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Trento
08 aprile | 11:20

''Femminile sovraesteso'', l'Udu contro l'assessora Gerosa: ''Accusa ancora una volta le stesse donne di concorrere alla loro condizione di disparità''

Gli universitari dell'Udu difendono il documento (provocatorio) dell'Università di Trento pur ricordando come lo stesso Ateneo sia ben lontano da raggiungere una parità di genere concreta. Replicano, invece, a quella politica che ha attaccato questo provvedimento: ''Non può e non deve essere preso di mira da una classe politica che potrebbe cambiare un sistema e una cultura, ma si preoccupa solo di dare aria alla bocca''

Femminile sovraesteso'', l'Udu contro l'assessora Gerosa: Accusa ancora una volta le stesse donne di concorrere alla

TRENTO. Il femminile sovraesteso difeso dagli studenti dell'Udu che, però, sottolineano, non basta a nascondere le gravi falle del sistema universitario in quanto a rispetto della parità di genere. Il nuovo Regolamento generale di Ateneo, varato dal consiglio di amministrazione di UniTn giovedì 28 marzo continua a far discutere. Quella che era a tutti gli effetti una provocazione, inserire tutti i termini nel documento al femminile così da mostrare quanto discriminante ed escludente è il linguaggio al maschile utilizzato solitamente. Lo stesso rettore Deflorian ha detto: ''Leggere il documento mi ha colpito. Come uomo mi sono sentito escluso. Questo mi ha fatto molto riflettere sulla sensazione che possono avere le donne quotidianamente quando non si vedono rappresentate nei documenti ufficiali. Così ho proposto di dare, almeno in questo importante documento, un segnale di discontinuità. Una decisione che è stata accolta senza obiezioni''.

 

Ne è nato il solito cortocircuito comunicativo che oggigiorno caratterizza il dibattito politico rendendolo stanco e paludoso. Chi era a favore del ''femminile sovraesteso'' e chi era contrario. Chi si permetteva di sbeffeggiare questa scelta (come ha fatto la parlamentare di Fratelli d'Italia Alessia Ambrosi che ha detto: ''Che male abbiamo fatto noi donne per simili scemenze? Il rettore ci chieda scusa'') e chi al contrario l'ha difesa a spada tratta come fosse una rivoluzione copernicana. In realtà l'iniziativa si proponeva di essere l'ennesimo tassello di una cambiamento, prima di tutto culturale, volto a promuovere la parità tra uomo e donna ricordando quanto il linguaggio sia parte fondamentale di questo processo e quanto il linguaggio sia fondato sull'abitudine all'ascolto. 

 

E' per questa ragione che pare, purtroppo, ancora normale (anche a una donna) un documento declinato tutto al maschile (perché viviamo in una società che fino a qualche decennio fa nemmeno ammetteva che le donne potessero ricoprire determinati ruoli) e sconvolgente uno tutto al femminile anche se già oggi oggi non verrebbe in mente a nessuno (se non a qualche reazionario intriso di ideologia) di chiamare professore una professoressa o maestro una maestra o assessore un'assessora. Sul tema interviene l'Udu: ''L’assessora alle Pari Opportunità della Pat Francesca Gerosa, dichiarando di ritenere inutile l’utilizzo del femminile sovraesteso e sostenendo che le donne devono imparare a “fare rete per arrivare in alto”, non fa altro che confermare che la giunta provinciale e i partiti di destra che ne fanno parte non sono realmente interessati a migliorare la condizione delle persone di genere femminile. Accusa ancora una volta le stesse donne di concorrere alla loro condizione di disparità. Noi, come studentesse dell’Università di Trento, riteniamo che il linguaggio sia importante, in quanto non solo mezzo di comunicazione, ma portatore di messaggi politici''.

 

''Il suo utilizzo - proseguono gli studenti universitari - definisce programmi e idee; tali idee pare chiaramente infastidiscano una determinata classe politica che, per cavalcare l’onda di una indignazione da loro inventata, devono portare una questione inesistente ad essere di rilievo nazionale con l’unico scopo di dare voce ad idee cristallizzate ad altre epoche. Vogliamo tuttavia sottolineare che non sarà certo un documento scritto al femminile a rivoluzionare problemi che esistono in tutte le università italiane come il gender pay gap, le violenze verbali, attacchi fisici e non che, come dimostrato dall'indagine svoltasi a Torino, le studentesse ricevono quotidianamente nelle facoltà. Anche la didattica universitaria dimostra l'assenza  di corsi che trattano delle donne autrici, filosofe, ingegnere o matematiche che, pur avendo segnato la loro epoca, rimangono ancora confinate nell’oblio''. 

 

''In particolare, per quanto riguarda l’Università di Trento, segnaliamo tramite il Bilancio di Genere dell’Università la scarsissima presenza di professoresse nei dipartimenti scientifici - continua l'Udu - che riflette una tendenza più generale che disincentiva le persone di genere femminile a iniziare e proseguire un percorso di laurea STEM, la quasi assenza di direttrici nei vari dipartimenti (1/14) e una sola Rettrice nella storia del nostro Ateneo. Il nuovo Regolamento di Ateneo quindi è divenuto simbolo involontario di un cambiamento che dà fastidio. Nonostante non accetteremo che venga utilizzato per coprire le omissioni e le criticità che la nostra università presenta, questo documento non può e non deve essere preso di mira da una classe politica che potrebbe cambiare un sistema e una cultura, ma si preoccupa solo di dare aria alla bocca. Noi saremo sempre dalla stessa parte. Quella dell3 student3''.

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