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Coronvairus, il rischio di informazioni inaffidabili si è diffuso prima della pandemia, lo studio dei ricercatori di Fbk su Nature Human Behaviour

Un’ondata di informazioni potenzialmente non affidabili sulla malattia covid19 si è diffusa nei vari paesi del mondo prima del propagarsi dell’epidemia stessa. E’ quanto emerge dallo studio realizzato dai ricercatori della Fondazione Bruno Kessler di Trento “Assessing the risks of ‘infodemics’ in response to covid19 epidemics” pubblicato oggi sulla rivista scientifica Nature Human Behaviour

Pubblicato il - 29 ottobre 2020 - 16:46

TRENTO. Un'abbondanza di informazioni, alcune accurate e altre no, che rendono spesso difficile per le persone trovare fonti affidabili quando ne hanno bisogno.

 

Questa ondata di informazioni che possono essere potenzialmente non affidabili sul contagio covid19 si è diffusa prima ancora dell'epidemia stessa. La conferma arriva da uno studio che è stato scritto dai ricercatori della Fondazione Bruno Kessler di Trento “Assessing the risks of ‘infodemics’ in response to Covid-19 epidemics” pubblicato oggi sulla rivista scientifica Nature Human Behaviour.

 

A realizzarlo sono stati i ricercatori Riccardo Gallotti, Francesco Valle, Nicola Castaldo, Pierluigi Sacco e Manlio De Domenico. Nelle prime fasi di diffusione del virus, sono stati analizzati oltre cento milioni di messaggi Twitter postati (in inglese) in 127 paesi del mondo dal 22 gennaio al 10 marzo 2020. Le notizie sono state classificate in base all’affidabilità delle fonti di provenienza, sviluppando un indice di rischio infodemico.

Analizzando con questa sistema il contagio che si è diffuso in Cina per poi diffondersi nei diversi paesi, si può vedere come all’inizio si sia assistito alla condivisione di un’alta percentuale di notizie potenzialmente false e quindi a una situazione di elevato rischio infodemico.

 

Appena il contagio ha iniziato a propagarsi all’interno di ogni paese, sono aumentate le condivisioni di notizie da fonti affidabili e di conseguenza il rischio infodemico si è abbassato. “Questo si è visto un po’ in tutto il mondo e in modo molto marcato in Italia”, sottolinea il ricercatore della Fonadazione Bruno Kessler Manlio De Domenico, “dove in poco tempo il rischio infodemico è crollato dal 30% al 5%. Noi abbiamo misurato il fenomeno, la spiegazione si può solo supporre. Probabilmente quando la malattia ha iniziato a diffondersi nei vari paesi, le persone sono state più attente ad informarsi e a condividere notizie da fonti sempre più affidabili”.

 

I risultati delle analisi sono accessibili a tutti attraverso una piattaforma digitale online che permette a ogni utente di approfondire la situazione di ciascun paese nel periodo temporale prescelto.

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