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A Bolzano i nuovi laboratori per studiare le mummie. Dallo studio delle ossa a quello del Dna con analisi molecolare, all'Eurac Reserarch si svelatano i misteri

All'Eurac Reserarch di Bolzano, tra i più importanti centri al mondo dedicati alla ricerca sui resti umani, sono pronti i nuovi laboratori al Noi Techpark. L'Istituto sta lavorando insieme a partner di tutto il mondo alla creazione di banche dati sugli agenti patogeni ritrovati nei reperti antichi

Di G.Fin - 09 settembre 2019 - 13:44

BOLZANO. Dalla piccola mummia sudamericana con una lunga treccia di capelli castani a tante altre mummie protagoniste della storia e che possono svelare veri e propri misteri della nostra antichità. All'Eurac Reserarch di Bolzano sono pronti i nuovi laboratori al Noi Techpark per lo studio sempre più approfondito delle mummie.

 

Il centro, con il suo know how multidisciplinare è tra i più importanti centri al mondo dedicati alla ricerca sui resti umani. Dalla progettazione di metodi di conservazione alla classica antropologia fisica e alle innovative tecnologie di analisi biomolecolari, le competenze dei ricercatori si sono arricchite nel tempo anche grazie agli studi su Ӧtzi, la mummia più famosa al mondo. Da oggi, grazie ai nuovi laboratori, si potrà sviluppare ancora di più le ricerche utilizzando tecnologie sempre più avanzate, identificando, per esempio, la presenza di malattie risalenti all’età della pietra e presenti ancora oggi.

 

L'istituto per lo studio delle mummie di Eurac Research è un punto di riferimento nella comunità scientifica internazionale per lo studio di mummie illustri e allo stesso tempo è il principale referente delle amministrazioni locali per i ritrovamenti di resti nei vari siti archeologici dell'Alto Adige.

 

 

Lo studio dei reperti conservati, inizia nel Laboratorio di antropologia. Qui i ricercatori verificano la completezza dei resti ossei e il loro stato di conservazione. Una speciale strumentazione (pinza, sonda dentale, lente e microscopio) viene utilizzata per determinare altezza, sesso ed età della morte. In questo laboratorio vengono individuate anche la causa di morte e le malattie di cui la persona soffriva quando era in vita. Con analisi isotopiche su ossa e denti è possibile scoprire anche dopo migliaia di anni dove è cresciuta una persona, dove ha vissuto e fare ipotesi sull’alimentazione e sulle sue condizioni di vita.

 

Dopo gli esami fisici infatti le ossa possono passare al vicino Laboratorio per il Dna antico per essere sottoposte all’analisi molecolare. Lo studio del Dna, che si svolge in un’area protetta per evitare contaminazioni esterne, svela un patrimonio enorme di informazioni anche partendo da un minuscolo campione di tessuto. “Possiamo indagare l’origine genetica della persona - spiega la genetista Giovanna Cipollini - le relazioni di parentela tra i reperti di un unico sito e ricostruire la struttura di determinate malattie esistenti anche in epoche passate”.

 

Vi è poi il laboratorio per il Dna moderno dove i ricercatori lavorano per migliorare sempre di più le loro tecniche di analisi. “I nostri partner di ricerca e committenti sono musei, archeologi e istituzioni religiose. Si rivolgono a noi perché siamo in grado di esaminare i loro reperti in modo approfondito ed esaustivo ma con un approccio minimamente invasivo. Inoltre, dopo l’analisi possiamo consigliare loro le migliori tecniche di conservazione e progettare delle teche ad hoc in base alle caratteristiche della mummia e del luogo dove sarà esposta” sottolinea Albert Zink, direttore dell’Istituto per lo studio delle mummie di Eurac Research. Proprio a questo aspetto è dedicato il Laboratorio di conservazione che collabora con musei di tutto il mondo.

 

Studiare le mummie comporta molta attenzione visto che significa avere a che fare con resti delicatissimi che anche un minimo tocco potrebbe compromettere o distruggere irrimediabilmente. I ricercatori cercano sempre di più le tecniche per lavorare con campioni minuscoli e per trovare tracce di Dna anche su materiale fortemente danneggiato e contaminato da batteri provenienti dall’ambiente esterno. Si tratta di tecniche di grande interesse anche per la medicina moderna, sono utili per esempio per individuare un agente patogeno presente nell’organismo solo in minime tracce.

 

Per sfruttare al meglio i risultati di ricerca, l’Istituto sta lavorando insieme a partner di tutto il mondo alla creazione di banche dati sugli agenti patogeni ritrovati nei reperti antichi. Un esempio è il comune batterio Helicobacter pylori, trovato dai ricercatori bolzanini nello stomaco di Ötzi. Gli esperti di Eurac Research ne hanno analizzato il genoma e hanno osservato come il batterio della mummia assomigli a una variante che oggi si trova soprattutto in Asia. Una scoperto che può contribuire a sviluppare ulteriori studi.

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