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L'Eurac Research sulle mummie del Museo Egizio: ''Buono stato di conservazione. Vogliamo definire sesso, età e cause della morte: può servire alla medicina moderna''

Dopo due anni di lavori si è concluso uno studio dell'ente bolzanino. Microrganismi e umidità, se non controllati, possono portare alla totale decomposizione dei reperti antichi, intaccando un patrimonio culturale di inestimabile valore. Il risultato pubblicato sulla Rivista del Museo Egizio di Torino

Ricercatori nel corso delle analisi al Museo Egizio, ©ME_EuracResearch
Pubblicato il - 16 dicembre 2019 - 11:29

BOLZANO. I ricercatori dell'Eurac Research hanno accertato il buono stato di conservazione delle mummie del Museo Egizio. Dopo due anni di lavori si è concluso uno studio dell'ente bolzanino. Microrganismi e umidità, se non controllati, possono portare alla totale decomposizione dei reperti antichi, intaccando un patrimonio culturale di inestimabile valore.

 

Per questo motivo il Museo Egizio ha affidato agli esperti di Eurac Research lo studio dello stato di conservazione di tutte le mummie esposte o conservate a Torino. Dopo due anni di esami nel museo e nei laboratori di Bolzano, i ricercatori hanno potuto rassicurare i loro partner scientifici: con un grado di umidità relativa compreso tra il 25 e il 65%, i 116 resti umani conservati nelle vetrine e negli archivi sono nell’intervallo di sicurezza e quindi in buona salute.

 

Le analisi microbiologiche svolte dagli esperti di Eurac Research sui reperti hanno individuato molte spore di microrganismi, ma anche verificato che gli ambienti di conservazione sono idonei a non farle proliferare. Alcune sono bendate completamente, altre sono nude o hanno parti del corpo mancanti. Sono conservate in vetrine espositive ma anche in diversi archivi del museo.

 

Gli esperti dell'ente altoatesino hanno posato su ogni mummia uno speciale dischetto con il terreno di coltura (una gelatina sterile preparata in laboratorio) per individuare i funghi attivi sul reperto. "Per verificare l’idoneità degli ambienti - spiega Marco Samadelli, conservatore dell’Istituto per lo studio delle mummie di Eurac Research - abbiamo misurato il grado di umidità relativa superficiale. Questo dato è importante per valutare l’umidità non solo nel momento dell’analisi, ma anche nei periodi precedenti. Questi esami ci hanno permesso di rassicurare il Museo Egizio sulla buona salute delle mummie”. 

 

Esiste, infatti, una relazione diretta tra umidità e crescita microbica: enzimi, muffe, lieviti e batteri possono proliferare mettendo a rischio il reperto solo oltre una certa percentuale di umidità. Dall’altra parte, con livelli di umidità troppo bassi i reperti potrebbero sgretolarsi. Concluso lo studio sullo stato di conservazione, un altro importante capitolo della ricerca in collaborazione con il Museo Egizio entra nel vivo.

 

Nei laboratori dell’Istituto di Eurac Research, i ricercatori stanno portando avanti le analisi antropologiche e genetiche delle mummie per determinare aspetti come il sesso, l’età, la causa di morte e le patologie di cui soffrivano in vita. Si basano sulle tac svolte nel 2017, ottenute grazie a un sofisticato macchinario sistemato per l’occasione in un tir davanti al museo. 

 

I campioni di Dna antico prelevati dalle mummie semibendate permettono di indagare per esempio le parentele con altri individui o la presenza di particolari microrganismi interessanti anche per la medicina moderna. Il lavoro di analisi durerà ancora qualche anno. “Si tratta - commenta Albert Zink, direttore dell’Istituto per lo studio delle mummie di Eurac Research - di un lavoro di catalogazione unico al mondo che ci auguriamo possa essere intrapreso anche da altri musei. Lo studio dei reperti antichi è una preziosa fonte di conoscenza e, allo stesso tempo, permette di verificare che il patrimonio culturale delle mummie sia salvaguardato anche negli anni a venire”.

 

Oltre a Eurac Research, collaborano a questo progetto la Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio di Torino e il gruppo americano Horus Group che fa ricerca sulla diffusione dell’arteriosclerosi nell’antichità. Il risultato di questa approfondita analisi è stato pubblicato sulla Rivista del Museo Egizio (Qui link).

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