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| 02 set 2022 | 12:56

"Mummie come questa al mondo si contano sulle dita di una mano”: due reperti egizi “unici” arrivano a Bolzano (FOTO e VIDEO)

La più antica è la mummia di una donna vissuta nell'Egitto di epoca romana, la più recente è invece quella di un bambino vissuto nell'Egitto medievale: entrambe sono state restituire alla comunità scientifica e al pubblico grazie a una collaborazione tra il Museo civico archeologico di Bologna ed Eurac Research avviato nel 2019. Dal 2 settembre all'8 ottobre le due mummie saranno esposte a Bolzano, al Noi Techpark, nell'ambito della mostra “Mummies. Il passato svelato”

Mummie come questa al mondo si contano sulle dita di una mano”: due reperti egizi “unici” arrivano a Bolzano

BOLZANO. Due mummie egizie uniche” in mostra a Bolzano: da oggi e fino all'8 ottobre saranno esposte al Noi Techpark ed i visitatori potranno scoprire due rarissime testimonianze sulle quali gli esperti di Eurac Research hanno eseguito uno studio approfondito e un accurato trattamento conservativo. La più antica delle due mummie, arrivate a Bolzano e restituite alla comunità scientifica e al pubblico grazie ad un progetto di collaborazione tra il Museo civico archeologico di Bologna ed Eurac Research avviato nel 2019, è di una donna vissuta nell'Egitto di epoca romana. Lo straordinario sudario policromo con cui è stata preparata per la sepoltura, dicono gli esperti, avvolge ancora il corpo ed è questa la caratteristica più unica.

 

 

“Al mondo – spiegano i ricercatori di Eurac – le mummie egizie con un sudario dipinto ancora sovrapposto al corpo bendato si contano sulle dita di una mano. In passato i sudari dipinti, comunque rari, venivano spesso separati dalle mummie ed esposti a parete per renderne completamente visibile il decoro”. Non meno rara però è la seconda mummia esposta a Bolzano: si tratta infatti di un fanciullo vissuto nel XIII secolo d.C. ed è una testimonianza del rituale funerario dell'Egitto medievale. “L'epoca a cui risale – scrivono gli esperti – è di molto posteriore rispetto al periodo dinastico in cui la mummificazione era una pratica comune in Egitto. Ad attirare l'interesse degli studiosi, e quasi sicuramente anche del collezionista che donò questa mummia al museo, è stata la ricca vestizione con cui il corpo è stato preparato alla sepoltura: due tuniche in tela di lino a filo grosso, una tinta in indaco e l'altra ricamata a filo nero sulle manica, una sopratunica in tela di lino a filo sottile con disegno quadrettato in colore naturale e nero”.

Sulle mummie è stato condotto uno studio interdisciplinare ed entrambe, come detto, sono state sottoposte ad un trattamento conservativo che ha coinvolto diverse istituzioni con competenze specifiche per restituire loro l'identità perduta e renderle testimoni di una storia millenaria. “La particolarità delle due mummie e l'urgenza di un loro trattamento conservativo – continuano i ricercatori Eurac – hanno da subito catalizzato l'interesse dei ricercatori dell'Istituto per lo studio delle mummie, che, assieme all'egittologa del museo, hanno deciso di avviarne lo studio antropologico e paleopatologico, l'analisi e il trattamento conservativo dei tessuti”.

Gli studi sulle due mummie sono stati basati sulle Tac condotte grazie alla collaborazione con l'Azienda ospedaliero-universitaria di Bologna, che hanno permesso di 'sbendare' virtualmente le mummie e hanno svelato informazioni preziose sul loro stato di salute, sulle cause di morte e sulle tecniche di imbalsamazione. “Da Bologna le due mummie – dicono i ricercatori – sono state trasportate fino ai laboratori dove sono state restaurate: la mummia con il sudario dipinto è stata trattata a Torino, al Centro conservazione e restauro La Venaria Reale, mentre la mummia di fanciullo a Bolzano, dall’esperta altoatesina di tessile antico Irene Tomedi. Le mummie hanno viaggiato dentro uno speciale contenitore, il Conservation soft box, sviluppato nei laboratori di Eurac Research. Si tratta di una struttura realizzata con tubazioni in Pvc, avvolta da un film multistrato in grado di creare all’interno un ambiente isolato e protetto dai danni dell’umidità e da contaminazioni microbiologiche. Per la mummia con il sudario dipinto è stata inoltre costruita una vetrina in vetro e acciaio basata sul metodo passivo brevettato da Eurac Research: l’ambiente interno è privo di ossigeno, i parametri di conservazione sono stati definititi in base alle condizioni chimico fisiche della mummia e per mantenere queste condizioni invariate la vetrina non richiede alcuna alimentazione elettrica”.

 

Dal 2 settembre all'8 ottobre le mummie rimarranno, come detto, in mostra al Noi e sono previste anche delle visite guidate. Per tutte le informazioni, ecco il sito della mostra.

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