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Cibio, dopo la scoperta sul Dna la Provincia mette 2 milioni di euro e promette una cittadella del biotech

All'incontro con la Giunta il rettore Paolo Collini, il direttore del Cibio Alessandro Quattroni e la professoressa Anna Cereseto che ha coordinato il team di ricerca: "Scoperta importante che sta già attirando potenziali investitori"

Di Donatello Baldo - 08 febbraio 2018 - 19:20

TRENTO. La notizia della scoperta messa a segno dal Cibio ha fatto il giro del mondo, la possibilità di intervenire con precisione sul DNA mutato ha attirato l'attenzione di molti sul centro trentino che all'interno dell'Università di Trento si occupa di biotecnologia.

 

I telefoni hanno iniziato a squillare, sono arrivate lettere. Molte persone malate e molti familiari, spesso di bambini affetti da malattie genetiche, hanno cercato informazioni, per sapere i tempi e i modi dell'applicazione della scoperta. 

 

Per far fronte alle centinaia di contatti è stata predisposta un'apposita linea, con un ricercatore a disposizione. Ma purtroppo la risposta è sempre la stessa: "Per ora siamo soltanto all'interno dell'ambito della ricerca, la traduzione in cura, in intervento vero e proprio, ha bisogno di anni".

 

Anni che servono alla raffinazione dei risultati, per le sperimentazioni, per tutte le ulteriori ricerche. E servono soldi, finanziamenti, quelli che il Cibio ha chiesto oggi alla Giunta provinciale in un incontro con tutti gli assessori. 

 

Da parte del presidente Ugo Rossi la promessa di implementare le risorse messe a disposizione della Provincia, trovando due milioni di euro in sede di assestamento di bilancio, soldi che si sommano ai cinque milioni di euro già assegnati.

 

Ma dall'incontro tra il Cibio e la Giunta è nata l'idea, ancora abbozzata, di creare una sorta di cittadella della ricerca biotech che concentri sul territorio non solo la ricerca ma anche le aziende che mettono a frutto le scoperte scientifiche prodotte.

 

Il Cibio, infatti, ha già depositato il brevetto, sia a livello nazionale che internazionale, e farà di tutto per valorizzarlo. Una valorizzazione che potrebbe avere ricadute sul territorio se la Provincia agevolasse una cornice di strutture atte ad ospitare ricerca e sviluppo sul fronte del biotech.

 

All'incontro erano presenti il rettore Paolo Collini, il direttore del Cibio Alessandro Quattroni e la professoressa Anna Cereseto che ha coordinato il team di ricerca. "Il Cibio è una realtà che conta 250 unità di personale di ricerca, divise per 40 gruppi di ricerca", spiega il direttore.

 

Ma a spiegare l'importanza della scoperta è la ricercatrice. "Che all'interno del DNA fossero i cromosomi a contenere le informazioni per il funzionamento delle cellule lo si sapeva già - spiega - e la ricerca, nel 2012, aveva scoperto come intervenire per correggere le informazioni sbagliate".

 

Informazioni sbagliate che significano malattie genetiche come la fibrosi cistica, la distrofia muscolare, la SLA, le anemie compresa quella mediterranea e falciforme; ma anche tumori, come il sarcoma, il melanoma, e altri carcinomi. 

 

"L'intervento sulla sequenza errata, sul tratto soggetto a mutazione, è possibile con la molecola CAS9 - spiega la ricercatrice - ma questa molecola ha dei difetti perché oltre al 'taglio' delle parti errate interviene anche su quelle 'sane'". 

 

La scoperta, quindi, riguarda la costruzione di una molecola più precisa, 'chirurgica'. "L'abbiamo chiamata EVOCAS9 - afferma Cereseto - proprio perché è un'evoluzione di questa molecola di origine batterica, molecola che abbiamo 'spinto' dentro cellule più complesse". 

 

La scoperta iniziale non riusciva a identificare, selezionare e sezionare soltanto la parte mutata di DNA, mentre la scoperta del Cibio garantisce una precisione del 99%. Una scoperta che ha già attirato molti potenziali investitori che, se la Provincia saprà attivarsi, potrebbero investire anche in Trentino.

 

 

 

 

 

 

 

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