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| 30 gen 2018 | 21:16

Dna, a Trento la ''scoperta del secolo''. Tutto il mondo della ricerca guarda alla nuova ''arma di precisione contro i geni malati''

Il genome editing è stato inizialmente sviluppato a Berkley e al Mit di Boston, ma solo i ricercatori del Cibio sono riusciti a trovare la formula giusta per permettere affidabilità e sicurezza di intervento: "L’obiettivo ora è valorizzare il brevetto derivato dall’invenzione e generare ricadute sul territorio trentino"

Anna Cereseto e il team di ricerca (foto di Alessio Coser)
Anna Cereseto e il team di ricerca (foto di Alessio Coser)
di Gianmarco Fontana - Istituto Ivo de Carneri

TRENTO. "Una scoperta storica ed eccezionale", così viene definito dalla stampa nazionale e internazionale lo studio portato avanti nei laboratori dell'Università di Trento che ha portato alla scoperta del metodo per modificare il Dna a scopo terapeutico. Questo processo, inizialmente sviluppato a Berkley e al Mit di Boston, è dovuto passare al Cibio-Centro di biologia integrata dell'Università per raggiungere quell’affidabilità e quella sicurezza necessari per procedere nelle applicazioni cliniche. Un risultato che puntato l'attenzione di tutta la comunità scientifica internazionale. 

 

Una svolta, integralmente realizzata nei laboratori dell'Ateneo, che potrebbe avere effetti a breve termine per la terapia genica delle malattie. "Si tratta di una modifica del Dna a scopo terapeutico nelle particelle", spiega Anna Cereseto, professoressa del Cibio e senior author dell’articolo che presenta questo studio su 'Nature Biotechnology', prestigiosa rivista di biomedicina. 

 

Il Cibio sbaraglia così la concorrenza scientifica internazionale. "Abbiamo messo a punto - continua la professoressa - un metodo sperimentale di screening attraverso il quale otteniamo una molecola, che chiamiamo evoCas9, davvero precisa nel cambiare il Dna. È un enzima di affidabilità assoluta, che effettua il cambiamento soltanto nel punto stabilito".

 

Come si è arrivati a questa molecola dal rischio di errore vicino allo zero? "La molecola - aggiunge Cereseto - sta cambiando la faccia della biomedicina. Si tratta di una 'macchina molecolare', fatta della proteina Cas9 e di una molecola di Rna, che raggiunge e taglia uno specifico segmento di Dna".

 

"Questo - dice la professoressa - permette di modificare la sequenza. Il problema è che questa molecola fa errori sistematici e quando viene applicata al tentativo di curare malattie non modifica solo il gene o i geni implicati nella patologia, ma agisce su altri siti del Dna e causa effetti imprevedibili. Ciò la rende inaccettabile per la pratica clinica. In questo momento la nostra evoCas9 è la macchina molecolare migliore al mondo per il genome editing". 

 

E evoCas9 rappresenta la differenza tra un utile espediente e un game changer. Questo studio permette al genome editing di diventare adulto: l’interesse per questa tecnologia è globale e l'obiettivo è quello di lavorare in questa direzione per fondare il biotech trentino e attrarre capitali.

 

"Il genome editing - commenta Alessandro Quattrone, direttore del Cibio - è davvero la scoperta del secolo in medicina. Questa invenzione è il contributo più importante che abbiamo dato allo sviluppo di terapie. Mesi fa già il gruppo aveva proposto intelligenti miglioramenti al metodo".

 

Questi progetti sulla molecola non interessano solamente i tumori e le malattie di genere, sempre e comunque al primo posto, ma anche le piante e prodotti alimentari. Lo studio ha generato, accanto alla pubblicazione, un brevetto, già depositato e già oggetto di interessi molteplici. Ancora qualche mese e si capirà se e come evoCas9 continuerà a essere una storia trentina.

 

 

 

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