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Belluno
30 maggio | 06:47

Dalle mummie agli occhiali, l’archeologia entra nell’industria per studiare la conservazione dei materiali storici: ecco di cosa si tratta

Cosa accomuna i resti millenari di una mummia e un paio di occhiali in celluloide degli anni Trenta? Con questa domanda Certottica Group lancia la sua nuova sperimentazione nel mondo dell'occhialeria, che da Longarone arriva fino all’antico Egitto. Ecco i dettagli

LONGARONE. “Cosa accomuna i resti millenari di una mummia e un paio di occhiali in celluloide degli anni Trenta?”. Con questa domanda Certottica Group lancia la sua nuova sperimentazione nel mondo dell'occhialeria, che da Longarone arriva fino all’antico Egitto.

 

L’obiettivo principale è “rallentare i processi di degrado dei materiali”. Come? Concluso il progetto transfrontaliero  Opti-Rail, cofinanziato dal programma Interreg Italia-Austria che ha portato al recupero e al restauro di due simboli del patrimonio industriale alpino (le montature in acetato e nitrato di cellulosa dell’Alto Bellunese e le locomotive storiche del Tirolo), il centro di ricerca di Longarone prosegue nel percorso di conservazione dei materiali plastici storici.

 

Molte plastiche utilizzate nel Novecento per la produzione di occhiali sono infatti materiali instabili e soggetti a processi di degradazione chimica difficilmente arrestabile. Inevitabile, quindi, guardare all’archeologia: per questo il gruppo ha avviato una collaborazione con il ricercatore Marco Samadelli dell’Istituto per lo studio delle mummie di Eurac Research di Bolzano, impegnato nello sviluppo di metodologie per la conservazione e il monitoraggio dei resti umani antichi.

 

Il primo passo è stato il posizionamento di 30 esemplari di occhiali storici restaurati in due speciali soft box: si tratta di micro-ambienti controllati, sigillati ermeticamente e dotati di sensori che monitorano temperatura e umidità interna. Nelle prossime settimane l’aria al loro interno sarà sostituita con gas Argon, che consente di ridurre drasticamente i processi di ossidazione e limitare la proliferazione di muffe e altri microorganismi responsabili del degrado.

 

“Si tratta di un approccio innovativo - osserva Marco Calvi, Group Research & Innovation Manager di Certottica - che trasferisce competenze sviluppate per la conservazione nello studio di reperti di migliaia di anni fa su oggetti con meno di un secolo di vita. Siamo abituati a considerare le materie plastiche come capaci di resistere a tutto, ma in realtà la loro natura chimica le rende intrinsecamente più fragili di fronte al tempo rispetto alla solidità storica di un reperto in pietra o metallo”.

 

Oltre a monitorare l’evoluzione dei processi di degrado delle plastiche storiche, il progetto permetterà anche di raccogliere dati utili per sviluppare nuovi protocolli di conservazione dedicati ai manufatti del design industriale del Novecento. I dati raccolti nei prossimi mesi potranno infatti contribuire a definire nuovi protocolli internazionali per la gestione degli archivi storici aziendali e dei musei del design, aiutando a preservare una parte importante del patrimonio industriale e creativo del Made in Italy.

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