Diga del Vanoi, il Bard: "La montagna non può più essere considerata il serbatoio idrico della pianura: Consorzi, governo e Regione ascoltino le popolazioni"
Il movimento Belluno Autonomia Regione Dolomiti ribadisce la netta contrarietà alla costruzione della diga del Vanoi: "I territori montani delle province di Trento e Belluno sono contrari, si tenga conto delle comunità"

BELLUNO. "I territori montani delle province di Trento e Belluno sono contrari alla realizzazione della diga del Vanoi". A intervenire è il Bard, il movimento Belluno Autonoma Regione Dolomiti ribadisce la netta contrarietà all'opera. "Consorzi, Governo e Regione tengano conto delle comunità e ascoltino la voce unanime delle popolazioni locali".
La comunicazione da parte del Consorzio Bonifica Brenta di voler avviare l'iter per il dibattito pubblico riguardo la costruzione dell'invaso che dovrebbe sorgere al confine tra Trentino e Veneto e raccogliere le acque del torrente Vanoi (QUI ARTICOLO), ha scatenato le reazioni di chi è profondamente contrario alla realizzazione di quello che è stato definito, senza mezzi termini, "un ecomostro costosissimo e inutile" da parte della consigliera regionale ed europarlamentare di Avs, Cristina Guarda.
Nelle scorse ore è arrivato un altro "No" al progetto dalla Provincia di Belluno (Qui articolo) mentre il Partito Democratico in Trentino invita la Provincia a interessare l'Avvocatura (Qui articolo). I territori restano fermi sulla contrarietà all'opera.
"La conclusione della progettazione della diga del Vanoi va contro la volontà delle popolazioni delle province e dei territori di Trento e Belluno, già espressa chiaramente anche con atti formali", aggiunge il Bard. "Il proseguire su questa strada va quindi riconsiderato da parte dei consorzi di bonifica e questa posizione va tenuta in debita considerazione dal Governo e dagli enti interessati: i rappresentanti politici locali devono portare a Roma e Venezia la contrarietà dei territori ad un'operazione che si rivela a solo vantaggio dell'inefficiente agricoltura della pianura veneta".
Proprio il tema irriguo e del valore della risorsa idrica montana sono temi da sempre sotto la lente del movimento autonomista.
"Si continua a non parlare del fatto che l'acqua viene praticamente regalata alla pianura. E' considerata bene primario a costo zero dai consorzi irrigui: questo non è più possibile. Il valore del bene acqua va riconsiderato e vanno equamente remunerate le popolazioni di montagna che devono subire lo sfruttamento dei bacini a scopo irriguo: pensiamo ad esempio ai perenni casi dei laghi bellunesi il cui livello si alza e si abbassa a seconda degli umori della pianura, rendendo impossibile la pianificazione e la crescita turistica di queste aree. Questi fatti confermano l'idea che la montagna debba potersi governare in maniera autonoma dalla pianura e che debba unire le forze contro le richieste provenienti dalle economie estranee al fragile territorio alpino. La montagna bellunese non può continuare a essere governata dalla pianura veneta e, piuttosto, vanno costruite sinergie con i contermini territori dolomitici: lampante è la differenza di posizioni - o di 'non posizione' - tra Trento e Venezia su questa questione".
Autogoverno del territorio alpino e dolomitico quindi come elemento indispensabile per la tutela delle risorse e delle popolazioni: "Chiediamo al presidente della Regione Luca Zaia che, nelle more della costruenda autonomia differenziata per la quale si è già giustamente attivato, sia predisposta con urgenza anche la tematica del trasferimento di competenze e risorse alla Provincia di Belluno", conclude il Bard.














