Il Veneto sfida Trento, Bolzano e Belluno e decide di andare avanti con la diga del Vanoi: ''La montagna interessa solo quando va deturpata''
Si chiedeva di rivedere il progetto (che di fatto è quello fermo al 1998) ma il consiglio regionale ha respinto la richiesta delle minoranze: ''La sicurezza dei cittadini e il rischio idrogeologico non sono per noi valori negoziabili, e dopo aver onorato le vittime della strage del Vajont in occasione della commemorazione del 60° anniversario, il presidente Zaia non può farsi guidare da chi sta ignorando i rilievi tecnici geologici che dal 1922 al 1998 hanno fermato ogni progettazione per irreversibili problemi geologici della valle del Vanoi''

VENEZIA. Via libera alla diga del Vanoi. Lo ha deciso la maggioranza del consiglio della Regione Veneto: 26 i voti a contrari alla richiesta di rivalutare l'opera e solo 9 i favorevoli. E quindi avanti tutta con un'opera che non vuole nessuno, dalla Provincia di Belluno a quella di Trento passando anche per Bolzano, i protagonisti di questa vicenda si oppongono tutti in maniera decisa. L'unica ad andare avanti a spada tratta è la Regione Veneto incurante del volere dei territori sui quali quest'opera andrà ad incidere ed anche della volontà del vicino Trentino che con ogni probabilità non cederà a tale imposizione.
Come noto, infatti, l'opera andrà ad incidere sulla vallata del Vanoi, tra Trentino e Veneto sull’omonimo torrente: qui, in territorio comunale di Lamon (Belluno) si vorrebbe edificare una grande diga, alta circa 120 metri, che formerebbe un bacino tra i 33 e i 40 milioni di metri cubi. Un progetto la cui prima ideazione risale addirittura al 1922 e la cui versione più recente e ora dibattuta è del 1998, pensato innanzi tutto per la produzione idroelettrica ma sempre più, negli anni recenti, propugnato come serbatoio necessario per alimentare l’asta del Brenta ed affrontare la crisi idrica che ciclicamente colpisce la pianura veneta (QUI L'APPROFONDIMENTO anche per uno spreco dell'acqua soprattutto a livello agricolo che necessita di importanti riforme e aggiornamenti tecnici)
“Avevamo chiesto a questa maggioranza una risposta seria e concreta alle preoccupazioni espresse dagli enti locali e dai cittadini del territorio bellunese in ordine alla realizzazione del Serbatoio del Vanoi, dettate dal rischio della sicurezza dei cittadini e della tutela del patrimonio montano, ma questa maggioranza ha detto no. E questo no è ancora più grave se pensiamo alle numerose alternative che abbiamo proposto, meno impattanti e più economiche”. Così i consiglieri di opposizione in Consiglio regionale del Veneto, Cristina Guarda (EV), Vanessa Camani, Anna Maria Bigon, Chiara Luisetto, Jonatan Montanariello, Andrea Zanoni, e Francesca Zottis (Pd), Erika Baldin (M5S), Elena Ostanel (VcV) e Arturo Lorenzoni (Portavoce Opposizione).
“A fronte delle criticità geologiche rispetto alla realizzazione dell’opera, dei tanti e fondati 'no' espressi sia dai cittadini che dagli enti locali del bellunese, nonché della ferma e unanime contrarietà al progetto espressa dal Consiglio della Provincia autonoma di Trento e della Provincia di Belluno, lascia dunque esterrefatti il voto negativo espresso sulla nostra mozione. Non si tratta infatti – commentano i consiglieri - di un mero voto contro istanze politiche espresse da partiti avversi, quanto della negazione da parte di questa maggioranza delle fondate critiche espressa dal territorio: evidentemente questa maggioranza pensa alla montagna solo quando deve deturparla''.
''Vi è poi da dire che le alternative per il trattenimento dell’acqua in luogo della realizzazione di un’opera costosissima e connotata da forti criticità geologiche - proseguono i rappresentanti delle minoranze - possono essere messe in campo direttamente dalla Regione, senza affidarsi a progetti devastanti come il Serbatoio del Vanoi: sono già state sperimentate e costerebbero 50 volte meno, conseguendo risultati anche superiori rispetto ai metri cubi di acqua trattenuta. Il Veneto, insomma, non ha bisogno della Diga. Nell'area del Brenta e del Bacchiglione, vi è invece necessità di sviluppare i progetti di tesaurizzazione delle acque attraverso l'uso delle proprie aree di ricarica delle falde, progetti inseriti nel piano laghetti proposto da ANBI ma mai finanziati dalla Regione del Veneto nonostante gli impegni presi già nel 2011. Ribadiamo che la sicurezza dei cittadini e il rischio idrogeologico non sono per noi valori negoziabili, e dopo aver onorato le vittime della strage del Vajont in occasione della commemorazione del 60° anniversario, il presidente Zaia non può farsi guidare da chi sta ignorando i rilievi tecnici geologici che dal 1922 al 1998 hanno fermato ogni progettazione per irreversibili problemi geologici della valle del Vanoi''.














