Manufatti in pietra scheggiati, ossa animali, tracce di focolari: alla scoperta di un nuovo sito paleolitico sul Monte Baldo con il Muse
Il Riparo Prà da Stua è un sito noto fin dagli anni '80, ma solo quest'estate i ricercatori e le ricercatrici del Muse e dell'Università di Trento hanno dato il via alle indagini per comprendere meglio la complessità e la rilevanza delle tracce antropiche conservate all'interno del deposito archeologico. AGGIORNAMENTO. Evento annullato per frane lungo la Sp208

TRENTO. Due visite speciali per scoprire un “nuovo” sito paleolitico sul Baldo insieme agli esperti del Muse: appuntamento il 4 ottobre per entrare nel “Riparo Prà da Stua”. La location, nota fin dagli anni '80 per la presenza di tracce antropiche, è stata al centro delle indagini portate avanti quest'estate dagli esperti del museo trentino e dell'Università di Trento e ora, grazie all'iniziativa in programma questo sabato anche gli appassionati potranno scoprire i vari ritrovamenti effettuati in loco.
“Il Monte Baldo – scrive il Muse, che organizza l'iniziativa in collaborazione con UniTn e i Comuni di Avio e Brentonico – rappresenta da sempre un'area di particolare interesse per lo studio dell'evoluzione del paesaggio e della relazione tra comunità umane e territorio alpino. Nel corso dell'estate le ricercatrici e i ricercatori Muse hanno avviato l’indagine di un nuovo sito preistorico, denominato Riparo Prà da Stua, situato al confine tra il comune di Brentonico e quello di Avio. Si tratta di un riparo sottoroccia già oggetto di intense investigazioni di superficie tra la fine degli anni ’80 ed inizio anni ’90 del secolo scorso a opera di Domenico Nisi e del Museo Civico di Rovereto, che ne avevano segnalato l’interesse alle autorità competenti senza però proseguire nelle attività di ricerca”.
Un primo intervento esplorativo era già stato effettuato nel 2024 mentre negli scorsi mesi Muse e UniTn hanno dato il via a nuove indagini per comprendere meglio la complessità e la rilevanza delle tracce antropiche conservate all'interno del deposito archeologico. “Grazie a questa prima campagna di ricerca – dicono gli esperti – sono emerse testimonianze della frequentazione umana in diversi momenti della preistoria più antica, quando gruppi di cacciatori-raccoglitori abitarono ripetutamente in questo luogo costruendo accampamenti stagionali per lo sfruttamento delle ricche risorse presenti sul Baldo. Alla luce dell'ottima conservazione dei reperti (manufatti in pietra scheggiata, ossa animali e trace di focolari), portati alla luce durante lo scavo e l'attività di lavaggio dei sedimenti svolta al Centro Dossioli, messo a disposizione dal Comune di Avio, Muse e UniTn proseguiranno le indagini nei prossimi anni, cercando di svelare quanto più possibile sulla vita dei nostri antenati che frequentarono questi luoghi tra Paleolitico e Mesolitico”.
Le prime visite guidate al riparo, come detto, si terranno sabato 4 ottobre alle 10 e 30 e alle 15. Il punto di ritrovo sarà il piazzale presente dopo il piccolo ponte al bivio tra la Sp208 e la Sp230 (in direzione Madonna della Neve). Si raggiungerà il sito a piedi, dopo la salita di una piccola rampa: in totale la durata della visita sarà di circa 1 ora.
“Il sito di Riparo Prà da Stua – dice Rossella Duches, archeologa Muse e coordinatrice dello scavo – rappresenta un contesto di estremo interesse per la ricostruzione della vita dei nostri antenati paleolitici. Questa prima campagna di scavo ci ha già permesso di comprendere come i cacciatori-raccoglitori tornarono più volte a occupare stagionalmente questo riparo, scheggiando la selce presente nelle formazioni rocciose del Baldo e cacciando animali appartenenti a diversi tipi di ambienti, dalla prateria d’alta quota alle foreste che occupavano versanti e pianori a quote inferiori. A breve manderemo dei campioni a un laboratorio per conoscere l’età esatta di queste frequentazioni umane e aggiungere un nuovo tassello alla storia del Monte Baldo, territorio che non smette mai di rivelare informazioni sul nostro passato e il rapporto mutevole ma inscindibile tra umanità e territorio alpino”.
“Prà da Stua – aggiunge Diego Angelucci, dell'Università di Trento – è un sito di grande potenzialità, il cui studio permetterà di chiarire come gli ultimi gruppi di cacciatori-raccoglitori dell'area prealpina hanno reagito di fronte alle trasformazioni dell'ambiente occorse circa 12mila anni fa. E, in generale, aiuterà anche a comprendere come noi umani possiamo far fronte a cambiamenti climatici e ambientali”.
QUI AGGIORNAMENTO. Evento annullato causa frane lungo la Sp208













