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Ötzi, dopo 30 anni la ricerca continua: "Il suo microbioma potrebbe celare importanti indicazioni per la medicina moderna"

Dopo 30 anni di ricerca sulla mummia venuta dai ghiacci molti dei suoi misteri sono stati svelati e molti rimangono ancora da scoprire. Il convegno digitale "Iceman - quo vadis" di Eurac Research si concentrerà proprio sul potenziale ancora inesplorato della ricerca su Ötzi

Di M.Sartori - 17 settembre 2021 - 12:36

BOLZANO. È stato definito come “una delle scoperte del millennio” e in effetti lo studio di Ötzi, la mummia venuta dai ghiacci, ha sicuramente rivoluzionato la concezione dell’età del rame nelle Alpi. Grazie a lui sappiamo come vivevano i popoli alpini dell’epoca, che cosa mangiavano, da che malattie erano afflitti e molto altro ancora.

 

Eduard Egarter Vigl, anatomopatologo e già conservatore ufficiale di Ötzi, ricorda: “Quello che mi ha sorpreso di più quando ho visto per la prima volta questa mummia venuta dai ghiacci e vecchia di 5.300 anni è che, nonostante fosse immensamente antico, il corpo non è molto diverso dai cadaveri contemporanei”.

 

Il ritrovamento di Ötzi avvenne il 19 settembre 19991 (Qui la storia), ovvero quasi 30 anni fa, e da allora la mummia è stata ampiamente studiata. Il suo eccezionale stato di conservazione e il fatto che non sia mai stata seppellita secondo rituali precisi (a differenza delle mummie provenienti dall’Antico Egitto o dal Sud America) ci ha permesso di ottenere un’incredibile istantanea della vita sulle Alpi nell’età del rame.

 

Secondo gli studiosi, però, Iceman può darci ancora tanto e la ricerca non si fermerà. Eurac Research, in occasione del 30esimo anniversario del ritrovamento, ospiterà il 20 settembre un simposio sulle future ricerche su Ötzi.

 

Uno dei grandi focus sarà il microbioma, ovvero l’insieme dei batteri che vivono sopra e dentro gli esseri umani. Già negli studi precedenti è stata rilevata la presenza del batterio helicobacter pylori nello stomaco della mummia, un organismo che ancora oggi è presente in circa metà della popolazione mondiale. Lo studio del microbioma è uno degli argomenti che sta animando la ricerca medica negli ultimi tempi. Infatti si sospetta che la crescente suscettibilità a certe malattie e allergia sia legata al fatto che il microbioma umano si sta riducendo drasticamente a causa dello stile di vita occidentale, caratterizzato per esempio dall’uso di antibiotici e il consumo di cibi molto lavorati. Lo studio di mummie come quella dell’Iceman potrebbero quindi fornire importanti indicazioni alla medicina moderna.

 

Il simposio digitale “Iceman - quo vadis” si terrà lunedì 20 settembre dalle 13.00 alle 16.45, in lingua inglese. Interverrà tra gli altri Johannes Krause, autore del bestseller “Die Reise unserer Gene” (pubblicato in italiano dal Saggiatore con il titolo Storia dell'umanità: per gente che va di fretta”) e direttore del Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology di Lipsia. 

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