E' Federica Meluzzi la vincitrice del premio Fbk-Irvapp "Beniamino Andreatta" per il miglior studio sulla valutazione delle politiche pubbliche
Il direttore Fbk-Irvapp, Mirco Tonin: ""La vincitrice utilizza in maniera scientificamente rigorosa i dati AlmaLaurea per analizzare la minore partecipazione femminile al mercato del lavoro, una questione pressante per l’Italia, e mostra come ci sia una componente culturale"

TRENTO. E' Federica Meluzzi, ricercatrice all’Università Bocconi di Milano, la vincitrice del premio Fbk-Irvapp "Beniamino Andreatta" 2026 per il miglior studio sulla valutazione delle politiche pubbliche.
Il premio Fbk-Irvapp intitolato a Beniamino Andreatta è un riconoscimento che valorizza il rigore accademico e l’impegno verso l’interesse pubblico, valori che ispirano il lavoro dell’Istituto per la ricerca valutativa sulle politiche pubbliche della Fondazione Bruno Kessler.
"Quest’anno per il premio abbiamo ricevuto più di cinquanta lavori, da ricercatori e ricercatrici di varie università americane, europee ed italiane", spiega Mirco Tonin, direttore Fbk-Irvapp. "La vincitrice utilizza in maniera scientificamente rigorosa i dati AlmaLaurea per analizzare la minore partecipazione femminile al mercato del lavoro, una questione pressante per l’Italia, e mostra come ci sia una componente culturale. Il premio mira a diffondere la cultura della valutazione delle politiche pubbliche, in modo da renderle sempre più efficaci, e lo studio che ha vinto quest’anno rappresenta un ottimo esempio del potenziale conoscitivo da cui la società può trarre grande vantaggio".
Vincitrice dell’edizione 2026 è Federica Meluzzi, ricercatrice all’Università Bocconi di Milano, che ha realizzato lo studio dal titolo “The College Melting Pot: Peers, Culture and Women’s Job Search” dedicato alle disuguaglianze di genere all’inizio della carriera lavorativa e in particolare a come, durante gli studi universitari, il confronto con compagne di corso provenienti da aree caratterizzate da maggiore parità di genere possa influire positivamente sulle aspettative e sulle scelte lavorative delle studentesse.
Dopo i saluti istituzionali, da parte del segretario generale Fbk Andrea Simoni e del sindaco di Trento Franco Ianeselli, Romano Prodi (presidente Fondazione per la collaborazione tra i popoli) ha tenuto un intervento dal titolo “Beniamino Andreatta: lo studioso e il politico", poi spazio alla relazione di Enrico Letta (presidente di Arel – Agenzia di ricerche e legislazione) "L’eredità di Beniamino Andreatta e le sfide del progetto europeo".
Il premio – conferito dalla commissione giudicatrice formata da Mirco Tonin, Erich Battistin e Enrico Rettore – viene assegnato al miglior studio inedito fra quelli di dottorandi e ricercatori distintisi per la solidità metodologica e per l’approccio innovativo, nonché capaci di alimentare il dibattito su una particolare politica pubblica.
L'anno scorso era stato vinto da Felix Rusche, dottorando in Economia all’Università di Mannheim (Germania) con il lavoro “Broadcasting Change: India’s Community Radio Policy and Women’s Empowerment”; nel 2024 il vincitore era stato Lorenzo Incoronato per l’articolo “Place-Based Industrial Policies and Local Agglomeration in the Long Run”, mentre nel 2023 Francesco Filippucci per lo studio realizzato con Salvatore Lattanzio “What Do NEETs Need? The Joint Effect of Active and Passive Labor Market Policies”.
Abstract dello studio. “The College Melting Pot: Peers, Culture and Women’s Job Search”. Le disuguaglianze di genere nel mercato del lavoro emergono già all’inizio della carriera: a un anno dalla laurea, le donne guadagnano in media l’11% in meno dei colleghi uomini iscritti allo stesso corso, in gran parte perché accettano più spesso contratti part-time. Questo studio analizza le cause di questi divari iniziali, mostrando che riflettono in parte i modelli di riferimento osservati durante l’infanzia. In Italia, la partecipazione femminile al lavoro varia molto tra province: le ragazze cresciute in aree con bassa occupazione femminile sviluppano aspettative più pessimistiche e una maggiore propensione al part-time, indipendentemente dal contesto in cui poi lavorano.
L’università può però attenuare queste differenze. I corsi di laurea magistrale riuniscono studenti provenienti da contesti geografici e culturali diversi, creando un autentico “melting pot”. Lo studio mostra che, quando esposte a compagne cresciute in province con alta partecipazione femminile al lavoro, le studentesse modificano aspettative e comportamento nella ricerca del lavoro. Dell’effetto beneficia soprattutto chi proviene da contesti meno egualitari e i divari iniziali possono essere ridotti dal 20 al 40%. Promuovere la diversità geografica nei corsi universitari può quindi contribuire in modo significativo a ridurre le disuguaglianze di genere fin dall’ingresso nel mercato del lavoro.












