante verificare il reale stato sanitario dei capi, secondo quanto previsto dal Regolamento di polizia veterinaria, attraverso verifiche in loco svolte dal Servizio veterinario con il supporto dei forestali. La scorsa estate sono state dunque accertate 1 violazione di natura penale e 12 violazioni amministrative (6 per irregolarità documentali relative al trasporto; 2 per assenza delle certificazioni sanitarie; 3 relative al benessere animale e 1 per assenza di autorizzazione al trasporto)".













