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Spinelli: “TecMed all’ex Ariston” ma dall’Università “nessuna decisione definitiva” ed il Comune: “Stop annunci, si passi ai fatti”

Dopo gli importanti annunci della Pat negli scorsi giorni sull’arrivo del corso di Medicina tecnologica all’ex Ariston e del Polo di scienze della vita in Manifattura, il nuovo rettore dell’Università di Trento Flavio Deflorian sottolinea: “Su Rovereto diverse progettualità future, ma bisogna discuterne insieme a Comune e Provincia”, Valduga alla Pat “bene le proposte ma ora si passi alla fase realizzativa”

Di Filippo Schwachtje - 31 marzo 2021 - 19:07

ROVERETO La Città della quercia e l’Università, parla il nuovo rettore Flavio Deflorian: “Il Polo di scienze della vita sarà un incubatore per la ricerca a livello provinciale, arriveranno nuove start up, tra cui quelle nate al Cibio, per portare avanti attività di trasferimento tecnologico in collaborazione con le imprese. Su un eventuale corso di medicina tecnologica all’ex Ariston non è stata ancora presa nessuna decisione definitiva, si tratta di un’ipotesi di sviluppo futura che dovrà eventualmente essere discussa”.

 

Da ormai dieci giorni a Rovereto si continua a parlare di università e ricerca, rispettivamente dell’ipotesi di arrivo di un nuovo corso di laurea di “medicina tecnologica” all’area ex Ariston e della realizzazione dei nuovi laboratori del Polo di scienze della vita in Manifattura, negli spazi di Be Factory. Due annunci di assoluta rilevanza per la Città della quercia, sui quali però è forse necessario fare un po’ di chiarezza. Innanzitutto, spiega il nuovo rettore dell’Università di Trento, a Borgo Sacco “non arriveranno né attività didattiche né ricerca di base” ma si lavorerà su attività di “trasferimento tecnologico e collaborazione con le imprese”. Il Polo, per il quale la Pat ha trasferito circa 6 milioni di euro a Trentino Sviluppo per la costruzione di nuovi spazi, avrà quindi come obiettivo principale la ricerca applicata, per favorire lo sviluppo di nuove realtà avvicinando innovazione ed imprese in un ambiente dinamico e propositivo.

 

Secondo il rettore Deflorian, il Polo alla Manifattura, per cui il protocollo tra Pat, Università, Trentino sviluppo e Hub Innovazione Trentino verrà firmato ad aprile, potrebbe addirittura partire nel giro di qualche mese. “Gli edifici in gran parte sono già costruiti, speriamo che alcune attività possano stabilirsi in tempi brevi, anche entro l’anno. Altre realtà avranno bisogno di ulteriori strutture e lavori di implementazione che richiederanno tempi più lunghi, l’insediamento comunque sarà graduale”.

 

Ma se un cronoprogramma alla Manifattura esiste, diverso è il discorso per l’ipotesi avanzata dall’assessore provinciale Achille Spinelli di portare a Rovereto un corso di medicina tecnologica. “Sono stati fatti dei ragionamenti sulle possibilità d’utilizzo dell’area ex Ariston – dice Deflorian – e come Università siamo certamente interessati, ma al momento un corso di medicina tecnologica rimane una prospettiva futura. Da parte nostra l’ambito di applicazione della robotica e dell’intelligenza artificiale alle scienze mediche è di grande interesse, ma le modalità con cui questo può avvenire, se con un corso di laurea, dei master o attività con le imprese, non sono ancora state messe a fuoco”. Se ne riparlerà in futuro quindi.

 

Dopo le attività relative alle Scienze motorie ed alle Scienze cognitive, l’Università di Trento però punterebbe comunque ad includere la Città della quercia in una progettualità più ampia. “Il Polo di Scienze della vita concretizza un disegno che stiamo cercando di portare avanti da tempo: la realizzazione di un terzo acceleratore d’innovazione e ricerca a Rovereto dopo la Meccatronica ed il polo green in Manifattura. Per il futuro si può pensare ad una serie di attività, anche didattiche, che si dislochino partendo da Trento lungo l’asse dell’Adige per valorizzare i punti di forza della città: dalla ricerca alla sua vocazione al rapporto con le imprese fino all’ambito artistico”.

 

Un’ipotesi che trova d’accordo anche il sindaco di Rovereto Francesco Valduga, che dopo gli annunci di Piazza Dante degli ultimi giorni ora chiede concretezza. “Ben vengano nuove proposte – dice il primo cittadino – ma ad un certo punto bisogna fermarsi e pensare alla fase realizzativa, altrimenti si rimane nell’ambito delle ipotesi. Personalmente è da anni che come amministrazione portiamo avanti un ragionamento per riunire a Rovereto tutta una serie di discipline che studiano l’uomo. Già abbiamo il Cimec, il Cerism, una clinica neurologica di livello, la facoltà di scienze cognitive: esiste una filiera assolutamente interessante che può essere arricchita dall’arrivo di nuovi enti e centri di ricerca”.

 

Un contesto che Valduga ha cercato di valorizzare, anche insieme alla Pat, già a parte dalla scorsa legislatura. “Nel corso degli anni ci sono state diverse interlocuzioni con la Provincia, anche se non nel dettaglio di cifre o cronoprogrammi, l’importante però che i progetti non rimangano solo annunci ma si trasformino in fatti concreti”.

 

Di proposte sicuramente non ne sono mancate: per quanto riguarda l’area ex Ariston, ad esempio, si ragionava inizialmente sulla possibilità di realizzare lo studentato (“è stata proprio la Provincia ad indicare quella zona come ottimale per la struttura tra le sei che il Comune aveva indicato” spiega Valduga). “Come amministrazione – continua il sindaco – abbiamo sempre facilitato, e continueremo a farlo, l’arrivo dell’Università a Rovereto, proprio perché siamo consci delle potenzialità della nostra filiera di ricerca. Ci auguriamo però che al di là degli annunci di questi giorni ci sia una progettualità concreta e condivisa per uno sviluppo organico sul territorio”.

 

Una speranza condivisa anche dalla vice sindaca ed assessora comunale all’Educazione Giulia Robol, che sottolinea l'importanza di “delineare un quadro complessivo all’interno del quale operare. C’è la grande necessità di trovare un momento di confronto e condivisione diretta con la Provincia, per non continuare con una politica di comunicazione a spot”.

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