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Cibio di Trento, oltre 5 milioni di euro per la ricerca contro il cancro: ''Siamo piccoli ma capaci di competere a livello internazionale''

C’è anche un progetto del Centro di biologia integrata dell’Università di Trento tra i sei programmi internazionali finanziati da una collaborazione tra Cancer Research Uk, Airc e Fc Aecc. L’obiettivo è quello di sviluppare un esame del sangue che aiuti a selezionare il trattamento da utilizzare nei pazienti con cancro alla prostata avanzato

Di Tiziano Grottolo - 20 settembre 2018 - 18:39

TRENTO. "Il Cibio esiste da soli dieci anni, ma il nostro centro è concepito per competere a alti livelli", queste le parole della ricercatrice Francesca Demichelis, che aggiunge: "Abbiamo ottime tecnologie e personale preparato in grado di garantire potenzialità di sviluppo molto forti non comuni alla maggior parte degli altri centri italiani".

 

Il Centro di biologia integrata dell'Università di Trento è riuscito a ottenere un finanziamento di 5,7 milioni di euro per un piano di ricerca contro il cancro alla prostata. Un Centro piccolo, ma di primissimo piano, che si trova a collaborare spalla a spalla in sinergia con grandi istituzioni a livello internazionale.

 

Sono oltre 33 milioni di euro pronti per essere investiti nella ricerca contro il cancro. Un piano che scaturisce dalla partnership tra tre delle maggiori organizzazioni, cioè il Cancer Research Uk, l’Associazione italiana per la ricerca sul cancro e la Fundación científica - Asociación española contra el cáncer, i quali hanno unito forze e risorse per finanziare sei programmi internazionali nel campo della ricerca oncologica.

 

Il progetto trentino "Esami multimodali per l’analisi del plasma nei pazienti con cancro alla prostata" si prefigge l’obiettivo di sviluppare un esame del sangue in grado di selezionare il trattamento da utilizzare nei pazienti con cancro alla prostata avanzato, un test multimodale che ha lo scopo di accelerare la ricerca clinica.

 

"Da anni - spiega Demichelis - collaboriamo con il team di Gerhardt Attard all'University College London per capire come utilizzare la biopsia liquida nella gestione dei pazienti con tumore alla prostata in stadio avanzato: una tecnica non invasiva che si basa su un esame del sangue e consente di cercare i marcatori molecolari del tumore nel momento in cui il sangue viene prelevato".

 

Oltre a Cibio e University College di Londra, tra i soggetti coinvolti nel programma di ricerca rientrano anche quattro centri clinici italiani, compreso l’ospedale Santa Chiara di Trento.

 

Ogni stadio tumorale ha caratteristiche molecolari diverse e questo può rendere complicato fare valutazioni precise sullo stato di salute dei pazienti, in particolare quando lo stadio del cancro è molto avanzato. 

 

“La biopsia liquida è quindi una buona soluzione per valutare lo stato di un paziente quando il decorso di malattia è molto vario - continua Demichelis - per esempio in caso di tumore che non risponde più alle cure standard questa tecnica potrebbe consentire di verificare se vi sono altre opzioni terapeutiche e individuare quelle più adatte”.

 

A livello personale Demichelis esprime soddisfazione: “Immaginare e scrivere una proposta di questo tipo coinvolge molte persone con capacità diverse, abbiamo scelto un buon team e gratifica il fatto che tramite questo programma di ricerca congiunto tra le tre organizzazioni non-profit possiamo permetterci di sviluppare qualcosa che come singole unità di ricerca non avremmo potuto affrontare”.

 

Sono sei le collaborazioni in essere, ognuna si prefigge di comprendere più a fondo il cancro e arrivare presto a nuove terapie, attraverso le diverse competenze e tecnologie delle organizzazioni partner.

 

Due sono coordinati dai britannici, tre dagli italiani e uno è condotto da un ricercatore spagnolo. L’ampia portata dell’Accelerator Award, il nome del programma di studi nato per finanziare questi percorsi, consentirà a ricercatori di livello internazionale di istituire collaborazioni che non sarebbero state possibili senza questi fondi.

 

Una parte dei finanziamenti è inoltre destinata alla formazione di una nuova generazione di giovani medici e scienziati che potranno sviluppare le competenze necessarie per portare avanti questa ricerca.

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